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26 settembre 2026

Dove scorrono i fiumi segreti.


Ci sono giorni in cui la vita scorre su un binario ben ordinato, scandito dalle abitudini, dalla razionalità e da quella sommessa disciplina che ci costruiamo per stare al mondo. Poi arriva un pomeriggio diverso. Una tavolata calda con gli amici di sempre — quelli delle vedute condivise, delle opinioni che si intrecciano da anni, delle intese in cui non serve spiegare nulla — e la guardia, inevitabilmente, si abbassa. Tra una risata e un bicchiere di vino in più, accade qualcosa che non a tutti succede, ma che a me appartiene da sempre.
Per me l’alcool non è mai stato uno stordimento, né una fuga. È piuttosto un solvente. Ha il potere di sciogliere d'un tratto la patina del controllo quotidiano, di zittire il brusio di fondo e di assottigliare le difese. La sensibilità, spogliata di ogni corazza, si fa improvvisamente vigile, esposta, quasi a fior di pelle. Tutto ciò che porto dentro riemerge con una trasparenza spietata e bellissima, e il mondo interiore si fa di un'acutezza nitida.
È proprio in quel silenzio improvviso che il fiume sotterraneo riaffiora.
Questo fiume non nasce oggi e non si spegne domani. Scorre sempre dentro di me, profondo, lento e costante, anche quando la superficie della mia giornata appare tranquilla e distratta. È il corso d’acqua che custodisce un sentimento, un amore impossibile che, come ormai gli scarsi lettori di questo diario virtuale sapranno, ho imparato ad abitare con una sorta di beata e lucida consapevolezza. È un amore che non chiede nulla in cambio. Non preme per diventare quotidianità, non pretende il possesso, non si nutre di promesse né cerca la conferma di un futuro insieme. Vive della sua stessa esistenza, integro e luminoso nel suo equilibrio.
Eppure, quando il velo della razionalità si solleva, quel fiume non si limita a scorrere: straripa con dolcezza. La sensazione smette di essere un pensiero astratto e diventa un’onda calda, un'emozione fisica che riempie il petto e fa quasi mancare il respiro per quanta pienezza contiene. È un senso di gratitudine pura per il solo fatto che quella persona esista nel mondo, e per la grazia di scoprirmi ancora capace di provarlo, questo sentimento, con un'intensità così intatta.
Ho deciso di scrivere queste parole e di affidarle alla pagina non per cercare risposte, né per cambiare il corso reale delle cose. Non è un messaggio che attende un'eco, né una confessione che chiede di essere riparata. È semplicemente l'atto di testimoniare ciò che c'è. Perché anche i fiumi più segreti, quelli che scorrono al riparo dagli sguardi e dal tempo, ogni tanto hanno bisogno di risalire in superficie, di respirare l'aria aperta e di riflettere, anche solo per un istante, la luce del sole.


30 aprile 2026

Una piccola storia, una fantasia ... o forse no.

Vento e acqua bussano alle finestre ora. Da poco siamo tornati facendoci sorprendere dal temporale. Non abbiamo voluto dar retta a quei nuvoloni profetici che volevano impedirci di camminare come sempre in mezzo ai boschi. Siamo bagnati, il cane ci rivolge uno sguardo di rimprovero e va ad arrotolarsi corrucciato nel suo angolino morbido. Per fortuna in casa c'è ancora una buona scorta di legna e basta poco per riaccendere il fuoco, un soffio e le braci sotto la cenere tornano ad occhieggiare, pronte a contagiare il loro calore. Un calore che si confonde e unisce con quello delle note lente e strascicate di un sax. Il nome no, quello non lo ricordo mai, ma tu sì e lo declami, evocandone la magia, mentre ti togli i vestiti bagnati di là, in camera. Anch'io mi spoglio, ma davanti al fuoco, perché la mia pelle ne assapori immediatamente la carezza. Ecco, la sensazione di benessere si allarga a tutto il corpo, mentre faccio spazio al piumone e qualche cuscino davanti al camino. Ti chiamo ma non rispondi perso a fare o a pensare chissà cosa. Ho voglia di abbracciarti e di consumare con te quelle lingue di fuoco sempre più alte che si insinuano predatrici. Il sax continua a illanguidire i pensieri, viene voglia di lasciarsi andare, seguire quelle note ovunque portino, senza resistenza, senza pudore. Eccoti finalmente. Sì, hai indovinato i miei pensieri: quei due calici di nettare rosso sono quello che mancava per annullare qualsiasi confine con la fantasia. Potrebbe succedere di tutto là fuori e non ce ne accorgeremmo, si sta troppo bene qui per preoccuparsi di altro.
Parliamo. Di noi, di emozioni. Ridiamo. Del presente e del passato. Del futuro no, incerta previsione che non sarà fruibile fino a che non diventerà anch'esso passato.
Poi le parole tacciono, non servono ora. Ora parliamo con gli occhi, con le mani, ipnotizzati dal calore dentro e fuori. Occhi socchiusi, mani lente e curiose, bocche solo morbide di baci.
I bicchieri sono ancora quasi colmi là, in un angolo, testimoni di un inizio appena accennato. Dopo, quando gli abbracci si scioglieranno e il velluto delle parole busserà al silenzio dei baci, dopo, forse, li vuoteremo … se non ci addormenteremo, cullati dal calore delle tenerezze.