26 dicembre 2012

...e se il suolo del mondo si esaurisce?

Un motivo in più per cercare alternative a questo folle sistema economico.
Dal blog Crisis.
Nel giro di vent'anni, poco cibo, rivolte e migrazioni di disperati. Occorre intervenire prima di subito, in primis in Italia...
Sembra incredibile. L'umanità ha coltivato la terra per migliaia di anni, e non c'è nulla che ci appaia più "infinito" della risorsa suolo coltivabile.
Invece non è così: sembra che ne abbiamo solo per altri 60 anni, continuando con la tendenza in atto. E non sono catastrofisti svitati o decrescitisti allarmisti a dirlo, ma nientedimento che il Wolrd Economic Forum. Trovate tutto qui sul Time, ecco una traduzione:
Un calcolo a spanne dell'attuale tendenza di degrado dei suoli suggerisce che abbiamo circa 60 anni di terra coltivabile rimasta. Il 40% delle terre agricole del mondo sono classificate come degradate o molto degradate - quest'ultima definizione significa che il 70% dello strato superficiale, quello che consente alle piante di crescere, è ormai andato.
A causa dei sistemi moderni di agricoltura intensiva, il terreno superficiale ricco di humus sta andando perso a un ritmo che è da 10 a 40 volte superiore a quello di naturale rimpiazzo. Le conseguenze saranno che perderemo il 30% di produzione di cibo nei prossimi 20-50 anni, e ciò rispetto ad una domanda che si prevede aumentata del 50%.
Ulteriori conseguenze? Alcune le abbiamo già viste: rivolte nei Paesi più colpiti dal rincaro dei generi alimentari. Si assisterà anche a fughe di massa verso i Paesi più "ricchi", oltre che alla disperata corsa all'accaparramento delle residue terre buone da parte di chi può permetterselo, ovvero quel land grabbing che sta già avvenendo proprio sotto i nostri occhi.
Leggete l'articolo. E ricordatevi, per tornare in Italia, che qui si è parlato solo di erosione. Aggiungete all'equazione anche le cementificazioni selvagge, le Grandi Opere, le discariche legali o illegali, l'abbandono delle campagne alla desertificazione da parte dei contadini che non riescono più a vivere a causa di un folle sistema economico, e potrete tirare le somme su quanto cibo anche il nostro Paese avrà la possibilità di produrre nei prossimi anni e decenni.
Perché va bene preoccuparsi per l'IMU o il debito, ma se il futuro è la pancia vuota allora è il caso di metterla subito al primo posto.

Ho visto una scena ieri.

Ho visto una scena in piscina ieri che ha fermato il mondo. Ha fermato il mio mondo e, per me, tutto il resto del mondo. In piscina vengono anche i disabili, fisici e mentali. Ci sono gli accompagnatori, o più raramente i familiari che li portano. Le carrozzine, l’argano per calarli in acqua, ecc. Nella piscina dove vado io c’è un corridoio in piastrelle azzurre che porta dagli spogliatoi alle vasche, e che fa un angolo retto vicino ai bagni. Lo si percorre per forza, ma il segmento più lungo è quello che parte dagli spogliatoi, così chi si spoglia davanti agli armadietti lo vede tutto.

Ieri ero appena arrivato, non c’era quasi nessuno, molto silenzio, ma quel silenzio che comunque fa rimbombo in piscina, non so se mi capite. Ero in piedi davanti a un armadietto e mi ero appena tolto la felpa, quando noto un ragazzo su una carrozzina fermo a metà del corridoio, come parcheggiato lì, da solo, rasente alla parete destra. Era in costume ed era non solo fisicamente disabile, braccia e gambe distorte, ma anche mentalmente disabile, lo sguardo non lasciava dubbi. Era fermo lì, leggermente ricurvo in avanti coi gomiti appoggiati ai braccioli.

Io ho continuato a spogliarmi, di tanto in tanto lo intravvedevo con la coda dell’occhio, poi non ho potuto non notare che la sua testa si era piegata ancor di più, non tanto, un poco, e dava dei piccoli sobbalzi. In un attimo mi è apparso chiaro, piangeva. Ma piano. Piano. Piangeva. Il mondo ha smesso di girare per me.

Non c’era nessuno, un corridoio di venti metri di piastrelle blu e quel ragazzo solo lì, che piangeva, da solo. Io immobile in pantaloni e torso nudo a fissarlo. Gli sono entrato dentro, tutto, in lui, nel suo pianto di solitudine. E non ho mai, mai nella mia vita toccato così tanta solitudine.

Non c’è nulla di più solo, di più abbandonato, di una mente schiacciata dall’impossibilità di elaborare ma che sente dolore. Di una mente e di un’anima soffocate dall’impossibilità di muoversi, di fare qualcosa per darsi sollievo, e che cedono alla disperazione. Tutto quell’essere stava così male da dover piangere, e io mi sono chiesto dove poteva quell’anima trovare aiuto, sollievo, soccorso in quei momenti della vita, così da solo. Mi sono chiesto quante volte gli sarà capitato di piangere così totalmente solo. Ho sentito un'incontenibile pietà per quel ragazzo. E lì mi è tornata in mente la favola dei libri del catechismo, con le illustrazioni dove il derelitto abbandonato da tutti piange, ma ignaro che dal cielo la mano di Gesù lo sta avvolgendo. Gesù lo ama. “Gli umili erediteranno la Terra”. E io so che non è vero, che non c’era uno straccio di nessuno ad amare dal cielo quel ragazzo piantato a metà di un corridoio di piastrelle, non c’è mai stato né ci sarà. E’ così orribilmente crudele. Lo è dall’inizio dei tempi, con l’aggiunta disperante che nessuno di noi mai capisce che l’unica mano di Gesù capace di dare salvezza è quella che creiamo noi, qui sulla nostra materiale Terra, quando sappiamo amare e consolare, e che se noi non lo faremo non ci sarà nessun Dio a farlo al posto nostro, né qui né dopo.

Lo dico ai pochissimi di voi che forse capiranno: tutto il mio lavoro vorrebbe arrivare a quel mondo migliore dove ci sia più tempo e benessere per darci di più gli uni agli altri sempre, che nessuno sia solo, lasciato, povero, torturato, angosciato, mai, mai a piangere da solo, anzi, che tutti i mezzi siano per lui.

Di fronte a una solitudine come quella che ho visto ieri il mondo mi si ferma. Diventa meno di niente, tutto il nostro fare e dire e dare importanza a questo e quello. Niente. Non conta più niente. Finché ci sarà una solitudine così, null’altro conterà niente per me.

24 dicembre 2012

Santa ipocrisia del natale.



In questi giorni tante parole si sprecheranno in tanti bei discorsi. Tanti inviti a coltivare amore, pace e fratellanza. I padroni, i burocrati, i politicanti, ossia lo stato e la chiesa cattolica, su 365 giorni che compongono l’anno solare, il 25 dicembre, scoprono il filantropismo e attraverso i mezzi di comunicazione del regime di dominio di cui sono ideatori e detentori, quasi quasi è come se volessero imporre a tutti per decreto di dimostrare bontà verso il prossimo: ci invitano ad accogliere i poveri nelle nostre convivialità di famiglia e a fare lo stesso con gli immigrati, che si sono trovati costretti a lasciare casa e famiglia in cerca di fortuna altrove; ci invitano a soccorrere gli ammalati che necessitano di cure; ci invitano a diffondere messaggi di pace e bandire la guerra.

Ma io vi chiedo: mostrarsi buoni per un giorno e poi rubare, sfruttare, provocare morte e miseria ai propri simili per gli altri 364 giorni dell’anno, è bontà o è ipocrisia? Invitare il povero alla propria tavola per un giorno e lasciarlo morire di fame gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

Mostrarsi cordiali con l’immigrato per un giorno e perseguitarlo gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

Soccorrere chi soffre per un giorno e lasciarlo nella sua sofferenza gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

Inneggiare alla pace universale per un giorno e fare la guerra gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

E ancora vi chiedo: come pensate si possa risolvere il problema di intere generazioni che 365 giorni su 365 risultano essere senza prospettive di lavoro e senza futuro, di chi il lavoro ce l’ha ma viene sfruttato con basse paghe 365 giorni su 365, di chi ha lavorato una vita e percepisce 365 giorni su 365 una pensione da fame, dei tanti che 365 giorni su 365 non hanno i soldi per fare la spesa, ecc. ecc. ecc?

Pensate veramente che tutto ciò si possa risolverlo con un bel discorso di fine anno o con una predica nella messa solenne?

E anche noi, poveri illusi, che ci auguriamo felicità l’un l’altro sapendo benissimo che l’anno prossimo saremo sempre qui, in questo mondo che a pochi concede opulenza, ricchezza ed a molti miseria, povertà. Saremo sempre qui, allo stesso punto, fino a che ci saranno coloro che vogliono mantenere questo status quo di barbarie di cui sono ideatori e detentori, questo status quo che a loro garantisce una vita piena di benessere e a tutti gli altri una vita fatta di stenti, questo status quo che ci invita per un giorno, il 25 dicembre, ad essere caritatevoli, ma non col fine di regalare qualche attimo di felicità al povero, al perseguitato, a chi soffre, bensì col fine subdolo di regalare felicità a chi la carità la concede, perché se può concederla vuol dire che può lui illudersi di star bene, di non appartenere alla classe dei poveri.

Vogliamo continuare a  prendere parte a questa ipocrita sceneggiata?

Prepariamoci allora a fare gli ipocriti tante altre volte ancora, prepariamoci agli auguri del buon natale del 2013, del 2014, del 2015 ecc. ecc. e ad azioni di carità limitate a un giorno.

Non sarà la carità che sconfigge questo iniquo mondo di poveri, di padroni e servi. La carità questo iniquo mondo non lo distrugge, anzi semplicemente lo alimenta.

La carità per esserci ha bisogno dei “ricchi veri”, ossia dei padroni, dei burocrati, dei politicanti, dello stato e della chiesa cattolica che la pubblicizzino per fargliela poi fare ai “ricchi d’illusione”, ossia a quanti possano almeno per un giorno sentirsi ricchi tanto da poter concedere la carità a chi invece è povero.

Non pensate che sia ora di finirla con questa sceneggiata? Non pensate che sia ora di finirla di essere complici di questo iniquo sistema sociale che uccide l’uguaglianza producendo e moltiplicando le disuguaglianze?

Se pensate ciò, le armi a disposizione le abbiamo per cambiare questo iniquo status quo, e non sono certamente gli auguri di buon natale e la carità, ma sono invece la solidarietà e il mutuo appoggio quotidiani e non solo il 25 dicembre. Sono l'unione e la voglia di lottare ogni giorno insieme, poveri, immigrati, lavoratori, disoccupati, pensionati, ecc. con l’intento di distruggere dominio e costruire libertà, con l’intento di edificare insieme un mondo nuovo, una società nuova, non più di ricchi e poveri ma di uomini e donne libere ed uguali.

E qui comando io!!



La frase chiave: "Non mi schiero con nessuno", ma "sono disponibile a fare il premier con chi condivide la mia agenda". Della serie: "non sarò secondo o alleato di nessuno, perché o qui comando io o comando io".

Davvero un grande mediatore, non c’è che dire!

Discorso molto convinto quello di Monti in conferenza stampa, molto convinto di aver fatto le cose giuste e molto convinto di possedere (lui solo!) la capacità per traghettare l’Italia fuori dalla crisi: far arretrare le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione fino al punto in cui diventano “competitive” con quelle di paesi che stanno soltanto ora approdando alla “civiltà industriale”. Ovviamente non sono state queste le sue parole, ma le accuse che rivolge a destra e a sinistra citando esplicitamente i nemici da battere: la rappresentanza del lavoro, intesa come sindacati e partiti politici, quel definire “arcaica” la Cgil e “conservatore” il suo affannato scudiero politico e calcando sull’inadeguatezza (vera!) dell’attuale classe dirigente nazionale è qualcosa di diverso della polemica  tipica di una campagna elettorale agli inizi. È segno di un programma già prestabilito che non ammette nessuna mediazione.

Perché non ne ha bisogno.

Perché il suo è l’unico programma che possa esistere.

Perché la sua agenda rispecchia fedelmente la “lettera della Bce” di un anno fa, molto più vincolante di qualsiasi altra cosa e a cui dobbiamo attenerci per forza, ovvero il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio per sempre, ovvero la riduzione a nulla della spesa sociale (a cominciare da quella sanitaria, che incide immediatamente sulla lunghezza della vita media e quindi può contribuire rapidamente anche alla riduzione del “monte pensioni” (se muori prima, se ne pagheranno meno e per meno tempo).

"La nostra agenda non è indirizzata al centro, non a destra e non a sinistra: è modestamente un'agenda erga omnes, chiunque trova titolo di interesse la consideri".

"Se volessi restare nel mondo della politica e delle istituzioni non prendere nessuna iniziativa sarebbe il modo più tranquillo per avere forse qualche altra occasione istituzionale".

Che è come dire: le direttive già ci sono, se qualcun altro si vuol prendere la briga di seguirle mi sta bene, altrimenti io sono disponibile a fare lo sporco lavoro.

Capito? Non serve dibattersi, basta aspettare tranquilli, tanto i giochi sono fatti.

E visto che oggi è la viglia di Natale e tradizione vuole che si facciano gli auguri, io colgo l’occasione per farli a tutti coloro che pretendono di saper fare da guida, politici e governanti.

A tutte quelle facce vecchie e nuove che si succedono in televisione  e che parlano di successi raggiunti e di un paese risanato o di successi da raggiungere per risanare il paese.

A tutti coloro che ancora non hanno avuto il buon senso di ammettere le loro colpe per aver ridotto il paese nelle condizioni in cui è.

Il mio augurio di Natale è che, come il personaggio della favola di Dickens “A Christmas Carol”, anche loro possano provare per una notte, nei loro incubi, quello che per mesi hanno provato e stanno provando tanti italiani, coloro ai quali è stata tolta la possibilità di vivere decentemente e di dare un futuro ai propri figli e per i quali il Natale e le festività non rappresentano un'occasione per festeggiare perché non hanno niente con cui e per cui festeggiare.

Se i nostri governanti e rappresentanti avessero avuto la possibilità di fare un’esperienza analoga forse, ma solo forse, sarebbero un po’ più coscienziosi e mostrerebbero un po’ più di pudore nel valutare i meriti del loro operato e decidere le scelte future.

Questo è l’augurio che alla vigilia di Natale, con un’ altro imprenditore morto da ricordare, mi sento di fare alla stragrande maggioranza degli uomini e delle donne delle nostre istituzioni rappresentative e di governo.

Buon Natale.

23 dicembre 2012

Che succede?



Le nuove bacheche stalker di Facebook: Ciao Gianna, che succede? Cosa hai fatto recentemente? Come stai? Perché non mandi degli auguri ai tuoi amici? Cosa pensi di fare per queste vacanze?
Perché i programmatori di Facebook non si sparano e la fanno finita?
Volete sapere che succede?
-Succede che con un aereo di Stato i due militari colpevoli dell'assassinio di due pescatori indiani sono stati prelevati in Kerala e sonosbarcati a Roma. Due Ministri Terzi e Santa Paola sono stati ad accogliergli all'aeroporto accompagnati da un corteo di altissimi membri della oligarchia militare. Il Presidente della Repubblica li riceverà in modo solenne in Quirinale. Non so se è prevista medaglia d'oro per l'eroica impresa. Per quanto mi sforzi mi sfugge il senso di tante fastose accoglienze e non so dove si va a parare. E' uno Stato che premia e festeggia l'assassinio! E, a margine, ci sono 826.000 euro da pagare per far trascorrere le feste di natale in famiglia ai “nostri ragazzi”. Mi chiedo: se fossi andata io in un paese straniero, e “per sbaglio” avessi ammazzato due persone, dove passerei questo Natale?
-E passando su un altro fronte similare, succede che provo orrore e vergogna per aver fatto parte ai tempi della mia adolescenza di quella congrega di razzismo, violenza, discriminazione e odio che è sempre stata la Chiesa Cattolica. E ora che si avvicina il Natale, il mio senso di nausea aumenta ogni volta che mi tocca di leggere le ossessioni di un vecchio malato come il papa, che non ha altri nemici all'infuori dei gay, o di qualche integralista (magari imputato in vicende di molestie sessuali) che fa della misoginia il suo credo numero uno, o dei politici ladri e truffatori che tentano di rifarsi una verginità baciando la mano al vescovo di turno e versando il dovuto obolo simoniaco al Vaticano, sotto forma di sgravi fiscali illeciti e contributi diretti.
-E, visto che siamo a Natale, succede che le festività natalizie sono il trionfo dell'ipocrisia: a fronte di un messaggio di amore, la risposta del mondo è quella di spendere lo spendibile per comprare cose inutili come e più che tutto il resto dell'anno......Magari questo non c'entra niente, ma mi andava di dirlo....
Vi lascio quindi con la mia personale riflessione per la “santa festività”: la religione è da sempre la causa principale di tutte le guerre e la confessione cattolica nel corso della storia si è macchiata dei crimini più orrendi. Se fossimo davvero un modo di atei e secolarizzati, come dice l'omofobo (e gay represso) pontefice, staremmo tutti molto, ma molto meglio.  
E se fossimo davvero stanchi della spazzatura che ci governa, alle prossime elezioni ci dovrebbe essere un deserto!

…….scusate, ma mi avanzava qualche vaffanculo da spendere entro l’anno…..

21 dicembre 2012

Il lavoro debilita.

Ho scoperto un blog dedicato alle nocività industriali, all'inquinamento ambientale, agli incidenti, le malattie e gli "omicidi bianchi" sul luogo di lavoro: Il lavoro debilita. Le schede sono estremamente curate, a titolo di esempio linko la scheda sull'Ilva di Taranto
Riporto qui la presentazione della curatrice del blog e le linee guida del progetto:

Per un periodo della mia vita ho avuto il privilegio di entrare nelle fabbriche emiliane e analizzarne i rischi. Privilegio di entrarci, perché per tutti i non addetti ai lavori si tratta di un mondo a parte, una fitta galassia di mini-imprese impermeabile alle intrusioni aliene (tipo sindacalisti, ispettori dell’ASL, e simili). Privilegio doppio, visto che dopo esserci entrata potevo anche uscirne, magari incazzata, ma però viva, intera e in salute, sollevata dal pensiero di poter tornare indietro dalla terra di nessuno.
Perché è tale la nebulosa dei circa 5 milioni di aziende italiane sotto i 16 dipendenti (il 97 % del totale delle imprese), la cui espansione, negli ultimi 40 anni, ha rappresentato la modalità di scomposizione della grande fabbrica sul territorio. Qui lo Statuto dei Lavoratori non è  mai esistito, e non è mai entrato nessun sindacato (complice o conflittuale che sia).
Oh, certo … ci sono i Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza (RLS). Peccato che alla prima docenza al corso per gli RLS nelle aziende artigiane ti accorgi che più di metà della classe è formata da figli dei proprietari, assunti in ditta come dipendenti.
Ne ricordo una di questi RLS, moglie di un socio di una metalmeccanica, che mi richiamò incazzatissima durante un corso ai suoi operai, perché non avrei mai dovuto permettermi di dire al saldatore che gli ossidi di manganese possono far venire il Parkinson, “ ‘ché il ragazzo è impressionabile perché sua madre è malata di quella malattia lì”.
Ricordo anche l’incredulità di un gruppo di operai africani quando gli spiegai che dalle carte aziendali risultava come loro rappresentante il capo reparto, socio e cognato del padrone, lo stesso che li comandava urlandogli “teste di cazzo” e “beduini di merda”.
E’ stato quantomeno singolare andare a spiegare la 626 e, in seguito, il decreto 81/08, in posti dove non vengono rispettate nemmeno le leggi sulla sicurezza degli anni ’50.
Se escludiamo le macchine a controllo numerico, che se apri il portellone ti fanno il bagno di lubrorefrigerante, trovare le protezioni su un tornio o su una fresa era una rara eccezione che generava stupore e piacevole sorpresa. E poi … organi di trasmissione scoperti e a portata di piede, parapetti rimossi, eternit che si sgretola sui tetti, sporcizia e rumore assordante.
L’’inverno è freddo e umido nei capannoni, mentre d’estate le zanzare ti massacrano e il caldo è soffocante. Anche solo il clima  rende gravoso vivere là dentro per 40 ore e più alla settimana. In qualsiasi stagione, la fabbrica la senti dall’odore, a volte con una nausea leggera che sa di olio sintetico e metallo, a volte con un pugno di gomma bruciata che ti stringe lo stomaco.
Ho sentito raccontare gravidanze passate a saldare i cablaggi a piombo (prima che vietassero il Pb nei circuiti), o a spalmare tinture alla fenilendiammina   fino al settimo mese.
Ho visto ragazzi spaventati dal dover stare per ore al trapano sotto una pioggia di trucioli di acciaio, con un ritmo infernale, tenendo il pezzo con le mani. Ho visto gente lavorare con le cisti sinovialisui polsi, altri coperti dalla testa ai piedi di polvere di gomma, altri toccare sostanze R40a mani nude, altre condannate a mansioni ripetitive al limite dell’alienazione. Tanti a respirare merda senza aspiratori: solventi delle colle, fumi di saldatura, passivanti al cromo, nebbie oleose, prodotti di vulcanizzazione.
A questa gente, che vive gran parte della vita dentro aree artigianali progettate per escludere ogni possibilità di bellezza, dedico “IL LAVORO DEBILITA”.

Siamo ancora qui....



I Maya hanno sbagliato? No, è ormai cosa nota, a tutti coloro che hanno approfondito un minimo la questione, che i Maya non predissero alcuna fine del mondo, per come comunemente viene intesa. I Maya avevano ben altro da fare che occuparsi di quello che sarebbe successo migliaia di anni dopo e sicuramente nessuno avrebbe potuto prevedere quello che sta succedendo. Non avrebbero nemmeno potuto immaginare che sarebbe stato l’uomo stesso a decretare la sua fine, che avrebbe distrutto lentamente tutto ciò che gli sta intorno per dimostrare la sua superiorità, per avidità e per accumulare ricchezze.

No, non c’è stato il botto e non ci sarà, 
perché si muore lentamente ogni giorno….

Il mondo finisce ogni volta che si combatte una guerra per instaurare la pace.

Il mondo finisce ogni volta che una bomba uccide persone innocenti.

Il mondo finisce quando ogni giorno si muore di fame.

Il mondo finisce quando le persone uccidono chi dicono di amare.

Il mondo finisce ogni volta che il possesso uccide l’amore.

Il mondo finisce ogni volta che si stabilisce un prezzo per i sentimenti.

Il mondo finisce ogni volta che i pregiudizi seppelliscono il buon senso.

Il mondo finisce quando conformismo e ipocrisia diventano valori predominati.

Il mondo finisce quando il potere abusa.

Il mondo finisce ogni volta che una verità viene nascosta.

Il mondo finisce ogni volta che vengono violati diritti fondamentali.

Il mondo finisce ogni volta che qualcuno si uccide perché vivere è troppo faticoso.

Il mondo finisce ogni volta che si rimane sordi e ciechi di fronte al mondo che si sgretola piano piano….

La verità, alla fine, è che il mondo non finirà, per ora...... è solo la rabbiosa agonia di un'era.
Quindi, tranquilli, passerà il Natale e tutti spereremo in un anno migliore…….

passerà anche questa stazione senza far male,

passerà questa pioggia sottile come passa il dolore,

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perché domani sarà un giorno lungo e senza parole,

perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole”.  (Fabrizio de André)