Domani è il 1° Maggio, festa dei lavoratori e proprio oggi ho ripreso in mano un libriccino di facile lettura: "Saluteremo il signor padrone" di Stefano Valerio.
Una favola sociale, come la definisce l'autore, una prospettiva utopica che si concretizza quando venti milioni di lavoratrici e lavoratori, nello stesso momento, comunicano la fine del loro rapporto di lavoro inviando lettere di dimissioni, interrompendo la produzione e l’erogazione di ogni servizio o quasi e ponendo fine in tal modo a quell’Italia fondata sul lavoro e sullo sfruttamento.
E già qui siamo nell'utopistico.
A Roma, i ministri esterrefatti pianificano soluzioni e colpi di Stato e tra le organizzazioni politiche già si parla di rivoluzione.
Per ripristinare l'ordine viene chiamato un ingegnere dall’Inghilterra per ideare macchine e robot capaci di aumentare enormemente la produttività. Ma i suoi obiettivi si rivelano via via più ambiziosi e non vanno esattamente nella direzione voluta dagli industriali e politici committenti...
E se l’Italia diventasse una Repubblica fondata non più sul lavoro, ma sul reddito garantito?
Tra fantapolitica e inconscio collettivo, distopia e utopia, un caleidoscopio di vite, eventi e reazioni a catena che cattura, affascina e instilla nuovi, allettanti interrogativi, mentre l’impossibile, forse, diventa possibile…

