17 maggio 2011

Stranezze e complotti

 
 

Ieri sera parlavo con un amico dell’arresto di Strauss-Khan, e ci siamo chiesti come fosse possibile che uno degli uomini più potenti del mondo, il presidente del fondo monetario internazionale e probabile candidato all’Eliseo, e quindi assolutamente fuori dall’anonimato, non avesse altro metodo per soddisfare le proprie voglie sessuali che quello di costringere una cameriera di 32 anni, a sottostare ai suoi impellenti bisogni, rischiando in modo così plateale di rovinarsi la carriera e perdere tutti i vantaggi della sua posizione. 
Sì, lo so, tutti i potenti (chi più chi meno) usano la loro condizione per sfogare i loro più bassi istinti e qui in Italia ne abbiamo un esempio fin troppo significativo, ma io mi domando e dico: se ti piace avere la “coperta” nel letto e, allo stesso tempo, temi un complotto, perché ti metti ad assalire la prima donna che ti entra in camera? La tua posizione e i tuoi soldi ti possono (purtroppo!!!) permettere ben altro! 

Attenzione: non sono solidale con Strauss-Khan, i suoi trascorsi denunciano chiaramente un’oggettificazione delle donne che non me lo rende sicuramente simpatico, tuttavia fa un certo effetto vedere un personaggio del genere ammanettato con le mani dietro la schiena e scortato da cinque agenti. 
Anche la storia in sé ha parecchie stranezze: la cameriera sarebbe entrata nella suite per sbaglio, credendo che fosse libera, per riassettarla (come succede in qualsiasi alberghetto di provincia ma non, suppongo, all’Hotel Sofitel di Times Square). Strauss-Kahn usciva invece dalla doccia e si è presentato nudo alla cameriera. Poi il tentativo, ma la cameriera è riuscita a liberarsi e a denunciare il fatto. All’arrivo della polizia l’uomo se n’era già andato. Più tardi ha telefonato all’albergo dicendo che aveva dimenticato il cellulare in camera. Quelli dell’albergo, d’accordo con la polizia, gli hanno chiesto dove si trovasse. Era all’aeroporto, da dove sarebbe partito per Parigi e poi per Berlino, dove doveva avere un incontro con la Merkel per discutere degli aiuti ai paesi europei in difficoltà. Quindi i poliziotti sono arrivati all’aeroporto con la cameriera che, sulla scaletta dell’aereo, come riferisce il NYT, lo ha indentificato per l’aggressore.
Strauss-Kahn ha detto che non c’entra con la faccenda e si è reso disponibile per una perizia legale. Il processo durerà mesi, o anche di più se, come è già successo, la presunta vittima rifiuterà di comparirvi, ma intanto la sua carriera è stroncata.
Può essere che questo vecchio sporcaccione sia effettivamente colpevole della cosa e tutte le conseguenze a cui andrà incontro saranno più che meritate, ma proprio per questo motivo tutto resta molto strano: 
-strano che uno degli uomini più potenti e importanti del mondo se ne stesse nella sua suite e chiunque potesse entrare nella sua camera, anche per sbaglio; 
-strane le modalità dell’arresto e del riconoscimento sulla scaletta; 
-strana l’esagerata risonanza mediatica che ha avuto la vicenda.

Libération rivela un retroscena destinato ad alimentare la teoria del complotto dietro la "storia privata" di Strauss-Kahn. Il 28 aprile scorso, il direttore generale del Fondo monetario internazionale aveva incontrato alcuni giornalisti del quotidiano, ai quali aveva confessato come le donne fossero uno dei suoi punti deboli, oltre ai soldi e al fatto di essere ebreo. Non solo. Conversando con la stampa, Strauss-Khan aveva addirittura immaginato il complotto: "Una donna violentata in un parcheggio, alla quale promettono 500mila euro o un milione per inventare una storia del genere". "Sì, mi piacciono le donne, e allora? - aveva ammesso Strauss-Kahn nell'occasione - Da anni si parla di foto di ammucchiate giganti, ma non ho mai visto uscire niente. Che le tirino fuori!".

Forse l’ipotesi di un complotto sarkosiano non è del tutto campata in aria, ma, come sempre, per tante cose che succedono, non sapremo mai la verità. Una cosa però è evidente: l’arresto con manette e poliziotti presente tutta la stampa (vedi video) è palesemente una sceneggiata. Non si arresta così il presidente del FMI, se non si è "autorizzati".

14 maggio 2011

Al voto

Già, domani si vota. Certo che ci andrò, non mi perdo quest’occasione anche se so benissimo che dovrò fare le contorsioni: una mano a tapparmi il naso e l’altra a tapparmi…dietro….mi sa che la matita la dovrò stringerò fra i denti!
A parte gli scherzi, sono seriamente preoccupata: è da un bel po’ di tempo, parlo di anni, che, in occasione delle campagne elettorali, ci sono solo alcune cose che vanno crescendo inesorabilmente: la volgarità, la superficialità e la demagogia. Tutto il resto, tipo i contenuti, i rafforzamenti ideologici, la concretezza, il realismo e tutte quelle altre belle cose che potrebbero servire a coinvolgere emotivamente un cittadino per portarlo ad andare a votare con entusiasmo e convincimento, non ci sono più, si sono estinte come l’addax nasomaculatus.
Ed è da un po’, anche qui parlo di anni, che mi dico che si è toccato il fondo e poi, all’occasione successiva, devo ricredermi.
Se dieci anni fa un presidente del Consiglio avesse detto che avrebbe stoppato le demolizioni delle case abusive istituendo, di fatto, zone affrancate dalla legge, probabilmente il Paese gli si sarebbe rivoltato contro. Oggi è una notizia tra le tante. E’ una gara a chi la spara più grossa, gara che coinvolge tranquillamente anche i movimenti nuovi, quelli che dovrebbero essere vergini e non ancora dediti al culto della prostituzione per la poltrona.
Ho sempre dato la colpa di questo imbarbarimento ideologico a Berlusconi, al suo modo di fare che non è fascista: è peggio, è subdolamente peggio.
Però forse le cose non stanno così. Perché questo modo di fare si sta diffondendo.
I nuovi attori che si sono affacciati sulla scena politica in questi ultimi venti anni potranno anche aver intercettato esigenze giuste e condivisibilissime, portato idee programmatiche diverse e anticonformiste, ma per quanto riguarda lo stile, la condotta, l’atteggiamento di fondo hanno contribuito solamente al declino.
Berlusconi, Bossi, Di Pietro, Grillo, sono tutti leader di partiti personali, che basano il consenso non sulla forza delle loro idee, ma sul loro carisma e su un nemico ben identificabile: i comunisti, Roma ladrona, Berlusconi, i politici in genere.
A sentire i loro discorsi si arriva a una sola conclusione: sono vecchi dentro, hanno idee vecchie, prive di originalità. Non danno una visione dell’Italia proiettata a cosa saremo o faremo fra vent’anni, no, si incancreniscono su ridicole polemiche  e promesse che sanno benissimo di non poter mantenere.
Purtroppo però, e qui mi verrebbe da dire ben altro ma mi limito a un decoroso PORCA MISERIA!!, se voglio un minimo di moderatismo istituzionale e di sensatezza politica mi tocca rifarmi a loro, anche quando eticamente mi fanno cascare di tutto e di più!!

Concludo: la mia delusione non si chiama Grillo o Di Pietro o Bersani o Berlusconi o Bossi o Fini o Casini. La mia delusione di questi giorni è la mancanza di un realismo concreto, di una consapevolezza attiva, di una partecipazione solidale alla risoluzione dei veri problemi dell’Italia. E non sono i dossier vari che escono all’ultimo minuto o le colpe dei governi precedenti, non sono gli insulti gratuiti o ancora le preferenze sessuali di questo o di quell’altro che dovrebbero far parte di una campagna elettorale. Una campagna elettorale dovrebbe avere la capacità di far riflettere l’elettore, renderlo partecipe delle motivazioni e dargli la forza di dire:
“ Questo percorso mi piace, sarà un percorso duro e lungo ma è quello giusto”.

11 aprile 2011

Sono assente da questa pagina. Mi ero ripromessa di farne il mio diario personale per raccontarmi, per scrivere di emozioni e pensieri, ma non ne ho avuto modo. Non è stato il tempo che mi è mancato, di quello ne ho tanto a disposizione, mi è mancata la voglia di farlo, soprattutto pensando all'utilità di ciò. Sono tante le cose che prendono il mio interesse in questo momento, cose al di fuori di me, del piccolo mondo in cui vivo. Cose gravi, che hanno ripercussioni anche sulla mia corazza di indifferenza verso ciò che non mi colpisce direttamente, cose che, in qualche modo, mi hanno dato l' impulso a tornare a guardarmi intorno, ad occuparmi anche del resto del mondo in un momento che non ha niente di positivo, niente che possa far pensare ad un futuro anche solo passabile. E' tornato a galla il mio animo rivoluzionario, un pò anarchico e un pò romantico, della paladina contro le ingiustizie. Naturalmente non sono tornata sulle barricate, non ho più nè l'età nè il coraggio per questo, è un sentimento che si consuma in una rabbia assolutamente inoffensiva espressa unicamente a parole, però partecipo come posso: mi informo e dico la mia opinione, forse anche con maggior vigore e consapevolezza di quando le facevo davvero le contestazioni, in quel lontano '68 dei tempi del liceo. E adesso sembra che tutto il resto abbia meno importanza: l'amore e i miei sentimenti personali sono passati in secondo piano, ho persino smesso di sentirmi sola senza un uomo con cui condividere la vita. Non ho più voglia di arrabattarmi per trovare l'anima gemella, non mi interessa più di tanto.....sto diventando vecchia??