La cura


Capita a tutti di guardare la realtà attorno a noi, con le sue complessità e le sue contraddizioni, e avvertire una sottile stanchezza. La rassegnazione è una tentazione comoda: ci suggerisce che le cose stanno così, che le singole persone non possono fare molto e che la scelta più saggia sia ritirarsi nel proprio spazio protetto. Ma esiste un’alternativa al cinismo che non richiede di chiudere gli occhi o di fingere che vada tutto bene. Questa alternativa si chiama cura.

Nei giorni scorsi i miei vicini di casa, sapendo che non ho la macchina, che vivo sola e che non sono più tanto giovane, si sono offerti spontaneamente di aiutarmi per qualsiasi necessità o eventualità avessi bisogno. Un'attenzione semplice, una parola detta con naturalezza. Eppure, in una società che raccontiamo spesso come individualista e distaccata, quella mano tesa senza che l'avessi nemmeno chiesta mi ha colpita e confortata.

Ci chiediamo talvolta se la solidarietà sia diventata una merce rara. La verità è che quando siamo presi dalla corsa quotidiana o dalle nostre preoccupazioni tendiamo a chiuderci nelle nostre case, a guardare solo al nostro piccolo perimetro. Ma basta che qualcuno alzi lo sguardo oltre la soglia per ricordarci che non siamo soli. Quel gesto dei miei vicini è stato una forma limpida di cura verso l'altro: un modo silenzioso per dire "Ti vedo, so che sei qui, e puoi contare su di noi".

Rassegnarsi significa guardare le crepe attorno a noi e dire: "Oramai non c'è più niente da fare". Avere cura, invece, significa fare come quei vicini: sollevare lo sguardo, cogliere le esigenze di chi ci vive accanto e scegliere di esserci.

La cura è l'antidoto naturale all'impotenza. Quando decidiamo di prenderci cura di un legame, di una persona o della nostra comunità, smettiamo di essere spettatori passivi e diventiamo custodi di ciò che ha valore. I gesti di vicinanza e la gentilezza discreta non fanno rumore quanto l'indifferenza o la solitudine, ed è per questo che a volte ci sembrano rari, ma continuano a essere la rete invisibile e fortissima che tiene insieme le nostre vite.

Sperare che il domani sia migliore non è una fiducia cieca, ma la conseguenza diretta del nostro prenderci cura del presente. Il futuro non si costruisce con le grandi proclamazioni, ma con la continuità di queste attenzioni quotidiane e prossime.

Sapere che la realtà non è perfetta non deve essere la scusa per arrenderci, ma la premessa per desiderare di abitarla meglio. Finché ci sarà qualcuno disposto ad allungare la mano, a preoccuparsi dell'altro e a creare vicinanza, non ci sarà mai spazio per la vera rassegnazione.

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