08 ottobre 2026

Il tempo che passa e la libertà di essere.


Vorrei riprendere un concetto accennato nel mio ultimo post, un po’ scarno, devo ammetterlo, ma l'ho scritto appena sveglia ed è uscito così com'era, per parlare del tempo che passa. Per me, come per tutti. 

Non sto a ripetere la mia età, l'ho già detta: sono nella terza età. In quella fase della vita in cui le aspettative diminuite portano spesso a fare meno, o a non riuscire più a fare cose che fino a poco tempo fa erano la norma. Confrontandomi di frequente con amiche e amici della mia età su questi temi, mi accorgo di essere sempre la più ottimista. Non perché mi aspetti chissà cosa, ma perché vivo questo periodo con una serena e piena accettazione. Senza troppi drammi, consapevole che gli anni lasciano il segno sul corpo e sulla mente, e che tutto questo è semplicemente naturale. Anzi, da quando ho smesso di lavorare e ho finalmente raggiunto la meritata (seppur misera) pensione, mi sono sentita libera. Sembrerà assurdo, ma è così. Non devo più sottostare ai ritmi frenetici del lavoro, agli orari e alle aspettative altrui. L'unica cosa che spero davvero è di conservare la salute, che fortunatamente ancora mi sorregge, il più a lungo possibile. Non per paura della morte, se dovesse succedere anche stanotte, non avrei nulla da obiettare, ma perché ciò che ho più a cuore è la mia autonomia: il non dover dipendere da nessuno.

A questo proposito, mi faccio un po' di pubblicità gratuita e vi lascio con questo brano tratto dal mio libro "Tante domande poche risposte", dove racconto esattamente quello che penso della vecchiaia:

".....Già, il corpo che invecchia. Lo vedo, e mentirei se dicessi che la pelle meno tonica, le rughe e la schiena incurvata mi piacciano: ma è un processo inevitabile. Non voglio ipocritamente dire che sono felice di invecchiare; dico soltanto che mi sento finalmente libera di farlo.

Vedo la stagione che segue la pensione come un tempo affrancato da responsabilità vincolanti e da modelli rigidi a cui doversi adeguare per non essere emarginati. Ma soprattutto la vedo slegata dalle solite caricature che la società ha dipinto addosso a noi donne: niente inerme e mansueta nonnina, niente zitella inaridita dalla solitudine, e niente "similgiovane" rifatta e plastificata. Che tipo di vecchia essere lo decido io. E posso farlo perché oggi sono più consapevole, svincolata dal giudizio altrui e capace di scindere i bisogni indotti da quelli autentici.

La lunghezza del passato rende forti; la brevità del futuro aiuta a non perdere tempo dietro a ciò che non è essenziale.

Non so fare previsioni per il domani e, a dire il vero, non ho alcuna intenzione di farne: l'avvenire è un territorio che non mi appartiene e che non pretendo di imbrigliare. Ho imparato a vivere giorno per giorno, concentrando ogni energia nell'unica ricerca che conta davvero: la sintonia profonda con la mia anima, quell'equilibrio interiore che per troppo tempo ho messo in secondo piano.

Spero con tutto il cuore di continuare a sentirmi come mi sento adesso: vigile, curiosa, ancora capace di interrogare le mie sensazioni senza paura e di assecondare con grazia e coraggio la loro naturale evoluzione. Nonostante il disincanto, qualche desiderio pulito sul futuro continuo a custodirlo nel profondo. Il primo, il più grande, riguarda i miei figli: desidero vederli sereni, risolti e realizzati nelle loro vite, perché so bene che la loro pace è il riflesso della mia, e che vedendo fiorire loro mi sento, se possibile, ancora più appagata e in pace con me stessa.

L'altro desiderio è per me: poter continuare a godere di questa mia autonomia, un bene preziosissimo che ho conquistato a caro prezzo, pagando ogni centimetro di libertà con fatica, lacrime e determinazione. Vorrei difendere questo spazio mio fino all'ultimo respiro. Senza mai diventare un peso per nessuno, senza dovere nulla a nessuno e con la lucidità, la fermezza e la dignità — se e quando dovesse servire — di poter decidere io stessa il momento e il modo in cui porre fine al tempo che mi è stato dato da vivere. Anche questa, per la mia visione del mondo, non è una resa, ma la forma più alta e suprema di libertà...."

Buona vita a tutti. 😊 

1 commento:

  1. Tu dici "è naturale" . Invecchiare è naturale, quindi... ? Non è piacevole, ma inutile lamentarsene.
    Poi la libertà, l'hai conquistata a duro prezzo e adesso la vuoi godere.
    Per me non è così. Invecchiare la considero una condanna atroce, e non ho nessuna intenzione di ammorbidirne le conseguenze: è atroce e la subisco bestemmiando ferocemente contro chiunque ne sia responsabile.
    Invece sulla "libertà", quella individuale, quella strettamente personale, che tu hai dovuto acquisire lottando duramente... Io no, l'ho avuta gratis, fin dall'adolescenza, come ogni maschio di questo mondo indecente. Mondo sociale che considero altrettanto atroce, e anche innaturale, quindi insopportabile.
    Le conseguenze: RIFIUTO qualsiasi possibile adattamento. Protesto e inveisco, e maledico la "natura", il "caso" e qualsiasi divinità più o meno odiosa!
    Mi hanno chiesto quand'è che godo! Sono il prodotto "naturale" di una natura orrenda e come tutti i miei simili godo e patisco come tutti. Ma quando penso, dico, o scrivo... la ragione la faccio prevalere e ... BESTEMMIO.

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