C’è una forma di cattiveria oggi che mi spaventa più di ogni altra: quella che non si nasconde neanche più, esibita con una normalità disarmante. Guardando fuori, a volte sembra che l'umanità si sia dimenticata persino le basi. Mi sono sempre chiesta perché siamo fatti così, a metà tra un istinto feroce all'egoismo e la spinta all'altruismo. Non voglio certo dare risposte definitive, men che meno risolvere la questione oggi. Però, a pensarci bene, il mio filosofo preferito, Albert Camus, aveva trovato nella nostra fragilità la chiave per l'empatia.
Per Camus, la vita è intrinsecamente assurda. Ci muoviamo in un universo che non ha un senso logico o un disegno superiore preconfezionato, in cui la sofferenza, la malattia e l'ingiustizia colpiscono alla cieca.
Di fronte a questa vertigine e al senso di impotenza, l'essere umano tende a reagire in due modi:
-ci chiudiamo in noi stessi facendo dell’avidità e del cinismo uno scudo protettivo nel disperato tentativo di controllare una realtà imprevedibile.
-ci rifugiamo in visioni rigide e fanatiche, creando barriere tra "noi" e "loro", giustificando la violenza in nome di un presunto bene futuro.
-ci chiudiamo in noi stessi facendo dell’avidità e del cinismo uno scudo protettivo nel disperato tentativo di controllare una realtà imprevedibile.
-ci rifugiamo in visioni rigide e fanatiche, creando barriere tra "noi" e "loro", giustificando la violenza in nome di un presunto bene futuro.
Camus rifiuta tutte queste risposte. La vera presa di coscienza dell'assurdo non deve isolarci, ma unirci. Se il mondo è un luogo fragile e doloroso, allora siamo tutti sulla stessa barca. La sua celebre massima, “Mi rivolto, dunque siamo”, ribalta la solitudine esistenziale: la sofferenza è comune, quindi la risposta deve essere collettiva.
In questa visione, essere buoni non è una debolezza ingenua o una passiva obbedienza a un dovere morale. La bontà è un atto di rivolta attivo e consapevole. Significa guardare in faccia il vuoto e il dolore del mondo e decidere, deliberatamente, di non aggiungere altra sofferenza a quella che già esiste.
Oscilliamo perché l'egoismo è la risposta immediata della nostra paura. Ma diventiamo pienamente umani quando scegliamo la via di Camus: resistere all'assurdo attraverso l'empatia, ricordandoci che, anche nei momenti più bui, “ci sono negli uomini più cose da ammirare che cose da disprezzare”.
Oscilliamo perché l'egoismo è la risposta immediata della nostra paura. Ma diventiamo pienamente umani quando scegliamo la via di Camus: resistere all'assurdo attraverso l'empatia, ricordandoci che, anche nei momenti più bui, “ci sono negli uomini più cose da ammirare che cose da disprezzare”.
Ecco, su quest’ultima sua affermazione avrei da discutere, non ne sono più così sicura… Forse Camus non aveva fatto i conti con il nostro presente, o forse aveva un'indulgenza che a me, a furia di guardare il mondo, a volte manca. Ma tant'è: se la bontà è una scelta e non un dato di fatto, allora vale la pena portarsela dietro, anche quando gli uomini ci mettono tutto l'impegno per farci cambiare idea.






