Piccolo mondo antico.
Dicono che con l’età si diventi più cinici, più disillusi, piegati dal peso della realtà. Eppure, io mi ritrovo ancora qui, con la stessa testarda vena utopica che mi accompagna da sempre, a sognare mondi possibili. Non per fuga, ma per il bisogno viscerale di ricordarmi che l'umanità può essere diversa da come ce la raccontano ogni giorno. A volte questo bisogno prende la forma di una storia, di un luogo dell'anima che somiglia a un ricordo, anche se forse non è mai esistito... Chiamatela pure ingenuità, o magari la testardaggine di chi rifiuta di rassegnarsi all'idea che il mondo debba per forza essere una corsa ad ostacoli fatta di competizione, solitudine e porte chiuse a chiave. Io continuo a coltivare la mia personalissima vena utopica, con la stessa ostinazione di chi pianta fiori nelle crepe dell'asfalto. Ogni tanto mi piace chiudere gli occhi e incamminarmi in un luogo dove le cose vanno diversamente. Un posto come questo. C’era una volta una terra adag...