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31 dicembre 2021

I miei auguri.

Non sono mai stata molto propensa a rispettare la prassi che vuole la fine dell'anno pieno di aspettative future. Ormai sappiamo che domani sarà solo un altro giorno più o meno uguale a quelli passati, ma gli auguri li ho sempre fatti e li faccio con sincerità a tutti (o quasi 😏). Quest'anno però sono un po' più in imbarazzo. Fare gli auguri nella situazione in cui ci troviamo mi suona quasi privo di concretezza. Ci sono talmente tante cose da cambiare nel mondo che ci vorrebbe un miracolo per sistemarne anche solo una piccola parte. E io non credo nei miracoli.

Però credo nelle persone, poco e in poche ma ci credo ancora.
Perché se siamo stati capaci di fare tutti questi danni, forse potremmo essere capaci anche di fare l'esatto opposto e porre un minimo di rimedio agli errori che abbiamo commesso.
Lo so, si può definire utopia anche questa speranza, quasi come credere nei miracoli, ma credo che ormai sia chiaro che, se non invertiamo la rotta, di speranze non ce ne rimangono altre.
Quindi l'augurio onnicomprensivo che mi sento di fare è questo:
mi piacerebbe che tornassimo ad essere più consapevoli del ruolo che possiamo sostenere come umanità pensante e che questo ci fosse sufficiente a ricordare che basterebbe poco, in fondo, per essere qualcosa in più di numeri o molecole disperse a caso in questo mondo in balia dei venti. Un po' meno passivi e un po' più reattivi per tornare a percepire il senso e l'essenza della vita che, volenti o nolenti, ci troviamo a vivere, della rabbia positiva e costruttiva contro le ingiustizie, della possibilità di essere artefici di un qualche destino e non succubi produttori e consumatori, perché altrimenti non potremo dare colpa a nessuno di quel che sta succedendo. Prendiamo noi il timone di questa nave che sta naufragando o non ci sarà anno nuovo che tenga.
Auguri.
 

 

31 dicembre 2017

Finito un anno ne comincia un altro.


Ultimo giorno di un 2107, anno in saldo e d'occasione che sfuma, bonario e crudele come lo sconosciuto che lo sostituirà. Un anno di sguardi, parole, segnali che intrecciano i giorni che sono trascorsi, albe e tramonti, sempre uguali e sempre diversi, un alternarsi di successi e sconfitte. Un anno che si aggiunge nella scatola della memoria, fra quaderni ingialliti e immagini sbiadite.

L'ho già detto, non mi piacciono i bilanci, mi rattristano, ma è inevitabile pensare che un altro anno è passato e un altro pezzettino di vita mi è scivolato fra le dita. Non mi sento vecchia, ho ancora quel po' di energia vitale utile a non abbandonarmi alla senescenza. Mi sento però diversa da qualche anno fa, finito il disincanto ho il cuore che si lecca tante ferite, ma anche la mente più spalancata e gli occhi più vigili. Si cambia e ciò che lo definisce sono proprio le cose impolverate che stanno nella scatola dei ricordi, che fanno la nostra storia e che portano ad avere nuove prospettive, a porsi in modo diverso rispetto ai sentieri che si sono percorsi.

Ora, se credessi davvero che quel numero in più sul calendario potesse essere foriero di qualcosa di positivo, mi augurerei semplicemente di mantenere viva la curiosità e di non lasciarmi contagiare dall'indifferenza. Vorrei avere ancora una piccola regia nel film della mia vita per poter dire con orgoglio che il destino potrà anche starmi accanto ma non avrà certo mano libera. Per il resto va bene tutto, con queste premesse posso affrontare molte cose, compreso il senso di inutilità e impotenza che a volte fa capolino.

Per un augurio corale ribadisco quello che ho scritto aderendo all'iniziativa del Cavaliere oscuro:
Vorrei che ognuno trovasse il coraggio di fare delle scelte autonome, senza appoggiarsi al precostituito o delegare.
Vorrei che si tornasse ad assaggiare il sapore della responsabilità, nel bene e nel male, il senso umano dell'agire secondo coscienza.
Vorrei che si tornasse a pensare, un esercizio che pare dimenticato a vantaggio dei condizionamenti e vorrei infine che le persone si tornassero a parlare e ad ascoltare mostrandosi senza maschere, liberi di essere sé stessi.
Sembra un'utopia...e forse lo è...ma non è peccato sognare...


E continuando a sognare mi adeguo alla ritualità e finisco con un brindisi, che sia portatore di una ventata di aria nuova, spogliandoci di qualcosa di vecchio che stagna dentro di noi e sperando di riscoprire, tutti insieme, l'unico sentimento che ci salva da tutte le derive: l'amore, così che non si sentano rumori di bombe ma solo di baci e musica.


20 dicembre 2015

Il Natale secondo Pier Paolo Pasolini.

"Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!

Tanti auguri a chi morirà  di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà  o accoltellerà  chi abbia osato sorpassarlo o abbia osato dare una botta sul didietro della sua santa Seicento!

Tanti auguri a chi crederà  sul serio che l’orgasmo che l’agiterà  – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!

Gli auguri veri voglio farli a quelli che sono in carcere, qualunque cosa abbiano fatto (eccettuati i soliti fascisti, quei pochi che ci sono); è vero che ci sono in libertà  tanti disgraziati cioè tanti che hanno bisogno di auguri veri tutto l’anno (tutti noi, in fondo, perché siamo proprio delle povere creature brancolanti, con tutta la nostra sicurezza e il nostro sorriso presuntuoso).

Ma scelgo i carcerati per ragioni polemiche, oltre che per una certa simpatia naturale dovuta al fatto che, sapendolo o non sapendolo, volendolo o non volendolo, essi restano gli unici veri contestatori della società. Sono tutti appartenenti alla classe dominata, e i loro giudici sono tutti appartenenti alla classe dominante".

Da "Saggi sulla politica e sulla società", di P.P. Pasolini

31 dicembre 2014

Auguri d'umanità.


Rita Pani trova sempre le parole giuste:

Il problema di far gli auguri alla fine dell'anno, per quello che verrà, è come dire ad una persona che soffre d'insonnia: "Fai bei sogni!"
I sogni si possono anche sognare, ma poi ci si risveglia.
Sono auguri difficili da fare, perché per quanta sincerità ci si possa mettere, tutto suonerebbe terribilmente falso. Quindi inizio con l'augurare cose belle solo a chi le merita davvero, alle persone che son sempre persone, che si distinguono dalla gente, che in qualche modo mi hanno toccato il cuore. Le persone. Che della gente e della gentaglia son stufa da non poterne più.
Inutile augurare lavoro e dignità. Non ce n'è più per nessuno.
Posso augurare e augurarmi, che si possa tornare ad essere umani, e che nonostante la difficoltà della vita, si riesca di nuovo a gioire per le piccole cose, a gioire per le gioie altrui, ad essere tristi davvero per i dolori che sfiorano gli altri. Auguro che "condivisione" non sia solo una parola da social network, ma una regola di vita che possa aiutarci a rendere la vita di tutti un poco meno grama, sapendo che anche la "solitudine" è cosa diversa dall'essere fisicamente soli.
Auguro una vita che non ci faccia più sognare di morire. La serenità necessaria a sentirsi parte del tutto, e non organismi da rigettare.
Mi auguro che si possa tornare tutti a recepire il senso e l'essenza delle cose, che si possa tutti essere annoverati tra gli eroi di questo mondo, che ti fa speciale solo perché sei "normale" – fai il tuo dovere sempre e fino in fondo, hai rispetto di te stesso e dell'altrui, sei civile, onesto. Normalmente "per bene".
Auguro che ci si possa tornare a sentire mentre ci si ascolta, mentre ci si guarda negli occhi, mentre si stringono le mani, mentre si sente l'odore della disperazione altrui, che non dovrebbe essere solo l'ultimo modo che abbiamo per sentirci al sicuro e fortunati.
Forse non so fare gli auguri, perché avrei troppo da augurare ancora.
Quindi mi piacerebbe che fosse l'anno giusto per tornare ad essere coscienti di quanto piccoli siamo rispetto a tutto il resto, e che questo ci fosse sufficiente a ricordare che basterebbe poco, in fondo, per essere qualcosa in più di numeri o molecole disperse a caso in questo mondo.
Non è più tempo di auguri festosi, brillanti e scoppiettanti: è tempo d'augurarci di poter tornare ad essere vivi, veramente.
Rita Pani (APOLIDE)



23 dicembre 2014

Mi piacerebbe.....

 
Ci costruiamo case fatte di ipocrisia e di rassicuranti bugie. Le abitiamo con rumori sempre più vari e forti per coprire la voce della nostra anima che invoca libertà. 
Ci proteggiamo dal caldo, dal freddo, dalla pioggia, 
dallo sferzare del vento ma non riusciamo più a proteggerci da noi stessi . 
Ci diciamo liberi e padroni della nostra vita ma non riusciamo a spezzare i lacci che ci tengono legati al nulla. Viviamo da folli nelle prigioni 
che abbiamo costruito da soli. 
Pretendiamo di organizzare e motivare la vita degli altri. 
E non sappiamo più essere spontanei, 
non sappiamo leggerci dentro.

Ecco, mi piacerebbe che tutti noi imparassimo 
ad essere autentici, 
a lasciarci lavare dalla pioggia 
e ad asciugarci sotto un sole di rinnovamento, 
ad ascoltare la voce del mare ed il sibilo del vento. 
Mi piacerebbe che ognuno di noi potesse 
leggere negli occhi dell'altro, 
senza veli, 
riconoscendosi 
e ritrovandosi in un mattino gelido come questo,
sentire il calore, 
sentire l'amore. 

non voglio mica la luna!!!

31 dicembre 2012

Buon anno!

Vi auguro sogni
a non finire
la voglia furiosa
di realizzarne qualcuno
vi auguro di amare
ciò che si deve amare
e di dimenticare
ciò che si deve dimenticare
vi auguro passioni
vi auguro silenzi
vi auguro il canto degli uccelli
al risveglio
e risate di bambini
vi auguro di resistere
all’affondamento,
all’indifferenza,
alle virtù negative
della nostra epoca.
Vi auguro soprattutto
di essere voi stessi.

Jacques Brel




24 dicembre 2012

Santa ipocrisia del natale.



In questi giorni tante parole si sprecheranno in tanti bei discorsi. Tanti inviti a coltivare amore, pace e fratellanza. I padroni, i burocrati, i politicanti, ossia lo stato e la chiesa cattolica, su 365 giorni che compongono l’anno solare, il 25 dicembre, scoprono il filantropismo e attraverso i mezzi di comunicazione del regime di dominio di cui sono ideatori e detentori, quasi quasi è come se volessero imporre a tutti per decreto di dimostrare bontà verso il prossimo: ci invitano ad accogliere i poveri nelle nostre convivialità di famiglia e a fare lo stesso con gli immigrati, che si sono trovati costretti a lasciare casa e famiglia in cerca di fortuna altrove; ci invitano a soccorrere gli ammalati che necessitano di cure; ci invitano a diffondere messaggi di pace e bandire la guerra.

Ma io vi chiedo: mostrarsi buoni per un giorno e poi rubare, sfruttare, provocare morte e miseria ai propri simili per gli altri 364 giorni dell’anno, è bontà o è ipocrisia? Invitare il povero alla propria tavola per un giorno e lasciarlo morire di fame gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

Mostrarsi cordiali con l’immigrato per un giorno e perseguitarlo gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

Soccorrere chi soffre per un giorno e lasciarlo nella sua sofferenza gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

Inneggiare alla pace universale per un giorno e fare la guerra gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?

E ancora vi chiedo: come pensate si possa risolvere il problema di intere generazioni che 365 giorni su 365 risultano essere senza prospettive di lavoro e senza futuro, di chi il lavoro ce l’ha ma viene sfruttato con basse paghe 365 giorni su 365, di chi ha lavorato una vita e percepisce 365 giorni su 365 una pensione da fame, dei tanti che 365 giorni su 365 non hanno i soldi per fare la spesa, ecc. ecc. ecc?

Pensate veramente che tutto ciò si possa risolverlo con un bel discorso di fine anno o con una predica nella messa solenne?

E anche noi, poveri illusi, che ci auguriamo felicità l’un l’altro sapendo benissimo che l’anno prossimo saremo sempre qui, in questo mondo che a pochi concede opulenza, ricchezza ed a molti miseria, povertà. Saremo sempre qui, allo stesso punto, fino a che ci saranno coloro che vogliono mantenere questo status quo di barbarie di cui sono ideatori e detentori, questo status quo che a loro garantisce una vita piena di benessere e a tutti gli altri una vita fatta di stenti, questo status quo che ci invita per un giorno, il 25 dicembre, ad essere caritatevoli, ma non col fine di regalare qualche attimo di felicità al povero, al perseguitato, a chi soffre, bensì col fine subdolo di regalare felicità a chi la carità la concede, perché se può concederla vuol dire che può lui illudersi di star bene, di non appartenere alla classe dei poveri.

Vogliamo continuare a  prendere parte a questa ipocrita sceneggiata?

Prepariamoci allora a fare gli ipocriti tante altre volte ancora, prepariamoci agli auguri del buon natale del 2013, del 2014, del 2015 ecc. ecc. e ad azioni di carità limitate a un giorno.

Non sarà la carità che sconfigge questo iniquo mondo di poveri, di padroni e servi. La carità questo iniquo mondo non lo distrugge, anzi semplicemente lo alimenta.

La carità per esserci ha bisogno dei “ricchi veri”, ossia dei padroni, dei burocrati, dei politicanti, dello stato e della chiesa cattolica che la pubblicizzino per fargliela poi fare ai “ricchi d’illusione”, ossia a quanti possano almeno per un giorno sentirsi ricchi tanto da poter concedere la carità a chi invece è povero.

Non pensate che sia ora di finirla con questa sceneggiata? Non pensate che sia ora di finirla di essere complici di questo iniquo sistema sociale che uccide l’uguaglianza producendo e moltiplicando le disuguaglianze?

Se pensate ciò, le armi a disposizione le abbiamo per cambiare questo iniquo status quo, e non sono certamente gli auguri di buon natale e la carità, ma sono invece la solidarietà e il mutuo appoggio quotidiani e non solo il 25 dicembre. Sono l'unione e la voglia di lottare ogni giorno insieme, poveri, immigrati, lavoratori, disoccupati, pensionati, ecc. con l’intento di distruggere dominio e costruire libertà, con l’intento di edificare insieme un mondo nuovo, una società nuova, non più di ricchi e poveri ma di uomini e donne libere ed uguali.

30 dicembre 2011

Due pesi e due misure.

   

Buon anno agli indifferenti e ai consapevoli.
Buon anno a chi butta nei cassonetti ciò che non serve più e a chi, invece,  nei cassonetti trova ciò che gli serve per non morire di fame.
Buon anno a chi gioca in borsa e a chi, invece, rovista nella borsa per vedere se c’è rimasto qualcosa.
Buon anno a chi ha i soldi all’estero e a chi, invece, i soldi non ce li ha nemmeno in Italia.
Buon anno a chi pensa a come non pagare le tasse e a chi, invece, non sa proprio come fare a pagarle.
Buon anno a chi passa il capodanno nella seconda casa e a chi, invece, non ha più una casa per viverci tutto l’anno.
Buon anno a chi ha studiato e sa come vanno le cose e a chi, invece, non ha potuto studiare ma ha imparato sulla propria pelle come vanno davvero le cose.
Buon anno a chi paga per un po’ di sesso e a chi, invece, per amore, paga con la vita.
Buon anno a chi pensa al diverso come nemico e a chi, invece, pensa che solo nella diversità ci sia la possibilità di crescere.
Buon anno a chi pensa che i misteri siano da accettare e a chi, invece, pensa che i misteri non ci debbano proprio essere.
A tutti un buon anno, ma non per tutti uguale.