30 luglio 2026

Scrivere.

Lo so. Tenere in vita un blog è una responsabilità. Bisogna scrivere, altrimenti non vale. Il fatto è che io scrivo, passo ore e ore a farlo, solo che non sto scrivendo qui. 

Tempo fa avevo già comunicato ai miei scarsi lettori che avevo scritto la storia della mia vita e che stavo cercando un modo per metterla in rete senza nessuna ambizione di pubblicarla. Ebbene, quella l'ho messa da parte, è lì, ogni tanto la rileggo, correggo qualcosa e poi la ripongo. Nel frattempo però ho fatto qualcos'altro: mi sono inventata una storia e l'ho sviluppata. Ho scritto un altro libro insomma.

Ecco, questa storia l'ho fatta leggere a qualche amico e sapete che cos'è successo? Che uno di questi amici ha ventilato l'ipotesi di farmela pubblicare! Devo solo ampliarla un po' per farla diventare un romanzo vero.

E io che devo fare? Mica posso lasciar perdere un'occasione del genere! Quindi mi ci sono messa a testa bassa e passo quasi tutto il giorno a cercare di aggiungere particolari a quello che in gergo si chiama lo scheletro del racconto.

In verità non so se la cosa andrà a buon fine, non mi sento una scrittrice e, ripeto, non sono ambiziosa. Però la cosa mi stuzzica, quindi ci provo, perché no? Se succederà avrò realizzato un sogno, altrimenti pazienza, continuerò a fare come prima, scriverò per me e per quelli che vorranno leggermi.

Per ora dico: vediamo che succede...  


19 luglio 2026

Un giorno qualunque di Luglio.

Ti svegli. Con calma. Con una calma inconsueta. Non c'è fretta, puoi decidere se alzarti o startene ancora un po' lì, a goderti il fresco della mattina non ancora inondata dal sole. E mentre te ne stai lì, pensi. Stai percependo una consapevolezza che non avevi mai sentito, ti stai accorgendo di quanto la tua vita sia cambiata. Non adesso, non tutta adesso. Ha cominciato a cambiare tempo fa ma non c'avevi fatto molto caso. Perché non ci sono stati dei colpi di scena, dei movimenti improvvisi o delle scelte coraggiose. No, solo piccoli cambiamenti quasi impercettibili che hanno modificato il tuo modo di relazionarti con le persone e con il mondo che ti circonda. Solo ora te ne accorgi, strano. Ti accorgi che non ti serve più riempire ogni vuoto, che non serve più spiegare, giustificare, convincere, trattenere, cercare. Ti accorgi che le distanze non sono inutili, che fa persino bene allontanarsi perchè così puoi rimanere fedele a te stessa. Ti alzi, guardi fuori e ti senti tua nella maniera giusta. E sarà pure caldo, ma non te ne frega più di tanto, puoi sopportarlo e aspettare. Con calma.


 

16 luglio 2026

Prezzi da pagare.

Credo di essere ancora molto ingenua, nonostante le quasi 74 primavere sulle spalle che dovrebbero avermi insegnato parecchie cose circa il riporre aspettative sulle persone. Dico sempre che mi fido molto del mio istinto, che 'sente' immediatamente l'affinità, ma purtroppo devo constatare che a volte cade in errore. Non ho ancora perso quel maledetto vizio di idealizzare, di creare attese laddove non sarebbe logico farlo.

Fatto sta che mi ritrovo spesso a fare i conti con le delusioni. Chiarisco: non sono il tipo che conta sugli altri, anzi, non lo faccio mai; questo l'ho imparato molto presto e faccio affidamento sempre su me stessa. Ho però la tendenza a mettere su un piedistallo le persone che mi piacciono, a pensarle sempre coerenti con l'immagine che mi sono fatta di loro. Così succede che, a volte, le faccio scendere da quel piedistallo su cui non hanno mai chiesto di salire. Ma non è colpa loro: sono io che mi faccio i film.

Eppure, a pensarci bene, credo sia un prezzo che sono disposta a pagare. Preferisco di gran lunga la possibilità di una delusione alla certezza di un cuore sigillato. Essere 'ingenua' a quasi 74 anni non è una debolezza, ma una scelta consapevole: preferisco il rischio di veder crollare qualche castello in aria, piuttosto che rinunciare al gusto di credere, ancora e sempre, nella bellezza degli incontri.


 

 

13 luglio 2026

Il vuoto.

Davanti a me ho lo schermo bianco. 

Vorrei riempirlo. 

Ho sempre tanti pensieri in testa, vorrei condividerli e analizzarli mentre li scrivo.

In questo momento non ci riesco. 

La verità é che ci sono giorni che proprio non mi sento all'altezza. 

Avevo un'idea poco fa. Mi sembrava bellissima, calda, viva. Poi, nel momento in cui ho provato a formularla, è come se si fosse spenta, diventando grigia e scontata.

Non perché mi manchino le parole, ma perché mi manca la terra sotto i piedi. Mi sembra di avere una lente deformante davanti agli occhi ogni volta che guardo un mio pensiero. Un'idea nasce fresca nella mia mente, ma non appena provo a metterla nero su bianco, quel filtro la fa sembrare improvvisamente ovvia, già detta. E' come avere un recensore spietato seduto alla scrivania con me, che mi boccia subito l'iniziativa. Non mi dà nemmeno il tempo di sviluppare il pensiero, lo soffoca sul nascere definendolo superficiale e mi sussurra: "Chi sei tu per dire qualcosa di interessante? E' già stato detto meglio da qualcun altro".

Mi sento inadeguata, come se avessi ambizioni troppo alte e non riuscissi a reggerne il peso, a reinventarmi ogni volta. 

Volevo scrivere di cose interessanti, ma l'unica cosa reale che ho tra le mani oggi è questa mia fragilità. 

E questo post nasce proprio dal fallimento di tutti gli altri post che avrei voluto scrivere.


 

04 luglio 2026

Il filo rosso che non si spezza: quarant'anni di noi.

Quarant’anni sono una vita intera. Sono il tempo in cui si cambia pelle, si accumulano cicatrici, si impara a scendere a patti con la realtà. Eppure, a volte, c'è un elemento che resta immobile, quasi a farsi beffe dello scorrere dei decenni. Nel mio caso, questo elemento è un amore impossibile.

Un amore che dura da quarant'anni, senza chiedere il permesso e senza pretendere un lieto fine da commedia romantica.

Due vite parallele (e parecchi scossoni).

Per moltissimo tempo non ci siamo visti. Le nostre strade si sono separate e ognuno ha continuato a camminare sui propri binari. La vita, si sa, non è sempre una passeggiata: ci sono stati alti e bassi e, a essere del tutto onesti, i bassi hanno spesso superato gli alti. Abbiamo affrontato tempeste personali, delusioni e la faticosa quotidianità che logora chiunque.

Poi il destino o il caso o la volontà decidono di farci incrociare di nuovo.

Nessun colpo di scena hollywoodiano, nessuna fuga romantica. Ci siamo rivisti, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo dovuto fare i conti con la realtà. L'amore era ancora lì, esattamente dove lo avevamo lasciato, non scalfito dal tempo né dalle delusioni. Ma è rimasto, inevitabilmente, impossibile.

Lui ha la sua vita, un matrimonio e una situazione familiare complessa, densa di responsabilità e nodi difficili da sciogliere. La mia un po' meno ma rimane comunque faticosa. Una realtà che non si può cancellare con un colpo di spugna, e che nessuno dei due ha intenzione di calpestare.

Se state cercando la nostalgia strappalacrime o il rimpianto di ciò che "avrebbe potuto essere", avete sbagliato post. La verità è che a noi va bene così.

Non c'è rabbia, non c'è il senso di urgenza che apparteneva ad un tempo passato. C’è, invece, una forma di serena accettazione. Abbiamo capito che l'impossibilità della situazione non toglie valore a ciò che proviamo. Anzi, forse lo protegge dal logorio della routine e del tempo.

Riconoscere che qualcosa è irrealizzabile non significa che sia meno reale.

Oggi mi guardo indietro e, anziché provare amarezza per quello che non è stato, provo una profonda gratitudine. In un mondo in cui tutto si consuma alla velocità di un clic, in cui i sentimenti spesso sbiadiscono alla prima difficoltà, noi abbiamo qualcosa di diverso.

Scoprire che un sentimento è rimasto intatto dopo quarant'anni di distanza e tempeste personali non è una condanna: è un privilegio. Ci riteniamo fortunati a essere capaci di provare un affetto così solido, pulito e immune al tempo. 

Ci basta sapere che esiste, e questo ci basta per camminare nel mondo con un pizzico di calore in più nel cuore.