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07 giugno 2026

Domande e risposte.

 

Ci insegnano a cercare risposte alle domande. A essere sicuri, decisi, coerenti. A considerare il dubbio come un'incertezza da superare il prima possibile.
Eppure molte delle domande più importanti della nostra vita non hanno una risposta immediata.
Cosa voglio fare? 
Cosa voglio essere?
Sto andando nella direzione giusta?
Quello che penso oggi sarà ancora vero domani?
Con la sua frase «Tra le cose sicure la più sicura è il dubbio», Bertolt Brecht ci invita a guardare il dubbio da un'altra prospettiva. Non come un ostacolo, ma come un segno di apertura. Come la dimostrazione che stiamo ancora osservando il mondo con curiosità, che non abbiamo smesso di metterci in discussione, che siamo disposti a cambiare idea quando incontriamo qualcosa che ci trasforma.
Forse la cultura nasce anche qui. Non nelle certezze che accumuliamo, ma nelle domande che continuiamo a porci. In quelle letture che ci fanno vacillare. In quelle conversazioni che ci costringono a guardare le cose da un punto di vista diverso. In quei momenti in cui scopriamo che la realtà è più complessa di quanto pensassimo.
Perché non sempre cresciamo quando troviamo una risposta. A volte cresciamo quando impariamo a convivere con una domanda.
 
Qual è una domanda che ti accompagna da tempo e alla quale non hai ancora trovato una risposta?

17 settembre 2018

Domande.

Ammettiamo che esista un grande libro su cui ognuno di noi può scrivere una domanda e ricevere una risposta, qualsiasi tipo di domanda ma una sola. Che domanda fareste? Può sembrare un po' sciocco, ma pensateci un attimo. Fareste una "grande" domanda o semplicemente qualcosa che stuzzica la fantasia in quel momento? 
Ok, è un gioco, ma credo sia importante fare e farsi domande. La maggior parte delle grandi scoperte e rivelazioni sono il risultato dell’aver posto domande, grandi o piccole che siano. Le domande sono il precursore, o la causa prima, in ogni ramo della conoscenza umana e quindi di noi stessi. Quelle cose che abbiamo studiato a scuola sono derivate da domande. Domande che ci aprono a quello che prima non conoscevamo. Un modo per dissipare lo sconosciuto ed esplorare nuovi territori, un catalizzatore per la trasformazione. Per crescere, sempre, per andare oltre.
Detto questo, faccio una domanda: non avete l'impressione che fare domande non venga incoraggiato? Che tutti ci crogioliamo in granitiche certezze di cui nessuno è certo? Nell'istante in cui ci si fa una domanda e si cerca una risposta, si apre la porta ad un campo di possibilità infinite che può condurre fuori dalla zona protetta che ci si è costruito e in cui ci si sente al sicuro. Paura delle risposte? La maggior parte della gente preferisce rimanere nella sicurezza del conosciuto piuttosto che andare in cerca di guai. Anche se vanno a sbattere direttamente contro una domanda, molto probabilmente se la danno a gambe, ficcano la testa nella sabbia o si mettono subito a fare qualcos'altro.
Il divertimento della vita (se ce n'è uno) è proprio quello di scoprire cose nuove e invece, nella nostra cultura, siamo stati condizionati a considerare il "non sapere" come qualcosa di inaccettabile e negativo, una sorta di fallimento. Per questo non ci facciamo domande? Per non far sapere che non sappiamo?
Una delle cose che rendono grande la scienza è la premessa che quello che si pensa di sapere oggi verrà probabilmente dimostrato falso domani. Le teorie del passato sono servite come piattaforma per salire più in alto. Ed è soltanto facendo domande, sfidando le presupposizioni e le "verità" date per scontate che la scienza progredisce. 
E se questo risultasse vero anche per quanto riguarda la nostra vita personale, la nostra crescita e il nostro progresso individuale?
"Io so di non sapere" diceva Socrate. Credo che in quest'era di overload comunicativo, nel quale ogni affermazione contiene in sé la presunzione di verità, si vada esattamente all'opposto di questa tesi. 
Dire "so di non sapere" significa che siamo padroni dei nostri ragionamenti e possiamo fare domande orientate e intelligenti per far progredire il nostro sapere, perché sono le domande ben poste che muovono lo sviluppo umano. E credo anche che questa capacità debba essere recuperata perché, in tempi di estrema vulnerabilità, per difenderci dall'invasione continua che riceviamo da mille canali, ci può permettere di ritrovare quella gentilezza e cura per noi stessi e per chi ci circonda che può fare di ogni cosa sconosciuta una possibile crescita reciproca.
Il non-sapere è la nostra più grande ricchezza e opportunità che smuove la creatività e ci rende capaci di cambiare, anzi di migliorare.

31 agosto 2012

A domanda rispondi....

Cosa direste se i Buddisti, i Maghi d'Italia o i Testimoni di Geova tenessero da un qualche loro improbabile santuario un sermone per indicare a governo e partiti italiani la politica da seguire? Ridereste, ammesso di trovarne notizia in qualche rubrica di "curiosità". Eppure ieri il "general" Angelo Bagnasco lo ha fatto, in qualità di capo dei vescovi italiani. E giornali e tv ci hanno inzuppato i titoli. Senza ridere.
Maghi, spiritisti, induisti, buddisti hanno qualche responsabilità nelle infinite disgrazie della nostra penisola? A loro si possono imputare gli ostacoli posti allo sviluppo della scienza? Hanno colpa nella formazione di uno spirito bacchettone e ipocrita che distingue gli italiani nel mondo? Hanno aiutato l'avvento del fascismo o il permanere di Berlusconi? Danno il loro sostegno al governo suicidatore Monti-Fornero-Passera e alla pletora di ministri reclutati nelle sacrestie nelle comunità sant'Egidio o nelle università cattoliche? Sono coinvolti nell'accumulo di immobili a spese dello stato? Ci indottrinano i figli a nostre spese? Ci marchiano appena nati per poterci reclamare vita natural durante come loro proprietà? Decidono quando dobbiamo morire e come? Occupano con i loro amuleti gli spazi pubblici? S'intrufolano negli ospedali per carpire il bacio del crocifisso ai moribondi?
La risposta a tutte queste domande è no. 

Mentre per la Chiesa è sì.
Ma aver rotto i coglioni per venti secoli dà sul serio il diritto di continuare a farlo? La risposta è ancora sì, finché una classe dirigente genuflessa e devota, per ragioni di bottega, glielo permette, commentando, lodando, eseguendo e trasmettendo a reti unificate, come fossero un distillato di scienza, le insulse banalità che un vecchio comico genovese vestito da pagliaccio va dicendo su economia, famiglia, lavoro, procreazione assistita e mille altre cose, di cui nulla sa.


Eppure sono certa che nella Bibbia è celato anche l'undicesimo comandamento: fatti i cazzi tuoi......
Evidentemente la chiesa è riuscito a nasconderlo....



Link 
http://www.uaar.it/news/2012/08/29/cardinale-bagnasco-detta-agenda-anche-futuro-governo/
http://www.repubblica.it/politica/2012/08/29/news/bagnasco_rifondare_politica_e_stato_legge_40_magistratura_italiana_surclassata-41653302/
http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=33328&typeb=0&Politica-il-pagliaccio-genovese-detta-l-agenda