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Visualizzazione dei post da 2026

Piccolo mondo antico.

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Dicono che con l’età si diventi più cinici, più disillusi, piegati dal peso della realtà. Eppure, io mi ritrovo ancora qui, con la stessa testarda vena utopica che mi accompagna da sempre, a sognare mondi possibili. Non per fuga, ma per il bisogno viscerale di ricordarmi che l'umanità può essere diversa da come ce la raccontano ogni giorno. A volte questo bisogno prende la forma di una storia, di un luogo dell'anima che somiglia a un ricordo, anche se forse non è mai esistito... Chiamatela pure ingenuità, o magari la testardaggine di chi rifiuta di rassegnarsi all'idea che il mondo debba per forza essere una corsa ad ostacoli fatta di competizione, solitudine e porte chiuse a chiave. Io continuo a coltivare la mia personalissima vena utopica, con la stessa ostinazione di chi pianta fiori nelle crepe dell'asfalto. Ogni tanto mi piace chiudere gli occhi e incamminarmi in un luogo dove le cose vanno diversamente. Un posto come questo.   C’era una volta una terra adag...

Il faro.

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  E’ così, non ci posso far niente: in questo periodo ho voglia di favole, di bellezza e di buoni sentimenti. Forse è un modo per esorcizzare tutta la crudeltà di questo mondo che sta andando in rovina. O forse perché da eterna illusa credo ancora nella bontà e non riesco a rassegnarmi a parlare della realtà che non mi dà modo di esprimere la bellezza che insisto a cercare nell’animo umano. Così mi invento delle storie che hanno il sapore delle favole perché ormai solo nelle favole si trova quella sensibilità che sembra perduta. È da questo contrasto dell'anima che stamattina mi è venuta voglia di scrivere questa storia pensando a una cosa che per me ha sempre avuto un fascino rassicurante e un significato preciso. Ci sono luoghi che non appartengono soltanto alla geografia, ma alla parte più intima della nostra anima. Per me, il faro è sempre stato uno di questi: un fascino antico, una presenza magnetica capace di riassumere in sé due dei sentimenti più profondi della vita: la...

Un viaggio nell’utopia. Fantasie su un’umanità possibile.

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Questo racconto nasce da un'ossessione: l'idea che uguaglianza, giustizia e pace non siano utopie ingenue, ma scelte economiche e strutturali applicabili al nostro mondo. Ho immaginato il futuro all'interno di una comunità che ha deciso di riorganizzare l'esistenza attorno alle necessità umane anziché al profitto.       Il cambiamento era iniziato cinquant'anni prima, dopo l'ultima grande crisi climatica e finanziaria. La città era ormai silenziosa, priva del traffico a cui erano abituati i nostri nonni, e integrata con la natura grazie a edifici in bio-mattone e pannelli solari di ultima generazione. Al centro del quartiere sorgeva un grande emporio, una struttura automatizzata e luminosa, costruita in legno lamellare e ampie vetrate che la rendevano più simile a una piazza coperta che a un magazzino. Qui venivano stipati i prodotti agricoli locali e i beni di prima necessità. Non c'erano casse, né tornelli, né cartellini con i prezzi: in questa società il ...

La grande quercia e la luna.

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Quando ero piccola vivendo in campagna adoravo salire sugli alberi, anche se mia madre me lo proibiva continuamente: aveva un terrore folle che mi facessi male (come infatti succedeva spesso). Ma io non mi preoccupavo di cadere o di graffiarmi: quando abbracciavo i rami e mi lasciavo sfiorare dalle foglie, avevo l’impressione che fosse l’albero stesso a proteggermi. Avrei voluto costruirmi un rifugio su quelle braccia di legno, un posto tutto mio dove far vivere le mie fantasie. Ce n’era uno in particolare dove mi inerpicavo quasi ogni giorno: un’imponente quercia al centro della radura. Era così vecchia che nessuno in paese ricordava quando fosse stata piantata. Ci si saliva con facilità grazie ai nodi della corteccia, appigli naturali che portavano dritti ai rami più alti, quelli che salivano fin quasi ad accarezzare il cielo. Una volta ero riuscita a portare su una coperta di nascosto; l’avevo stesa tra due rami incrociati e mi ci ero addormentata. Non ci rimasi a lungo: se sparivo,...

L'ho fatto!

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Ebbene sì. Mi sono auto-pubblicata il mio primo libro, la mia autobiografia, e ora è disponibile online qui . E' un'edizione fatta in modo artigianale, molto semplice e spartana, considerando che è la prima volta che lo faccio e quindi peccherà sicuramente di qualcosa, ma non importa. Spero che i miei eventuali lettori non abbiano pretese di perfezione. Non so se o quanti ne venderò, ma in fondo non importa: per me essere riuscita a portarlo a termine e a vederlo stampato è già un enorme successo. Intanto ne terrò un po' di copie per me, come semplice e cara testimonianza. Nel frattempo ne ho già un altro nel cassetto: una storia totalmente inventata, una sorta di favola con risvolti sociali. Per quello, però, aspetto la risposta della casa editrice a cui un caro amico l'ha proposto. Vedremo cosa succederà. Faccio ancora fatica a definirmi una scrittrice, anche se i miei amici continuano a ripetermelo. Credo che uno "scrittore" sia qualcosa di diverso da me, c...

Il diritto alla canottiera (e alla mia pelle "vintage")

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Quando il termometro decide di sfidare le leggi della fisica, la mia strategia di sopravvivenza è brutale quanto semplice: meno stoffa addosso, più aria sulla pelle. Spalle scoperte, braccia al vento, gambe libere. Ora, un rapido sguardo allo specchio conferma quello che la carta d'identità dice senza mezzi termini: non ho vent’anni, ne ho quasi settantaquattro. Il mio corpo è una mappa dettagliata del tempo che passa: la pelle segue la forza di gravità e le rughe hanno aperto diversi cantieri su braccia e gambe. Sorpresa! Succede quando si ha la fortuna di invecchiare. Ma a me, francamente, non me ne frega assolutamente nulla. Eppure, il caldo tira fuori il meglio dell'altruismo umano. L’altro giorno una mia amica (categoria "esperta non interpellata di bon ton") ha sentito il dovere morale di avvisarmi: "Ma non dovresti scoprirti così tanto, non è un bel vedere con tutte quelle rughe..." . La mia risposta è sgorgata immediata e spontanea: "Se vedere i...

Scrivere.

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Lo so. Tenere in vita un blog è una responsabilità. Bisogna scrivere, altrimenti non vale. Il fatto è che io scrivo, passo ore e ore a farlo, solo che non sto scrivendo qui.  Tempo fa avevo già comunicato ai miei scarsi lettori che avevo scritto la storia della mia vita e che stavo cercando un modo per metterla in rete senza nessuna ambizione di pubblicarla. Ebbene, quella l'ho messa da parte, è lì, ogni tanto la rileggo, correggo qualcosa e poi la ripongo. Nel frattempo però ho fatto qualcos'altro: mi sono inventata una storia e l'ho sviluppata. Ho scritto un altro libro insomma. Ecco, questa storia l'ho fatta leggere a qualche amico e sapete che cos'è successo? Che uno di questi amici ha ventilato l'ipotesi di farmela pubblicare! Devo solo ampliarla un po' per farla diventare un romanzo vero. E io che devo fare? Mica posso lasciar perdere un'occasione del genere! Quindi mi ci sono messa a testa bassa e passo quasi tutto il giorno a cercare di aggiunger...

Un giorno qualunque di Luglio.

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Ti svegli. Con calma. Con una calma inconsueta. Non c'è fretta, puoi decidere se alzarti o startene ancora un po' lì, a goderti il fresco della mattina non ancora inondata dal sole. E mentre te ne stai lì, pensi. Stai percependo una consapevolezza che non avevi mai sentito, ti stai accorgendo di quanto la tua vita sia cambiata. Non adesso, non tutta adesso. Ha cominciato a cambiare tempo fa ma non c'avevi fatto molto caso. Perché non ci sono stati dei colpi di scena, dei movimenti improvvisi o delle scelte coraggiose. No, solo piccoli cambiamenti quasi impercettibili che hanno modificato il tuo modo di relazionarti con le persone e con il mondo che ti circonda. Solo ora te ne accorgi, strano. Ti accorgi che non ti serve più riempire ogni vuoto, che non serve più spiegare, giustificare, convincere, trattenere, cercare. Ti accorgi che le distanze non sono inutili, che fa persino bene allontanarsi perchè così puoi rimanere fedele a te stessa. Ti alzi, guardi fuori e ti senti t...

Prezzi da pagare.

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Credo di essere ancora molto ingenua, nonostante le quasi 74 primavere sulle spalle che dovrebbero avermi insegnato parecchie cose circa il riporre aspettative sulle persone. Dico sempre che mi fido molto del mio istinto, che 'sente' immediatamente l'affinità, ma purtroppo devo constatare che a volte cade in errore. Non ho ancora perso quel maledetto vizio di idealizzare, di creare attese laddove non sarebbe logico farlo. Fatto sta che mi ritrovo spesso a fare i conti con le delusioni. Chiarisco: non sono il tipo che conta sugli altri, anzi, non lo faccio mai; questo l'ho imparato molto presto e faccio affidamento sempre su me stessa. Ho però la tendenza a mettere su un piedistallo le persone che mi piacciono, a pensarle sempre coerenti con l'immagine che mi sono fatta di loro. Così succede che, a volte, le faccio scendere da quel piedistallo su cui non hanno mai chiesto di salire. Ma non è colpa loro: sono io che mi faccio i film. Eppure, a pensarci bene, credo sia...

Il vuoto.

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Davanti a me ho lo schermo bianco.  Vorrei riempirlo.  Ho sempre tanti pensieri in testa, vorrei condividerli e analizzarli mentre li scrivo. In questo momento non ci riesco.  La verità é che ci sono giorni che proprio non mi sento all'altezza.  Avevo un'idea poco fa. Mi sembrava bellissima, calda, viva. Poi, nel momento in cui ho provato a formularla, è come se si fosse spenta, diventando grigia e scontata. Non perché mi manchino le parole, ma perché mi manca la terra sotto i piedi. Mi sembra di avere una lente deformante davanti agli occhi ogni volta che guardo un mio pensiero. Un'idea nasce fresca nella mia mente, ma non appena provo a metterla nero su bianco, quel filtro la fa sembrare improvvisamente ovvia, già detta. E' come avere un recensore spietato seduto alla scrivania con me, che mi boccia subito l'iniziativa. Non mi dà nemmeno il tempo di sviluppare il pensiero, lo soffoca sul nascere definendolo superficiale e mi sussurra: "Chi sei t...

Il filo rosso che non si spezza: quarant'anni di noi.

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Quarant’anni sono una vita intera. Sono il tempo in cui si cambia pelle, si accumulano cicatrici, si impara a scendere a patti con la realtà. Eppure, a volte, c'è un elemento che resta immobile, quasi a farsi beffe dello scorrere dei decenni. Nel mio caso, questo elemento è un amore impossibile. Un amore che dura da quarant'anni, senza chiedere il permesso e senza pretendere un lieto fine da commedia romantica. Due vite parallele (e parecchi scossoni). Per moltissimo tempo non ci siamo visti. Le nostre strade si sono separate e ognuno ha continuato a camminare sui propri binari. La vita, si sa, non è sempre una passeggiata: ci sono stati alti e bassi e, a essere del tutto onesti, i bassi hanno spesso superato gli alti. Abbiamo affrontato tempeste personali, delusioni e la faticosa quotidianità che logora chiunque. Poi il destino o il caso o la volontà decidono di farci incrociare di nuovo. Nessun colpo di scena hollywoodiano, nessuna fuga romantica. Ci siamo rivisti, ci s...

Una calda domenica di Giugno...55 anni dopo: lo stesso filo, una nuova storia.

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E' stata un'idea che mi è venuta quando abbiamo fatto l'ultimo incontro con tutti i componenti della classe del Liceo (quelli reperibili ovviamente). Allora eravamo in tanti, le conversazioni risultavano ovviamente dispersive e quello stare insieme non ha avuto l'effetto che mi aspettavo, almeno su di me. Volevo qualcosa di più. Volevo sentire se resisteva ancora quella complicità che ci aveva uniti in quegli anni favolosi di crescita, di ribellione e di divertimento. Così ho pensato di escludere qualche presenza che secondo me risultava ingombrante e guardacaso siamo rimaste noi, solo femmine come avrebbero detto i maschi. Non l'ho fatto apposta ad escludere i ragazzi, non sono una femminista arrabbiata che ce l'ha a morte con l'altra metà del cielo (anche se ne avrei tutte le ragioni). E' successo così, ho semplicemente scremato la superfice. Presi gli accordi eccoci qua: 7 donne che erano amiche a quel tempo e che in tutti questi anni hanno fatto perc...