30 novembre 2015

Cos'è scandaloso?

Hollande ha dichiarato che gli incidenti scoppiati dopo che le manifestazioni contro il cambiamento climatico erano state proibite con la scusa del terrorismo, sono "scandalosi". Scandaloso è che il suo governo, come quasi tutti i governi occidentali e buona parte degli altri, abbia dato carta bianca alle multinazionali autorizzandole a consumare tutte le risorse naturali e a inquinare l'ambiente come se fossero loro e non dell'umanità presente e futura; scandaloso è che niente venga fatto per rallentare il cambiamento climatico malgrado l'allarme lanciato dagli scienziati; scandaloso è che quando qualcuno alla fine protesta contro gli sporchi interessi della finanza, venga intimidito e picchiato dalla polizia ("figli di poveri" i poliziotti lo erano negli anni sessanta, forse; oggi sono pretoriani ben pagati o fascistoidi); scandaloso è che uno degli artefici della destabilizzazione del Medio Oriente e dunque oggettivamente responsabile delle stragi che ne sono derivate utilizzi la scusa della sicurezza nazionale per stroncare ogni opposizione al regime liberista; scandaloso è che la sinistra francese sia così priva di idee e ideali da riuscire soltanto, nel disperato tentativo di conservare il potere (che perderà comunque), a fare e dire quello che farebbe o direbbe Marine Le Pen. 
Non ci sarà alcuna speranza di riscatto e di salvezza finché i governi staranno al servizio del neocapitalismo globalista.

Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

Il massacro di Sand Creek (chiamato anche massacro di Chivington o battaglia di Sand Creek) si verificò il 29 novembre 1864, nell'ambito dei più vasti eventi della guerra del Colorado e delle guerre indiane negli Stati Uniti d'America.
Un accampamento di circa 600 nativi americani membri delle tribù Cheyenne meridionali e Arapaho, situato in un'ansa del fiume Big Sandy Creek (oggi nella Contea di Kiowa nella parte orientale dello Stato del Colorado), fu attaccato da 700 soldati della milizia statale comandati dal colonnello John Chivington, a dispetto dei vari trattati di pace firmati dai capi tribù locali con il governo statunitense. Visto lo scarso numero di guerrieri armati e capaci di difendersi presenti nel campo, l'attacco dei soldati si tradusse in un massacro indiscriminato di donne e bambini, con un numero di morti tra i nativi stimato tra le 125 e le 175 vittime (oltre ad altri 24 morti e 52 feriti tra gli stessi militari attaccanti); come riferito da molti testimoni oculari, i corpi dei nativi uccisi furono scalpati e in molti casi ripetutamente mutilati da parte dei soldati.
Inizialmente dipinti come una "vittoriosa battaglia" contro nativi ribelli, i fatti di Sand Creek furono poi oggetto di varie investigazioni da parte dell'Esercito statunitense e del Congresso, le quali espressero un severo giudizio sull'operato di Chivington e dei suoi uomini; a dispetto di ciò, tuttavia, nessuna misura punitiva fu presa nei confronti di alcuno dei partecipanti al massacro. I fatti di Sand Creek provocarono attacchi di rappresaglia da parte dei nativi contro gli insediamenti degli invasori europei, nonché un esodo di massa delle tribù native dal Colorado orientale.
Episodio controverso della storia del Colorado e delle guerre contro i nativi dell'America del Nord, il massacro di Sand Creek ispirò poi svariate opere della cultura di massa; l'area teatro dei fatti è oggi protetta dal National Park Service come Sand Creek Massacre National Historic Site.

Emergenza di stato.

Mentre la Francia entrava in Stato d’Emergenza permanente, anche la capitale amministrativa e politica dell’Unione Europea è stata militarizzata e messa in totale stato d’assedio.
Uffici e scuole chiuse, strade deserte, metropolitana bloccata, pattuglie armate e mezzi blindati ovunque, rastrellamenti, perquisizioni, retate.
Ai cittadini è stato prescritto di non affacciarsi alle finestre, e se l’avessero fatto, di non comunicare a nessuno ciò che avrebbero visto.
Non è la trama d’un episodio di Black Mirror, né del prequel di The Walking Dead, è successo a Bruxelles, sta in gran parte ancora succedendo, ed è stato giustificato con la caccia a un singolo presunto terrorista, del quale non si sa bene neanche se sia ancora affiliato o già dissociato e in fuga anche dall’ISIS, e che comunque non è stato trovato.
Nessuno ha protestato più di tanto per la clamorosa sospensione della democrazia e dello stato di diritto, seguita ai roboanti proclami sull’imperativo categorico di difendere a ogni costo le conquiste della Civiltà Occidentale come la democrazia e lo stato di diritto.
Le prove tecniche di golpe sono perfettamente riuscite.
Non che le classi dirigenti abbiano davvero urgente bisogno d’un golpe militare vecchio stile, ormai la democrazia in Europa è appena un sipario, e neanche di velluto pesante, è una tendina della doccia di plastica trasparente.
Comunque adesso sappiamo per certo che in nome d’una sicurezza impossibile gli europei sono prontissimi a buttare nel cesso anche questa tendina, e consegnarsi a una dittatura militare che, nel loro interesse, gli vieta anche di affacciarsi alle finestre.
Intanto in Italia, Renzi promette di controbilanciare il giro di vite poliziesco con qualche elemosina alla “Cultura”.
“Per ogni telecamera nuova che viene installata vogliamo un nuovo regista teatrale che sperimenti” ha detto testualmente il nostro Cazzaro in Capo. Magari un nuovo regista che metta in scena una versione sperimentale di “1984” durante la quale tutti gli spettatori vengano schedati.
Non ci resta che aspettare che le telecamere di controllo riprendano uno scambio di bustarelle, perché le classi dirigenti italiche riscoprano la sacralità del garantismo, e l’inviolabilità della privacy. La loro.
Dopo il teatro sperimentale, quale altro baluardo della nostra Cultura il governo s’impegnerà a sostenere in funzione antiterrorismo? In questi giorni Salvini e Sallusti hanno molto insistito nel dire che il crollo della Civiltà Occidentale cominci nelle scuole che non fanno il presepe. “Uno dei principali Valori dell’Occidente” l’ha testualmente definito Sallusti di fronte a un’accigliata Gruber in giubbotto di pelle steampunk. Renzi potrebbe quindi decretare il presepe obbligatorio in tutti gli edifici pubblici e privati. Il decreto Cupiello.
A sostenere il vero principale Valore dell’Occidente, lo shopping più o meno natalizio, ci penserà l’indotto del giro d’affari bellico.


 Alessandra Daniele.

29 novembre 2015

A proposito della “promozione neo-comportamentista della sudditanza".

Spiega Renato Curcio in “L’impero virtuale. Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale”:

 L’insieme dei dispositivi digitali di controllo istituisce sempre nuove condizioni di oggettiva sudditanza. Il loro accoglimento da parte degli utilizzatori tuttavia presenta anch’esso aspetti sorprendenti. Primo dei quali è la disposizione piuttosto indifferente, quando non decisamente collaborativa, della gran parte dei controllati alla sottomissione e all’obbedienza.

 Disposizione costruita, certo, e tuttavia confusamente accolta senza opporre significative resistenze, forse perchè simmetrica ai dispositivi disciplinari intrinseci alle istituzioni d’impostazione capitalistica. Comunque sia, questa educazione alla sudditanza si attiene a un’impostazione pedagogica che, in sostanza, consiste nel premiare chi accoglie gli inviti all’auto-disciplinamento subalterno e punire in qualche modo chi vi si sottrae…

Con “sudditanza” intendo dunque questa acquiescenza passiva e a-problematica, questa abitudine inerte ad assumere su di sé la meta-narrazione delle imprese capitalistiche e a farsene attore e riproduttore obbediente nelle proprie pratiche quotidiane…

 La promozione neo-comportamentista alla sudditanza svolge una funzione importante nella colonizzazione dell’immaginario. Per suo tramite infatti passa una normalizzazione diffusa della disponibilità a cedere per qualche briciola di consumo spazi di autonomia e di libertà personale. E ogni spazio ceduto accresce di un anello la catena invisibile della schiavitù mentale e della soggezione all’impero, così come ogni briciola ricevuta alimenta la propria complicità nella dipendenza…

 Vale la pena di citare la riflessione già fatta a suo tempo da Marx: ‘La sicurezza è il più alto concetto sociale della società civile, concetto della polizia, secondo cui l’intera società esiste unicamente per garantire a ciascuno dei suoi membri la conservazione della sua persona, dei suoi diritti, della sua proprietà’…

 È il dilemma che Vint Cerf, uno dei Padri fondatori di Internet, ha espresso con parole molto chiare: "Uno stato in cui la privacy è totalmente rispettata è uno Stato insicuro. Uno Stato in cui al contrario chi governa sa tutto dei propri cittadini è il massimo della sicurezza…"

Che va cerando Poletti, la scoperta del lavoro a cottimo?

Il ministro Poletti propone la fine del contratto in base alle ore di lavoro, dice che è roba vecchia e che lo stipendio dovrebbe essere erogato in base alle prestazioni raggiunte. Dice che c'è la tecnologia che faciliterebbe il lavoro e che quindi non avrebbero più senso gli stipendi percepiti in questo modo. Ma nemmeno Berlusconi (e lui lo sa bene, visto che è un vero imprenditore ) è arrivato a dire questo! Poletti, come tante altre persone comuni che nella vita non si sono spaccati la schiena, non ha una minima idea del mondo del lavoro: la maggior parte dei lavoratori hanno delle occupazioni pesanti. Penso alla catena di montaggio, penso ai lavori negli ospedali, RSA o case di riposo dove gli operatori si fanno un "mazzo tanto" e provoca problemi fisici a medio termine. Penso ai braccianti, ai manovali, alle commesse, ai magazzinieri. A tutti quei lavori dove si richiede uno sforzo fisico non indifferente. Se si dovesse prendere sulla parola il ministro, i datori di lavoro nei confronti di questi lavoratori avrebbero l'autorità per dire: "Finchè non hai finito, non vai a casa. Devi raggiungere l'obiettivo!". Già siamo ritornati indietro ai tempi dell'800 quando il rapporto tra lavoratore e imprenditore era individuale per contrattare, figuriamoci con questo sistema.
Ma andando più a fondo, questo è un sistema che già esiste, però in nero. Poletti lo vorrebbe, in pratica, legalizzare. Quante persone, magari costretti ad aprire la partita iva, fanno un lavoro subordinato superando di gran lunga le otto ore per concludere al più presto delle scadenze e senza lo straordinario pagato? Invece di combattere tutto ciò, cosa si fa? Lo si legalizza. Il lavoro già è qualcosa di aberrante in sé e molti di noi fanno un lavoro che non avrebbero mai voluto fare nella vita. E questo è già di per sè frustrante. Non peggioriamo la situazione. 
Ma faranno sempre tutto ciò che vogliono perché quello che manca è la coscienza di classe e ognuno pensa per sé, senza combattere tutti insieme. Alla fine si riduce tutto ad un rapporto individuale con i datori di lavoro. 
Hanno vinto loro.

Damiano Aliprandi

25 novembre 2015

Gli imperialismi buoni non esistono.


Allora, vediamo se ho capito qualcosa:
i ribelli che, a quanto si dice, hanno ucciso i piloti russi sono i turcomanni in Siria che però non hanno nulla a che vedere con l'isis. E perchè avrebbero ucciso i piloti russi? Perchè la Russia non sta solamente bombardando l'Isis, ma sta bombardando soprattutto i ribelli anti Assad che non hanno nulla a che vedere con i fondamentalisti che vogliono creare lo stato islamico. Bombardano atrocemente usando perfino le famigerate bombe al fosforo, oltre che colpire luoghi civili . E perchè l'aereo russo è stato abbattuto dalla Turchia che sta decimando i curdi che combattono contro l'isis? I curdi, per quanto ne so, per combattere l'isis vengono aiutati anche dagli Usa, questi ultimi alleati nello stesso tempo della Turchia che fa finta di combatterla l'Isis e attacca i curdi; Usa alleati a loro volta anche con la Russia (nemica della Turchia ) per fare fronte comune al terrorismo internazionale. Curdi che però vengono decimati anche da Assad, alleato della Russia e Cina, proprio quelli che fanno il fronte comune assieme all'Europa e Usa contro il "terrorismo islamico globale". Curdi che poi sono sempre quelli della formazione politica del PKK che ancora viene definita terrorista sia dagli Usa che dalla Russia e dalla Siria, Turchia, Iran e Iraq.
Questo è quello che ho capito, ma mi sembra tutto un'assurdità. 
Comunque la Turchia ha abbattuto l'aereo semplicemente perchè ha violato lo spazio aereo nonostante fosse stato avvisato più volte. E perchè tutto ciò? Sono strategie imperialiste che sono sfuggite di mano a tutti i protagonisti e probabilmente non ci stanno capendo nemmeno loro visto che gli scenari cambiano alla velocità della luce.
La conclusione è che non ci sono buoni o cattivi, qualsiasi guerra è un esercizio inutile e completamente sbagliato. Guerre che generano guerre, un terrorismo contro l'altro, e a pagare sono sempre e solo civili inermi.


La polvere il sangue le mosche e l'odore
per strada fra i campi la gente che muore
e tu, tu la chiami guerra e non sai che cos'è
e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi il perché

L'autunno negli occhi l'estate nel cuore
la voglia di dare l'istinto di avere
e tu, tu lo chiami amore e non sai che cos'è
e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi il perché

 



24 novembre 2015

Sensi di colpa.

Non ci ho mai creduto più di tanto, ma adesso mi viene davvero voglia di chiudere le orecchie alle parole che escono dalla bocca della classe dirigente di questo paese e non solo. Ma nemmeno sulla carta stampata si può più fare affidamento. Tutte le mattine seguo questo rituale mentre prendo la prima tazza di caffè: mi informo, leggo ascolto...e alla fine mi rendo conto di essere al punto di partenza. Ovvero: la somma delle cose ascoltate e lette, prescindendo dal tono usato dai protagonisti, dalla palese manipolazione del linguaggio e dei dati, dalla reiterazione delle parole fino alla perdita del significato, dall'enfasi strumentale al tema sul quale è opportuno tener desta l'attenzione per tenerlo lontano da altri temi, ecc..ecc.., ha come risultato un asse piallato. Non ne so più di prima, o meglio, sono informata di quello che succede, ma se voglio farmene un'idea devo prendere i dati essenziali, pulirli dagli orpelli della retorica opportunista e cercare di arrivare a quelle verità che non vengono mai dette e che si cerca di tenere nascoste in ogni modo. E' un lavoraccio! E spesso non ho gli strumenti, le mie analisi possono seguire la logica, l'istinto, l'esperienza, ma anche di queste non posso essere sicura fino in fondo. 
E allora? E allora sempre più spesso spengo la porta del cervello dedicata all'ingresso delle informazioni e nell'attesa vana che i vacui protagonisti di questa oscura epoca storica si autoinfliggano pene corporali e spirituali di immane portata, baciati da chissà quale dio sulla fronte, mi dedico un po' ad altro. Leggo, ascolto musica (quando posso perchè, tra l'altro, devo anche lavorare), faccio cene con gli amici e passeggiate col cane. 
Ed è a questo punto che mi sento in colpa. Sì, perchè rinchiudermi nel mio mondo mi sembra una mancanza di partecipazione, un lasciarmi andare ad un'indifferenza che odio e che ho sempre contestato. Poi, come se non bastasse, mi viene il dubbio che anche questo faccia parte di quella famosa manipolazione: spingere a non pensare, a sentirsi sicuri solo nel proprio bozzolo, ad occuparsi di nient'altro che di sè stessi e dei propri interessi.
E allora mi riprendo, mi scrollo di dosso l'apatia, mi dedico un minuto di silenzio per le occasioni perse di pensare autonomamente e di mandare affanculo qualcuno e mi riprometto di non lasciare più che qualche altro neurone si spenga in attesa del caffè.

23 novembre 2015

Dedicato alle donne curde che combattono l'ISIS


Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano,
tutte le porte.
Io vado... madre...
Se non torno,
la mia anima sarà parola...
per tutti i poeti.
 
Abdulla Goran (Poeta curdo 1904 -1962)

19 novembre 2015

Il petrolio ha un suo prezzo, ma evidentemente non è solo quello espresso in dollari al barile.

E dopo aver detto tutto e molto di più, evocata ogni figura retorica, rivelati retroscena presunti e verosimili, precisata ogni più tenue sfumatura, che cosa resta? La disperazione di chi ha perso un familiare o un parente, il rimpianto per degli amici perduti, la rassegnazione e il disgusto dinanzi a un gioco troppo grande e che misura la nostra impotenza e il loro spregiudicato cinismo. La voglia di prendere le distanze da questo mondo che non è solo crudele ma soprattutto meschino.

A che cosa serve ampliare i poteri dei governi e degli apparati di polizia e di spionaggio? Ciò che accade è anche conseguenza di questi poteri fin troppo ampi e senza alcun effettivo controllo. Chi controlla i traffici di armi di ogni tipo e i flussi finanziari? Non sono sufficientemente ampi i poteri di chi da quasi quindici anni comanda guerre ininterrotte contro le popolazioni in gran parte inermi in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e Yemen?
 

Il presidente francese Hollande e le sue controparti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, ecc. dichiarano che gli attentati di Parigi (e quello all’aereo russo?) sono “un atto di guerra”. Con quale ipocrisia possono sostenere questa cosa dopo che le guerre imperialiste hanno ucciso milioni di persone, devastato interi paesi e trasformato decine di milioni di persone in rifugiati?
 

Sì, d’accordo, c’è anche la guerra tra sciiti e sunniti, quella turca contro i curdi, il ruolo dei regimi del Golfo, ma sono guerre che utilizzano le identità religiose ed etniche per scopi politici e di potere. E soprattutto non dimentichiamoci che questi stati nazionali sono stati costruiti a tavolino dalle potenze europee senza tener conto di ciò che contenevano. Non deve dunque meravigliare che infine – dopo la sconfitta dei movimenti nazionalisti arabi – la via per liberarsi dall’oppressione dei regimi e delle monarchie del petrolio – dove le moschee sono l’unico spazio di libertà – l’islam diventi la base della rivolta politica.
 

Ecco dunque perché dobbiamo interrogarci anzitutto sul ruolo degli Stati Uniti e delle potenze europee come causa principale del disastro in atto da decenni. Il petrolio ha un suo prezzo, ma evidentemente non è solo quello espresso in dollari al barile.

Olympe de Gouges

18 novembre 2015

Non è occidentale, l’argine più forte all’avanzata dell’isis è composto da Donne curde e musulmane.

Queste Donne rappresentano la resistenza curda che da anni ormai combatte i terroristi dell’Isis e va sottolineato che la maggior parte di loro sono musulmane. Chi oggi resiste e combatte il sedicente stato islamico in larghissima parte è musulmano. Ricordiamolo quando rivolgeremo un plauso a chi scrive “bastardi Islamici”. Ricordiamolo quando per la testa ci passerà l’illusione che la lotta dura l’abbia cominciata l’occidente solo da un pugno di mesi. Ricordiamolo quando pretenderemo che un miliardo e mezzo di musulmani prendano pubblicamente le distanze dallo Stato Islamico, da qualcosa che di fatto non esiste, quando il loro tributo di sangue e lotta quotidiano passa in sordina solo in occidente. Ricordiamolo quando penseremo alla Turchia di Erdogan, che è il primo e più utile interlocutore dei pasi occidentali, che queste combattenti Curde le sta letteralmente massacrando. Ricordiamolo, perché ci sono domande che aspettano ancora delle risposte che una buona parte dell’occidente prima o poi dovrà dare, perché questo cerchio del male, di terrore e di morte si dovrà chiudere ed in questo cerchio la supremazia occidentale ha sempre occupato un posto d’onore.
L'articolo completo qui.

14 novembre 2015

C'è un altro gioco da inventare: far sorridere il mondo.

Fatale è che si parli di guerra, volendo pensare e aspirare alla pace. Se non ci fossero le guerre, forse non ci sarebbe bisogno di sostenere la pace, perché sarebbe quella la condizione naturale della vita umana. Invece bisogna conquistare la pace come conseguenza delle guerre. E nel mondo, oggi come sempre, ci sono tante, troppe guerre. Forse solo la poesia riesce a commuovere i cuori. E i poeti forse sono i veri profeti della pace.




I bambini giocano alla guerra

I bambini giocano alla guerra.
È   raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.

È la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

 Bertolt Brecht

Io non prego per Parigi.

Da ieri continuo a vedere dappertutto questi post e immagini “prayforparis”.
Al momento, pregare è esattamente il CONTRARIO di quello che dovremmo fare.
Pregare significa accettare passivamente quello che succede e fare niente per cambiarlo, tranne chiedere a una qualche non identificata potenza superiore di fare qualcosa al posto nostro.
È un concetto legato alle favole religiose: sii passivo e obbedisci, sopporta le cose negative nella tua vita, e sarai ricompensato col paradiso.
Stronzate. Molta gente dimentica che la RELIGIONE È LA CAUSA di quello che sta succedendo, la religione è lo strumento usato dai potenti per manipolare le masse più povere e convincerle a fare qualsiasi cosa, terrorismo incluso.
E qual è la soluzione suggerita? Preghiera. Altra religione.
E certo, già che ci siamo, perchè non proviamo a risolvere il problema dell’inquinamento immettendo ancora più veleni dell’aria?

Checcazzo, CRESCETE, GENTE, non ci sono dei e non ci sono demoni.
Quello che accade nel mondo è nostra responsabilità, il bene o il male sono merito nostro e colpa nostra.
Io non prego. Non chiedo a qualche amico immaginario che vive in cielo di cambiare le cose al mio posto. Io agisco per cambiare le cose nel mio piccolo: col mio modo di pensare, il mio stile di vita, faccio la mia piccola parte per cambiare la società in una migliore, fatta di persone con la mente aperta da consapevolezza, istruzione, rispetto, tolleranza, non chiusa da oppressione religiosa, ignoranza e lavaggio del cervello.
Io non prego, io penso.


Antonio Fiocco 

Il male oscuro dell'umanità.

Non si puo’ morire a vent’anni mentre si mangia una pizza o si ascolta un po’ di musica e tutto intorno luccicano annunci di Natale. E’ successo ieri sera a Parigi ed è folle, insensato, purtroppo umano. Si, umano. Sono gli uomini la specie vivente che e’ stata capace di inventare ogni orrore, dalla guerra alla tortura, dal terrorismo all’oppressione sistematica dei propri simili. Sono gli uomini che non sembrano voler rinunciare, metter fine, a questa loro orrenda capacita’. “ Dio lo vuole” e’ uno slogan che attraversa i secoli ed, ancor oggi, rappresentanti di dei, trasformati nei peggiori mostri sanguinari, benedicono le truppe prima di ogni massacro, perche’ la guerra questo e’, massacro e distruzione. Nel nome della prepotenza e degli interessi di pochi. Nessun popolo e’ stato mai arricchito dall’orrore. Le sue elites, sempre. In queste ore drammatiche si parla di attacco alla nostra civilta’ e ai nostri valori. Si mente, spudoratamente, probabilmente mentre si progettano nuovi orrori. Sara’ un gran bel giorno quello in cui coraggiosamente ed onestamente riconosceremo la nostra vera natura e proveremo finalmente a farci i conti, dicendo basta, scrivendo la parola fine alla nostra possibilita’ di uccidere altri, alla nostra volonta’ di potenza sulla vita altrui. Quelli che hanno colpito Parigi vanno fermati, resi incapaci di nuove simili gesta. Farlo sul serio pero’ significa partire da noi stessi, da quello che abbiamo in comune con loro. Chi pensa che basti dichiarare nuove guerre fa un errore madornale e non e’ in buona fede. Sappiamo tutti che questa stagione di terrore che sembra non finire mai ha sue origini precise. Una delle piu’ importanti e’ stata la guerra “umanitaria” in Iraq. E’ stato allora che si e’ scoperchiato il vaso di Pandora degli attuali terrorismi che covavano nelle ceneri mai spente di un medioriente afflitto da politiche di dominio ad esso straniere, regimi corrotti nostri amici e la ferita annosa della questione palestinese. Quella guerra, il massacro iracheno, costato centinaia di migliaia di vite umane, fu una guerra di aggressione per lerci propositi. Giorni fa Tony Blair ha ammesso che si e’ commesso un errore. Che si, non era vero che quella guerra fosse necessaria per evitare a Saddam di utilizzare le sue armi di distruzione di massa. Non le aveva. In un mondo serio, i Tony Blair dovrebbero essere trascinati in tribunale. La loro liberta’ offende e, soprattutto, muove all’odio piu’ insensato tanta parte della gioventu’ mediorientale. Nessun giustificazionismo da parte mia, ci mancherebbe altro. Ho da sempre avuto disprezzo per chi uccide, immaginatevi poi cosa possa provare per chi spara nel mucchio uccidendo innocenti. Cerco solo di ragionare su cosa possa provare un padre iracheno cui sia stata intelligentemente colpita la casa che conteneva l’intera sua famiglia. O quel ragazzo che stava sposandosi e ha visto morire la sua donna ed i suoi amici perche’ un drone erroneamente li aveva scambiati per terroristi. O quella ragazza palestinese che da quando e’ nata conosce le sole parole dell’orrore. Quello prodotto dalla nostra “ civilta’ ”. E’ facile divengano preda dei signori del terrore. E’ possibile che si sentano martiri nel momento che facendosi esplodere dilaniando vite intorno a se. E gli esempi sarebbero, purtroppo, infiniti. E chi sono poi questi signori del terrore? Chi li ha addestrati ed armati? Quanti oscuri interessi e intrighi ne hanno protetto l’esistenza ed armato le mani? Quante volte ce ne siamo serviti? La Siria, ridotta a macerie e sangue, e’ solo l’ultimo tristissimo esempio. Il terrore va fermato e devono essere i popoli della terra a farlo. Potranno fermarlo solo idee e politiche nuove, spirito di pace e cooperazione. Giustizia, giustizia vera, quella che non guarda in faccia a nessuno, sul cui banco degli imputati un qualunque Ahmed e’ uguale ai Bush e ai Blair. Bisogna riaccendere le speranze ed agitare nuove bandiere, vessili credibili, non minacciosi emblemi di terrore ed ingiustizia che pretendono di essere il contrario. Nessun’altra guerra, da sola, potra’ mai riuscire a salvare il mondo dal suo male oscuro piu’ antico. L’incapacita’ di vivere alla pari con i propri simili e rispettarli.

Silvestro Montanaro

Capita a volte, sfogliando i giornali, di soffermarsi su un titolo e di non essere certi di aver letto bene.

E’ il caso della notizia pubblicata ieri da molti quotidiani: Picchia la moglie per 24 anni. Il giudice: "Non c’è colpa". E fa ancor di più strabuzzare gli occhi il sottotitolo. "La donna di fatto ha tollerato la condotta del marito". 
In estrema sintesi e massima semplificazione: è accaduto che una donna, per il solo fatto di aver tollerato, sopportato, subito in silenzio le violenze del marito per quasi un quarto di secolo, violenze riconosciute dai giudici del Tribunale di Genova, non abbia diritto ad un pizzico di giustizia. Anzi, da vittima questa donna si è trasformata quasi in colpevole: la sua colpa è quella di aver aspettato troppo a mettere fine all’incubo, è rimasta troppo in silenzio. Dunque, stando all’interpretazione del Tribunale, nei fatti ha assecondato il comportamento del gentil consorte, a cui dunque non verranno addebitate le colpe della separazione. Alla donna non resterà nulla: ricomincerà a cinquant’anni la sua nuova vita con un bagaglio di sofferenze sulle spalle, che nessuno potrà cancellare, un plico di referti del pronto soccorso accumulati negli anni e nemmeno un indennizzo per quanto subito per gran parte della sua vita. Se avesse parlato prima, se avesse deciso prima di mettere fine a quel matrimonio sbagliato, se avesse spezzato prima quella catena, allora sì, forse il marito avrebbe pagato qualcosa per la sua condotta. I giudici, in questo caso, non hanno minimamente pensato che forse la pressione sociale può alimentare "il senso del dovere" di una donna che ha provato a tenere in piedi la famiglia a tutti i costi. Forse ha avuto paura di lasciare comunque quello che rappresentava una sicurezza. Forse bisognava tener conto delle difficoltà psicologiche di chi deve ammettere di essersi sbagliata legando la sua vita a quella di un uomo non all’altezza. 
Già, troppi forse per mettercisi a pensare.
Sempre di ieri l'altra notizia similare: Picchia la moglie e la costringe a 7 aborti, allontanato da casa.
Dalle indagini della procura di Trani è emerso che la donna, quasi 10 anni fa, aveva provato a denunciare le violenze subite. Il marito, però, l’aveva costretta a ritirare la denuncia, con la minaccia di darle fuoco, insieme alle figlie e all’abitazione. Nelle scorse settimane la donna, dopo l’ennesima aggressione da parte del marito, ha riportato fratture e gravi ferite, tali da costringerla a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso. Per questi fatti l’uomo è indagato per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. Ma direi che può stare relativamente tranquillo, perché ora ha il precedente fornitogli dal Tribunale di Genova. Dieci anni sono un bel po’ di tempo, dopotutto. Se a questa tizia è bastata la minaccia del suo picchiatore abituale per ritirare la denuncia significa che la cosa le va bene, no?
Fatemi capire: un reato cessa di essere tale se la vittima lo subisce per lungo tempo? Picchiare un altro essere umano e procurargli lesioni è sbagliato ed è un crimine, che la vittima abbia sopportato o meno, che abbia urlato o no, che abbia denunciato o no. E’ vergognoso e assurdo che certe sentenze vengano emesse con tale leggerezza e con così tanto biasimo per le vittime. 
Ci sono troppe cose che rivelano l’insopportabile condizione cui ancora oggi sono costrette le donne, oltre ad evidenziare come talvolta la legge rischi pericolosamente di perdere il cuore del problema. 
Resta l’amarezza, lo stupore e soprattutto la rabbia. E resta l’urgenza italiana di dare alle vittime di violenza tutto il supporto necessario per trovare la forza di denunciare immediatamente ogni abuso

11 novembre 2015

Venti anni fa in Africa uccisero la poesia.

Lo accusarono di terrorismo e lo impiccarono, esattamente venti anni fa. Il suo unico torto era affermare a voce alta, per giunta in versi, il diritto della sua gente a non essere derubata, in un colpo solo, sia delle proprie ricchezze che della bellezza della terra in cui vivevano. La sua sentenza fu scritta dalle multinazionali petrolifere, Shell in testa, nuovi padroni del Delta del Niger, cioè di quella parte di Nigeria che è un autentico e immenso pozzo di petrolio. Un pozzo che avvelena l'ambiente dei residenti e distribuisce ricchezza solo e sempre altrove. A Port Arkut, capitale di questo bengodi, l'elettricità è per pochi. La notte si illumina di povere candele.
Ken Saro Wiva era poeta e scrittore di grandissimo valore. Consiglio a tutti il suo Sozaboy, straordinario racconto di quella grande fucina di romanzo popolare che è la Nigeria. Era una delle tante facce di un'Africa a testa alta, quasi tutte eliminate dalla furia di interessi famelici che a quel continente guardano solo come ad una preda.
Recentemente Shell è stata condannata a rimborsare con una ottantina di milioni i danni provocati all'ambiente. Poca cosa visto che gli esperti affermano che ci vorranno 30 anni per rimettere a posto le cose e tantissimo denaro in più per risanare ciò che decenni di svernamenti tossici hanno imputridito. Ovviamente a partire da una vera decisione di farlo.
Quella decisione è di là da venire. La ricchezza viene estratta a mani basse e vola via. L'avvelenamento continua. Il colonnello che firmò la condanna a morte di Ken Saro Wiva è appena stato nominato direttore nazionale delle dogane. Il nuovo presidente nigeriano è un generale golpista già stato al potere in anni in cui alle compagnie petrolifere tutto venne concesso.
 
"Fate ballare insieme la vostra rabbia e la vostra voglia di vivere…
faranno tacere ogni fucile crudele…
Ballate, danzate….". 

Ken Saro Wiva non perse mai la speranza. Sapeva che quella più vera non e' il povero sogno di un solo individuo. Quella vera marcia inesorabile sulle gambe dei tanti che hanno giusta rabbia e tanta legittima voglia di vivere. Contro di essa nessuna fune e nessuna arma potranno mai niente.

07 novembre 2015

I nostri entusiasmi diffusi. Per un contro-palco alla soubrette Matteo Salvini.

Dunque domenica la città di Bologna ospiterà la tournée della soubrette televisiva Matteo Salvini, accompagnata dalle coreografie dei signori della guerra tribali Berlusconi, Meloni, Storace.

Il copione, molto curato nei particolari, prevede l’intervento di alcune contromanifestazioni, opportunamente fronteggiate da poliziotti e carabinieri in assetto di guerra. Si auspica la conclusione ideale, cioè scontri, cariche, vetrine rotte e, possibilmente, dei feriti, anche se sarebbe troppo sperare in almeno un morto. Forse i tempi dei grandi coreografi, come il leggendario Francesco Kossiga, sono finiti per sempre. Ora gli organizzatori devono accontentarsi di quello che passa il convento. Si prevede che il pubblico pagante sarà numeroso, e quindi l’evento potrà considerarsi un successo. Come sempre, la soubrette, pagata coi soldi dello Stato, protetta dagli uomini in divisa pagati dallo Stato, in posa su un palcoscenico pagato dal Comune, si lancerà in una delle sue performances all’insegna della denuncia degli sprechi di denaro pubblico.

Si spera che i contestatori della tournée recitino la loro parte, senza rendersi conto, oppure senza volerlo ammettere, che è stata loro assegnata da altri.

Se faranno quanto loro richiesto, ossia spaccheranno cose, arredi, e permetteranno ai poliziotti di caricare, segneranno un’uscita dal reale. L’atto uscirà per forza dall’atto, e il pensiero cesserà di pensare, perché l’evento sarà solo un racconto, già scritto, già programmato, già metafisico, già prigioniero dei presupposti, già ordinario e controllato. Quello che vogliono i coreografi è esattamente questo: la selezione di un agire apparente, che si renda conforme all’immaginario cosiddetto esperienziale e proto-intuitivo dei media e della paura popolare. La soubrette vive di questo: la “mossa”, il can-can, il caos pianificato e previsto con epilogo possibilmente violento.

Se i contestatori vorranno riprendersi il tempo e lo spazio dovranno invece evitare la non-contestazione travestita da contestazione. Dovranno contrapporre alla necrofilia della coreografia dominante, al suo empirismo, il loro entusiasmo e il loro coraggio. Potrebbero riflettere su questa dedica di Gilles Deluze al suo maestro Jean Paul Sartre, del 1964: “Nel momento in cui diventiamo adulti, i nostri maestri sono quelli che ci colpiscono per una radicale novità, quelli che sanno inventare una tecnica artistica o letteraria, e trovare i modi di pensare che corrispondano alla nostra modernità, ovvero alle nostre difficoltà e ai nostri entusiasmi diffusi”.

I nostri entusiasmi diffusi. Alla fisiognomica lugubre della soubrette e dei suoi capi tribali potrebbero contrapporre una nuova azione, all’insegna del contro-intuito che può ribaltare il racconto empirico con un inizio e una fine già scritti. Potrebbero fare festa, suonare trombe e tromboni; ballare, cantare e gridare, per coprire le voci aggressive dei padroni della piazza; potrebbero sfilare nudi, come fanno spesso i loro fratelli e sorelle a Londra, opponendo una gioia e una libertà alla minaccia e alla maledizione dei fabbricanti di morte e di paura. Potrebbero esibire fantocci e ritratti alla Grosz dei padroni mediatici, gonfi di boria, di malattia mentale e di escrementi.

Potrebbero cioè avere fede nel reale, e liberarsi, forse per sempre, dalla metafisica.


Mauro Baldrati


http://www.carmillaonline.com/2015/11/07/i-nostri-entusiasmi-diffusi-per-un-contro-palco-alla-soubrette-matteo-salvini/

05 novembre 2015

Il luogo del pensiero.


Eppure continuando la nostra vita normale si potrebbe capire quello che ci serve, che ci è davvero essenziale. Si potrebbe guardare con un certo distacco, quasi sorridendo, tutto quello che accade nel delirio del mondo. Si potrebbe sognare un luogo immaginario e un po' inconsueto, un angelo inventato o forse vero. Il luogo del pensiero, un rifugio dove mettersi al riparo dall'affanno del presente e del futuro, uno spazio abitato dalle cose più vere come un piccolo mondo che io possa contenere. E allora superando le nostre ansie quotidiane noi potremmo ascoltare soltanto chi ci fa star bene. Noi potremmo più che altro occuparci di noi, cominciando da adesso prima che l'uomo muoia nel grande vuoto del suo successo. E potremmo costruire su un terreno precario e disastrato un individuo compiuto cosciente e intero.
Il luogo del pensiero per cercare al di là delle parole qualche cosa che assomigli a una morale dove un bimbo cresciuto senza neanche un modello possa già frequentare con rigore il giusto e il bello. Un luogo per trovare un barlume di coscienza dai problemi del sociale, alla sopravvivenza. Dove il gusto della vita pur concreto che sia, non diventa mai volgare perché ha dentro l'utopia. Che è il vero luogo del pensiero dove l'uomo del futuro sta crescendo con l'idea di sé ma con l'idea del mondo. Dove l'uomo più solo non è mai in un deserto se non chiude il proprio cuore ma ogni giorno sa tenere il cuore aperto. Coltivando quel tesoro che è racchiuso dentro al luogo del pensiero.

Giorgio Gaber
estratto da "Un'idiozia conquistata a fatica" (1997)


03 novembre 2015

Curvature

Il neo-commissario del Comune di Roma Tronca si è appena insediato.
Il suo primo gesto nel suo nuovo ruolo è stato andare a chiedere la legittimazione al Re del Vaticano.
Tronca sicuramente è visto di buon occhio dal Re, molto più di quanto non fosse il sindaco Marino. 
Nella foto vediamo Bergoglio mentre sostanzialmente conferisce al neo-commissario il permesso di governare Roma dal Campidoglio.
 

01 novembre 2015

Per non dimenticare.....Pier Paolo Pasolini, ammazzato nella notte tra il 1º e il 2 novembre 1975.


Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non
popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo
.