10 ottobre 2026

Prima di iniziare la giornata

Tutte le mattine, per almeno un'ora, apro le finestre sul mondo. Scorro le notizie, leggo gli articoli, attraverso i bollettini di una realtà che sembra aver smarrito la bussola. Guerre ovunque, delinquenza, sopraffazioni, sfruttamento sistematico e tanta crudeltà. E ogni mattina, immancabilmente, ne esco con un senso profondo di disgusto.

La domanda finale è sempre la stessa, quella che non ammette risposte facili: com'è arrivata l'umanità a tutto questo?
Poi mi fermo, mi guardo intorno. Sono qui. Ho un tetto sulla testa, un pasto ogni giorno, posso permettermi qualche sfizio e, soprattutto, faccio quello che voglio. Nessuno mi obbliga a marciare al passo di qualcun altro (almeno finora). E penso a quei milioni e milioni di persone là fuori che soffrono il freddo, la fame, la paura, a cui manca l'essenziale. Non lo chiamo senso di colpa, perché la colpa implica una responsabilità che non ho, ma è un attrito costante, una ferita sottile. È la percezione stridente di un'ingiustizia radicale.
Perché proprio io sì e loro no? Perché la lotteria della nascita e della storia distribuisce privilegi e tragedie con tanta cinica casualità?
Molti mi direbbero di smetterla. Di evitare di avvelenarmi la mente di prima mattina, di chiudere gli occhi e godermi il mio "piccolo mondo protetto" per preservare la serenità. Ma io non ci sto. Non voglio anestetizzarmi, non voglio abituarmi all'orrore e far finta che non esista solo perché non sfonda la mia porta. Voglio restare vigile, attenta, con lo sguardo lucido proprio quando la mente è più riposata. Voltarsi dall'altra parte è già una forma di complicità.
Il punto, però, è che non ci si può far travolgere senza perdere la ragione. E allora, passata quell'ora di lucidità spietata, la mia giornata cambia passo. Mi dedico a ciò che amo: leggo un libro che mi sfida o mi consola, scrivo, esco a camminare.
Non è un rifugio egoistico per dimenticare il mondo là fuori; è l'argine necessario. È il modo per ristabilire l'equilibrio e ricordare che, accanto alla violenza e alla sopraffazione, esiste un'altra umanità fatta di bellezza, di pensieri liberi, di cura e di parole scritte con intenzione.
Camminare sul crinale tra l'indignazione per un mondo ingiusto e la gratitudine per il proprio piccolo spazio di libertà è un esercizio faticoso. Ma è l'unico modo che conosco per restare viva, intera e fedele a me stessa.

 

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