Ebbene sì. Ho pubblicato il mio primo libro, la mia autobiografia, e ora è disponibile online qui. E' un'edizione fatta in modo artigianale, molto semplice e spartana, considerando che è la prima volta che lo faccio e quindi peccherà sicuramente di qualcosa, ma non importa. Spero che i miei eventuali lettori non abbiano pretese di perfezione.
Non so se o quanti ne venderò, ma in fondo non importa: per me essere riuscita a portarlo a termine e a vederlo stampato è già un enorme successo. Intanto ne terrò un po' di copie per me, come semplice e cara testimonianza.
Nel frattempo ne ho già un altro nel cassetto: una storia totalmente inventata, una sorta di favola con risvolti sociali. Per quello, però, aspetto la risposta della casa editrice a cui un caro amico l'ha proposto. Vedremo cosa succederà.
Faccio ancora fatica a definirmi una scrittrice, anche se i miei amici continuano a ripetermelo. Credo che uno "scrittore" sia qualcosa di diverso da me, che scrivo per la pura urgenza e il piacere di esprimere ciò che ho dentro. Lo faccio perché la scrittura permette di guardare i propri pensieri dall'esterno, e la pagina bianca sa accogliere confessioni e verità che spesso non si avrebbe il coraggio di pronunciare ad alta voce.
Poi, è chiaro: la scrittura presuppone sempre un lettore, anche solo ideale o futuro. Si parte da se stessi, come atto di esplorazione interiore e per mettere ordine nella mente, ma si finisce sempre per guardare agli altri, perché la parola scritta è, per sua stessa natura, un ponte.
Jean-Paul Sartre spiegava che l’atto dello scrivere è un vero e proprio "appello alla libertà dell’altro", un patto di fiducia in cui l’autore regala la prima traccia, ma ha bisogno dello sguardo attento del lettore per dare davvero vita all’opera. Per me scrivere significa esattamente questo: trasformare pensieri, memorie e mondi inventati in un ponte gettato verso l'esterno. È l'urgenza di prendere la parola con voce autentica, vivace e senza filtri, lanciando un invito a chi legge a far proprio quel racconto, a vestirlo delle proprie emozioni e a completarlo con il proprio vissuto.
In questo incontro silenzioso tra chi compone la pagina e chi la accoglie, la scrittura smette di essere un esercizio solitario e diventa libertà condivisa, spazio di scoperta e presenza viva.
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