A volte ascolti mille volte dei versi di una canzone senza che succeda mai nulla. Poi, una mattina qualunque, mentre la solita musica scorre nell’aria, una frase si stacca dalla canzone e fa da chiave in una serratura che credevi arrugginita: "Lo sai come si dice, che il mondo è fatto a scale..."
È bastato questo. Un attimo prima ero qui, nel mio presente, e un attimo dopo mi sono ritrovata bambina, piccolissima, forse ancora incapace di misurare il mondo con le parole. È affiorato un ricordo nitido e improvviso: una casa antica, una scala di legno che scendeva verso il piano terra. E la paura. Una paura antica, di quelle che si provano prima ancora di imparare a dare un nome alle cose. Ero sicuramente in braccio a qualcuno, avvolta da un abbraccio sicuro, eppure quella pendenza, quel legno scuro, quell'abisso verso il basso mi facevano tremare il cuore.
Poi, come per un effetto domino dell’anima, quel ricordo ne ha svegliato un altro, un sogno ricorrente che mi ha inseguito per tutti gli anni delle scuole elementari. Ricordo la strada che percorrevo ogni mattina per andare a scuola: nel mio sogno non era d'asfalto o di sassi, ma un percorso punteggiato da buchi enormi, voragini spalancate nelle quali rischiavo continuamente di scivolare.
Mi sono chiesta cosa legasse questi tre frammenti dispersi nel tempo: una canzone, una scala di legno e una strada bucata dalla fantasia.
Credo che la risposta stia tutta nello scorrere del nostro cammino. La scala di legno era la mia prima vertigine, il primo incontro con il vuoto quando il mondo era ancora troppo grande per me. Ma allora c’era qualcuno a tenermi stretta. Qualche anno dopo, quando è arrivato il tempo della scuola — cioè il tempo di cominciare a camminare con le proprie gambe nel mondo — la mente ha ripreso quell’antica paura e l’ha trasformata in un sogno. Le voragini sulla strada per scuola non erano altro che il timore di fare un passo falso ora che non c'erano più le braccia degli adulti a fare da paracadute.
È curioso come lavora la memoria. Non usa la logica, ma la suggestione. Aspetta il momento giusto per restituirci i pezzi di chi siamo stati, magari usando la voce di un cantautore e il ricordo di un legno scricchiolante.
Quei buchi nella strada mi spaventavano a morte, eppure a scuola ci sono sempre arrivata. La scala mi sembrava un baratro, eppure sono scesa. Forse questi ricordi riaffiorano solo per ricordarci una cosa semplice: che di cose ripide e di strade dissestate ne abbiamo incontrate tante, ma alla fine abbiamo imparato a camminare, a saltare i buchi e a non aver più paura del vuoto...anche se io con le altezze continuo ad avere qualche problema...😁
Poi, come per un effetto domino dell’anima, quel ricordo ne ha svegliato un altro, un sogno ricorrente che mi ha inseguito per tutti gli anni delle scuole elementari. Ricordo la strada che percorrevo ogni mattina per andare a scuola: nel mio sogno non era d'asfalto o di sassi, ma un percorso punteggiato da buchi enormi, voragini spalancate nelle quali rischiavo continuamente di scivolare.
Mi sono chiesta cosa legasse questi tre frammenti dispersi nel tempo: una canzone, una scala di legno e una strada bucata dalla fantasia.
Credo che la risposta stia tutta nello scorrere del nostro cammino. La scala di legno era la mia prima vertigine, il primo incontro con il vuoto quando il mondo era ancora troppo grande per me. Ma allora c’era qualcuno a tenermi stretta. Qualche anno dopo, quando è arrivato il tempo della scuola — cioè il tempo di cominciare a camminare con le proprie gambe nel mondo — la mente ha ripreso quell’antica paura e l’ha trasformata in un sogno. Le voragini sulla strada per scuola non erano altro che il timore di fare un passo falso ora che non c'erano più le braccia degli adulti a fare da paracadute.
È curioso come lavora la memoria. Non usa la logica, ma la suggestione. Aspetta il momento giusto per restituirci i pezzi di chi siamo stati, magari usando la voce di un cantautore e il ricordo di un legno scricchiolante.
Quei buchi nella strada mi spaventavano a morte, eppure a scuola ci sono sempre arrivata. La scala mi sembrava un baratro, eppure sono scesa. Forse questi ricordi riaffiorano solo per ricordarci una cosa semplice: che di cose ripide e di strade dissestate ne abbiamo incontrate tante, ma alla fine abbiamo imparato a camminare, a saltare i buchi e a non aver più paura del vuoto...anche se io con le altezze continuo ad avere qualche problema...😁
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