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16 maggio 2020

Mi sono sentita strana quel giorno.


L'avevo fatto. Avevo detto no. Un no che mi costava tanto, un no che avrebbe cambiato la mia vita senza sapere come sarebbe cambiata. Era quasi salito da solo dalla gola dopo tanti sì obbligati che lo spingevano giù. Si era arrampicato ed era cresciuto piano piano come un seme che sta germogliando e che alla fine spacca prepotente il terreno che lo teneva rinchiuso.
Mi sono sentita strana perché non lo avevo mai fatto e non sapevo di essere capace di farlo, anche se lo desideravo. Avevo sempre e solo pensato alle conseguenze, a quello che avrebbe innescato in coloro che lo avrebbero subito: incredulità, delusione, ostilità, ripudio. Tutte cose che sembravano pesare troppo di più dei miei bisogni inconfessati sulla bilancia dei sensi di colpa. 
Quel giorno l'ho detto e ho sofferto perché ho dovuto essere esattamente come gli altri mi hanno visto: fredda, determinata e anche un po' cattiva perché ho pensato solo a me stessa. Quella stessa fredda determinazione che mi ha permesso di non voltarmi più indietro e scrollarmi definitivamente di dosso i retaggi che provavano a riaffacciarsi. La mia vita è cambiata, non certo io che quel no ce l'avevo sempre avuto dentro. Gli anni mi hanno dimostrato che vale sempre la pena dire no se l'istinto è quello, se dirlo è espressione di sé, scardinamento di porte chiuse, rifiuto del perbenismo interessato, dell'ipocrisia e dell'ingiustizia. Vale sempre la pena buttare all'aria l'insostenibile e ricominciare da zero se farlo è rivalutazione personale.
Non credo di essere né fredda né cattiva, determinata sì, anche se con qualche inevitabile cedimento di percorso. Quel primo e sofferto no mi ha aiutato a dirne altri senza paura, a camminare lungo la strada che mi suggerisce la coscienza e a mantenere intatta la mia dignità. Ne è valsa davvero la pena.



29 maggio 2016

Nessuno morirebbe nel Mediterraneo se...

Da Pressenza.
Le stragi nel Mediterraneo avvengono per decisione dei governi europei.
Se un qualunque governo europeo finalmente consentisse ad ogni essere umano di poter giungere qui in modo legale e sicuro, la strage cesserebbe.
Nessuno morirebbe nel Mediterraneo.
Se non fornissimo le armi ai dittatori, ai terroristi, alle organizzazioni mafiose.
Se non rapinassimo i popoli del sud del mondo, se non devastassimo e desertificassimo i loro paesi.
Se non riducessimo miliardi di esseri umani alla fame e alla disperazione, alla schiavitù e all’inedia, al terrore e all’orrore.
Se riconoscessimo che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.
Se riconoscessimo che salvare le vite è il primo dovere.
Se consentissimo ad ogni essere umano di muoversi liberamente su questo unico pianeta casa comune dell’umanità.
Se permettessimo ad ogni essere umano di viaggiare in modo legale e sicuro e di scegliere dove vivere in sicurezza e serenità.
Se ammettessimo che è giusto che tutti gli esseri umani godano degli stessi diritti di noi europei.
Se prendessimo sul serio la Dichiarazione universale dei diritti umani; la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea; la Costituzione della Repubblica Italiana.
Se rompessimo ogni complicità con i dittatori, i terroristi, le organizzazioni mafiose, i poteri schiavisti ed ecocidi.
Nessuno morirebbe nel Mediterraneo.
Se a tutte le persone in fuga dalla morte e dall’orrore consentissimo di porsi in salvo viaggiando in modo legale e sicuro.
Se soccorressimo, accogliessimo, assistessimo le persone che chiedono il nostro aiuto, che hanno diritto al nostro aiuto, che è nostro dovere aiutare.
Nessuno morirebbe nel Mediterraneo.
Se il nostro governo non li facesse morire negando loro il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro, costringendo così innumerevoli innocenti in fuga dalla fame e dalle guerre, dall’orrore e dalla morte, a gettarsi tra gli artigli delle mafie dei trafficanti per tentar di salvare le proprie vite.
Se i paesi europei non li facessero morire perseverando in una politica colonialista e razzista, militarista e maschilista, schiavista ed ecocida, di rapinatori e vampiri.
Se le istituzioni europee decidessero finalmente di prendere sul serio e rispettare i propri codici penali che condannano l’omicidio e l’omissione di soccorso.
Se il popolo italiano, i popoli europei, si battessero per ottenere subito il riconoscimento del diritto di ogni essere umano a giungere qui in modo legale e sicuro.
Se i nostri governi cessassero di fare ed alimentare le guerre, cessassero di essere complici e sicari dei poteri che rapinano interi continenti, cessassero di favoreggiare le mafie schiaviste.
Nessuno morirebbe nel Mediterraneo.
Sia riconosciuto subito il diritto di tutti gli esseri umani a giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.
E per tutte le persone in pericolo di vita si appronti subito un servizio di trasporto pubblico e gratuito.
Ed in tutti i luoghi ove occorre, siano recati subito aiuti umanitari.
Si adotti finalmente la politica dell’umanità.
Si adotti finalmente la politica della nonviolenza.
Si adotti finalmente la politica esatta dai grandi documenti giuridici dell’umanità.
Nessuno morirebbe nel Mediterraneo.
Le stragi nel Mediterraneo avvengono per decisione dei governi europei.
Se un qualunque governo europeo finalmente consentisse ad ogni essere umano di poter giungere qui in modo legale e sicuro, la strage cesserebbe.
Nessuno morirebbe nel Mediterraneo.

08 gennaio 2013

Noi, lo zoo degli zombie e l’assedio della mediocrità.

Ti guardi attorno, e vedi quasi solo mediocrità. Cialtroneria, mancanza di rispetto, ignoranza. L’amore per il lavoro libero, fatto bene, è roba in via di estinzione. Il piacere del lavoro ben fatto, lo chiamava Primo Levi. Tutto è fatica mentale: scostarsi dal binario, aggregare anime affini. Fatica sterminata. Psicologica, prima ancora che politica. Paure, dipendenze, pigrizia. Siamo stati rincoglioniti con sapienza, con metodo. Letterati, filosofi, poeti e teologi si occupano di parole come valori, dignità. Uno zoo di addetti ai lavori. Lo siamo tutti, addetti ai lavori. Siamo noi, lo zoo. E tuttavia: trovo la mediocrità infallibilmente offensiva. C’è una sciatteria universale fatta di imprecisione, intempestività, approssimazione. La banale, semplice puntualità è stata derubricata. Le parole viaggiano velocissime, ma non contengono quasi più niente.
Ci sono anche i cattivi, immancabili, ma sarebbero ben poca cosa se avessero di fronte qualcosa di diverso dallo zoo degli zombie. La cui specialità (salvo eccezioni, per fortuna non così introvabili) è una mediocrità tombale, frutto, si direbbe, dell’assenza di qualsiasi pensiero, a motivare (a monte) qualsiasi forma di necessaria autodisciplina. Mediocri produttori, mediocri industriali, mediocri consumatori. Mediocri utenti di mediocri narrazioni. Mediocre passato e mediocre presente, il futuro semplicemente non esiste, ma se esistesse sarebbe anch’esso desolatamente mediocre. Mario Draghi, Marchionne: loro non sono per niente mediocri. Della mediocrità, Mario Monti indossa soltanto la maschera. Poi ci sono gli esausti, i terminali, gli sfiduciati, i disarcionati. I dissidenti consapevoli. E sono tanti. E sono stanchi. Perché tutto quello che vedono, attorno a loro, è soltanto mediocrità. Un assedio apocalittico, mai visto prima.
Hitler, Stalin, Churchill, Mussolini, Roosevelt. Tutto erano, fuorché mediocri. Non poteva essere mediocre Yurij Gagarin. Né il collega aviatore Anatolij Grishenko, l’elicotterista che si immolò (volontario) per tappare il reattore di Chernobyl. Mediocre è il direttore della Tepco, che mentì spudoratamente ai giapponesi spaventati da Fukushima. Mediocre è il calcolo, mediocre è la menzogna. Mediocre è chi presume di sapere, chi si affanna a conoscere l’opinione altrui al solo scopo di manipolarla. Nove volte su dieci, mediocre è chi bussa alla porta, chi ti fa squillare il telefono. E se non è mediocre, è rassegnato alla mediocrità generale. Mediocre è la merce del supermercato, mediocre (e sfruttato) il lavoro che l’ha prodotta. Veleni mediocri, chimica mediocre, cibo mediocre come l’esistenza che di esso si nutre. La mediocrità è pericolosa, perché disattiva i dispositivi di allarme e disabilita il cervello. Fa a meno dell’intelligenza, della capacità di scegliere e di desiderare.
È spaventoso lo scempio della bellezza compiuto dalla cosiddetta arte contemporanea, perfetta mimesi dell’usa e getta industriale. Pura celebrazione del nulla – e voluttuosa, anche – di una sfrontatezza da parata nazista, autoritaria e cialtrona come la sottocultura che l’ha prodotta. La bellezza resta un pericolo: la sua percezione necessita di silenzio selettivo, contemplazione, ascolto. Siamo intasati di impulsi elettronici, come un esercito in guerra: in teoria è per veicolare informazioni; in pratica, l’affollamento di iper-informazione ottiene il risultato contrario, rende insensibili e indifferenti. Troppe voci, nessuna voce. Il tempo è ricodificato, riempito, allagato di non-informazioni (e senza arrivare al dolo, quello della cosiddetta informazione: che non solo disinforma attivamente, ma dà alle vittime l’illusoria sensazione di essere efficacemente informate).
È troppo poco, definire tutto questo mediocrità? So questo: se qualcuno si rapporta con te in modo non mediocre, amico o nemico che sia, ti obbliga automaticamente a dare il meglio, non il peggio. Musica mediocre, film mediocri, libri mediocri. È un piano prestabilito o una semplice conseguenza? È così comoda, la mediocrità. È una sorta di anestesia, di psicofarmaco. La ricostruzione di un’estetica alternativa non è ragionevolmente alla portata di nessuna coalizione basata su forze umane indipendenti. 
Come ebbe a dire il vecchio Dylan in un’intervista: «Ammettiamolo: ha vinto Walt Disney. Quindi, abbiamo perso tutti».
(Giorgio Cattaneo, “Mediocrità”, da “Megachip” del 6 gennaio 2013).

19 ottobre 2011

Cambio tattica!


Voglio sperare che sia una svista, una valutazione superficiale, una reazione incontrollata.


Voglio sperare che il ministro Maroni e l'onorevole Di Pietro non intendano veramente ritirare fuori dal cassetto la legge Reale del 1975.


Voglio sperare che Di Pietro sia stato vittima di un momento di ansia da prestazione e che Maroni abbia solo perso un’occasione per stare zitto.


Voglio sperare che non ci si faccia prendere la mano da leggi “speciali” che più fasciste non si può, in risposta a eventi di piazza, mentre nulla è in cantiere per evitare altri casi Thyssen, altri crolli di Barletta, di case dello Studente a l'Aquila e mentre nulla si fa per affrontare i temi che i ragazzi stanno portando in piazza:
precarietà,
disoccupazione,
lavoro,
dignità.


Le associazioni cattoliche riunite in un seminario a Todi hanno chiesto un altro governo, che sia più forte di quello attuale per affrontare i problemi del paese.


Voglio sperare che non intendessero questo!!!


Ecco, voglio sperare che il governo non smentisca la verità e che ora cominci a fare queste cose: 


si occupi di salari, 


nomini sottosegretari competenti che sappiano almeno cos’è il Sistri, 


sappia dare risposte a chi è senza lavoro e alle proteste di chi scende in piazza (e non per fare disordini) , 


sappia gestire l'ordine pubblico (punendo chi invece scende in piazza solo per distruggere), 


si faccia carico di rendere chiari e trasparenti gli appalti pubblici senza passare per faccendieri.


E senza ricorrere a leggi speciali!!!

Sono ottimista?

Dal film "Gli anni ruggenti" di Luigi Zampa, la scena degli arresti preventivi, in vista della festa del fascio. 

Appunto.