Quarant’anni sono una vita intera. Sono il tempo in cui si cambia pelle, si accumulano cicatrici, si impara a scendere a patti con la realtà. Eppure, a volte, c'è un elemento che resta immobile, quasi a farsi beffe dello scorrere dei decenni. Nel mio caso, questo elemento è un amore impossibile.
Un amore che dura da quarant'anni, senza chiedere il permesso e senza pretendere un lieto fine da commedia romantica.
Due vite parallele (e parecchi scossoni).
Per moltissimo tempo non ci siamo visti. Le nostre strade si sono separate e ognuno ha continuato a camminare sui propri binari. La vita, si sa, non è sempre una passeggiata: ci sono stati alti e bassi e, a essere del tutto onesti, i bassi hanno spesso superato gli alti. Abbiamo affrontato tempeste personali, delusioni e la faticosa quotidianità che logora chiunque.
Poi il destino o il caso o la volontà decidono di farci incrociare di nuovo.
Nessun colpo di scena hollywoodiano, nessuna fuga romantica. Ci siamo rivisti, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo dovuto fare i conti con la realtà. L'amore era ancora lì, esattamente dove lo avevamo lasciato, non scalfito dal tempo né dalle delusioni. Ma è rimasto, inevitabilmente, impossibile.
Lui ha la sua vita, un matrimonio e una situazione familiare complessa, densa di responsabilità e nodi difficili da sciogliere. La mia un po' meno ma rimane comunque faticosa. Una realtà che non si può cancellare con un colpo di spugna, e che nessuno dei due ha intenzione di calpestare.
Se state cercando la nostalgia strappalacrime o il rimpianto di ciò che "avrebbe potuto essere", avete sbagliato post. La verità è che a noi va bene così.
Non c'è rabbia, non c'è il senso di urgenza che apparteneva ad un tempo passato. C’è, invece, una forma di serena accettazione. Abbiamo capito che l'impossibilità della situazione non toglie valore a ciò che proviamo. Anzi, forse lo protegge dal logorio della routine e del tempo.
Riconoscere che qualcosa è irrealizzabile non significa che sia meno reale.
Oggi mi guardo indietro e, anziché provare amarezza per quello che non è stato, provo una profonda gratitudine. In un mondo in cui tutto si consuma alla velocità di un clic, in cui i sentimenti spesso sbiadiscono alla prima difficoltà, noi abbiamo qualcosa di diverso.
Scoprire che un sentimento è rimasto intatto dopo quarant'anni di distanza e tempeste personali non è una condanna: è un privilegio. Ci riteniamo fortunati a essere capaci di provare un affetto così solido, pulito e immune al tempo.
Ci basta sapere che esiste, e questo ci basta per camminare nel mondo con un pizzico di calore in più nel cuore.

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