20 ottobre 2026

Il desiderio di fuga e il coraggio di esse se stessi.

"Esci dalla storia che ti trattiene. Entra nella nuova storia che sei disposta a creare". (Oprah Winfrey)
 
Chiacchierando con un amico che frequento da parecchi anni e che mi conosce molto bene, abbiamo ripercorso alcune tappe della nostra vita e io gli ho raccontato il momento in cui sono scappata di casa. Avevo 48 anni e "scappata" non è un eufemismo. Un giorno me ne sono andata senza portarmi niente appresso, buttandomi tutto alle spalle (e in quel "tutto" c'era un marito, dei figli adulti, un padre anziano, il lavoro e il giudizio della gente). 

E' stato parecchi anni fa, un momento difficile in cui i problemi si accavallavano giorno dopo giorno fino a soffocarmi e c’era un pensiero fisso che mi accompagnava: volevo cambiare, non volevo più vivere la vita che stavo vivendo, e fuggire era l'unico modo per abbattere tutti gli ostacoli che me lo impedivano. Una vita diversa, meno incasinata, ma soprattutto la vita che volevo io, non quella che gli altri continuavano a impormi o ad aspettarsi da me. Quel mio desiderio derivava dal sentirmi male nei panni che indossavo, dall'esigenza di essere me stessa, sbagliata o giusta che fossi; era una vera e propria ribellione. 
Alla fine l’ho fatto. Non sono andata molto lontano in termini di chilometri, ma ho percorso tutta la distanza necessaria per riuscire, passo dopo passo, facendo errori madornali e rompendomici la testa, a costruirmi la vita che desideravo davvero. Ripensando a quel periodo, mi è venuto spontaneo guardarmi intorno. E ho notato una cosa: di gente che vorrebbe fuggire ce n’è tanta. Ma sopra ogni cosa, so che ci sono tantissime donne che provano esattamente questo. Magari non lo confessano nemmeno a sè stesse, ma ci sono. Donne di ogni età che accarezzano l'idea di piantare tutto, fare le valigie e ricominciare da zero. Ma come mai accade così spesso, e in modo così viscerale, proprio a noi donne? Per una donna, la trappola del "dover essere" è storicamente più stretta e soffocante. Fin da piccole veniamo educate all'empatia, all'accudimento, all'armonia familiare e sociale. Ci viene insegnato, quasi sottobanco, che il nostro valore si misura da quanto riusciamo a far funzionare le cose per gli altri: la famiglia, la casa, i figli, i genitori anziani, il lavoro. Ci ritroviamo così a indossare ruoli che ci vengono cuciti addosso giorno dopo giorno, fino a non capire più dove finiscano i doveri verso gli altri e dove inizi la nostra vera identità. Diventiamo il perno di meccanismi complessi, ma a costo di annullarci. E quando ci si rende conto che in quella vita "perfetta" o "doverosa" la nostra felicità è stata messa nell'ultimo cassetto, l'impulso di spezzare la gabbia diventa travolgente. 
Quando è una donna a voler fuggire, la società tende subito a farla sentire in colpa. Se a desiderare la libertà è un uomo, spesso viene compreso come uno "spirito libero" o una crisi passeggera. Se lo desidera una donna, viene scambiata per egoismo, leggerezza o ingratitudine. Ma la verità è un'altra: voler ricominciare da capo non è un atto di egoismo, è un atto di pura sopravvivenza e di responsabilità verso se stesse. È il momento in cui una donna decide di non essere più solo la comparsa o il supporto nella vita altrui, ma la protagonista della propria storia. È il rifiuto di lasciarsi spegnere lentamente dal peso di una quotidianità che prosciuga ogni energia. 
C'è un equivoco legato al ricominciare: si pensa sempre che serva un biglietto di sola andata per un'isola lontana. In realtà, la distanza più difficile da coprire non è geografica, ma interiore. Quando me ne sono andata, non ho preso un volo transoceanico. Ho solo tagliato i fili invisibili del "si deve fare così" e del "cosa dirà la gente". Ho imparato che per una donna ricominciare significa prima di tutto riappropriarsi dei propri spazi, del proprio tempo, del diritto di dire dei "no" senza sentirsi in colpa e di fare spazio a quella libertà essenziale che troppo spesso le viene negata. Ricominciare da zero spaventa perché ci priva di certezze consolidate, per quanto soffocanti fossero. Per una donna significa spesso affrontare giudizi più severi, contrasti di ogni tipo, sguardi di incomprensione e la fatica quotidiana di ricostruirsi in autonomia. Ma c'è una bellezza indicibile nel momento in cui ti guardi intorno e riconosci che la tua giornata, il tuo spazio, le tue scelte e persino il tuo silenzio ti appartengono per davvero. 
A tutte le donne che oggi guardano fuori dalla finestra e sognano di fuggire, vorrei dire solo questo: quel desiderio non è sbagliato e non siete voi ad essere "sbagliate". È la vostra parte più autentica che vi sta chiedendo di smettere di salvare tutti, fuorché voi stesse. E non serve andare ai confini del mondo per darle ascolto: basta fare il primo passo verso la propria libertà.


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