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28 marzo 2025

Silenzi.

Ci sono molte parole per definire il silenzio. Nel vocabolario la parola silenzio è riferita o all’assenza di parola o in senso figurato alla presenza del gesto. Se si cerca su internet la parola silenzio si viene bombardati da centinaia di articoli.  

Come strumento di ascolto può favorire la percezione del proprio spazio interiore, acuisce la sensibilità, la capacità di sintonizzarsi sul respiro, di ascoltare il corpo. Può essere uno strumento potentissimo per entrare in relazione con i nostri pensieri, giudizi, opinioni. Può favorire l'osservazione, la percezione del mondo circostante, la sensibilità al suono e l'ascolto di sé stessi.  

Come modalità comunicativa può indicare di tutto sebbene si tratti di un caso limite di comunicazione, ambigua, regolata dal contesto. Tra i significati negativi del silenzio c’è la frustrazione, l’estraniamento, l’impotenza, l’infelicità, l’affermazione del proprio potere. La possibilità di fraintendimento è maggiore in caso di silenzio anche perché spesso indica cose che non si possono dire per dissenso o disprezzo. 

E' comunque sempre un messaggio, ma come interpretarlo? Perché alcune persone scelgono di rimanere in silenzio piuttosto che discutere?

Tutto dipende dalle circostanze e dal modo di ragionare della persona in sé e non credo che esista una sola risposta valida. Chi adotta questa modalità può farlo per diversi motivi. Può non sentirsi capito, e quindi trova inutile parlare a chi non sa ascoltare. Oppure può essere offeso dal nostro atteggiamento e vuole che siamo noi a capirlo da soli. Ci sono mille possibilità che possono essere più o meno importanti a seconda delle persone interessate.

Le cose si complicano quando a rimanere in silenzio è una persona con cui c'è un rapporto di una certa importanza ma che non ha tutti i crismi della normalità. Parlo di me, ovviamente, di un rapporto con una persona con cui ho avuto un legame sentimentale importante circa quarant'anni fa, che si è rifatta viva dopo tanto tempo, ma che ancora oggi come allora, ha qualche restrizione di tipo matrimoniale (sono bravissima a incasinarmi la vita!)

Sia chiaro che ho smesso da tempo di soffrire di pene d'amore, quelle forti passioni fanno parte dei bei ricordi a cui tornare con tenerezza. Questo suo riaffiorare dal passato mi ha fatto piacere, ho ritrovato la sintonia che ci univa, la piacevolezza del dialogo e un affetto persistente. Niente di più. Niente stravolgimenti amorosi e nessun obiettivo. Solo ed esclusivamente il piacere di un'amichevole frequentazione quando possibile.

E' logico che le nostre comunicazioni, vista la sua situazione ancora in atto, subiscano gli effetti dell'ingiustificata gelosia della moglie e si svolgano principalmente su WhatsApp. Non amo particolarmente questa modalità, quelle faccine usate con tanta generosità non possono sostituire il suono della voce da cui si possono intuire inflessioni e umori. Però pare che non sia possibile fare altro e quindi mi adeguo. 

E allora si mandano messaggi, si aspetta la spunta blu e la risposta. Per un po' di tempo questo dialogo virtuale è stato frequente e veloce, segno di un interesse comunicativo in atto, ma ora qualcosa è cambiato. E' più di una settimana che aspetto una risposta ad un messaggio assolutamente innocente e dall'altra parte c'è il silenzio.

Mi servo di questo spazio (in fondo è il mio diario personale no?) per rivolgergli una domanda, anche se non credo la leggerà o anche se la leggesse non mi risponderà. La domanda è: perché questo silenzio?

Sono a conoscenza delle mille difficoltà che stai incontrando a gestire la tua vita, delle persone e delle decisioni che dipendono da te e della tua non semplice condizione. Capisco tutto e sono ben lontana dal pretendere qualcosa. Ma due secondi per digitare sul cellulare un semplice: "Scusami, ho dei problemi, ci sentiamo appena mi sarà possibile" lo dovresti trovare abbastanza facilmente. Anche senza emoticon, non ti preoccupare, capisco lo stesso. Non lasciare che mi sorga il dubbio di una mancanza d'interesse o del desiderio di chiudere la frequentazione. Che mi starebbe anche bene, ho vissuto senza la tua presenza per tutto questo tempo e non mi cambierebbe niente, l'importante è che lo sappia. E' il non sapere che mi mette in difficoltà.




Aggiornamento. Comincio a pensare che la telepatia esista davvero. Stavo scrivendo questo post ed è arrivata la risposta che aspettavo. 

Ci sono problemi. Ok, mi dispiace , ma adesso che lo so non mi farò più tante domende. Ci voleva tanto?

Ti voglio bene. Per quello che c'è stato e per quello che c'è. 






10 gennaio 2018

Non basterà il silenzio.

Continuano i naufragi nel Mediterraneo e nessuno ne parla più di tanto. Sì, lo dicono, ma sembra più una statistica che altro, numeri da aggiungere e basta. Come se ci fosse una certa ritrosia nel commentare questo stillicidio, come se ignorarne la gravità potesse sminuirlo, così da sentirne meno la responsabilità. Sì, perché di responsabilità si tratta, e di conseguenze derivate da strategie politiche e commerciali. Ma non mi dilungherò su questo argomento, tutti ne siamo consapevoli e colpevoli, qualcuno più di altri. 
Il pensiero che voglio esprimere è che, guardando negli occhi quelle persone, ci leggo tutta la storia della loro disperazione, le loro speranze tradite e anche la sorpresa, feroce, per la negazione di un diritto elementare: vivere. E mi sento in difetto perché non posso che rendermene conto senza poter fare niente. Quelli che avrebbero il potere di fare qualcosa non si avvicinano nemmeno, non li guardano quegli occhi, la pietà non si addice all'ambizione. Quelli che avrebbero il potere di farlo sono impegnati altrove, a rimescolare interessi e opportunità, a costruire barriere per nascondere ciò che hanno rubato, a seminare l'odio che esce dalla loro pochezza interiore. 
Voglio però consolarmi pensando che tutto questo non si fermerà. Il mondo non si fermerà, non per niente gira in tondo. Tutti siamo migranti, da sempre. Storie e colori si sono fusi e si fonderanno creando sempre nuovi arcobaleni e nuove vite da raccontare. E se non ci fosse chi si oppone al cambiamento non ci sarebbero nemmeno le vittime sacrificali. Dunque rassegnatevi signori del potere, potete ignorarli, speculare su di loro, fingere di essere al sicuro nelle vostre gabbie dorate, ma sappiate che presto o tardi qualcuno le smantellerà. 
Non basteranno il silenzio e le strategie per fermare il cambiamento perché ciò che è semplice evoluzione va avanti da sé e si spiana il cammino, con o senza di noi.



09 ottobre 2016

Silence, please...

Quando si ha l’impressione che il modo sia diventato troppo complicato per ricavarne un senso...
Quando ci si rende conto che il bisogno di comprendere si trasforma in un raccolta di racconti che ci si fa per sfuggire alle contraddizioni della realtà...
Quando si ha bisogno comunque di appoggiarsi ad una realtà diversa, anche fantastica, perché la realtà che definiscono vera è troppo dolorosa e risulta insopportabile...
Quando ci si riconosce senza qualità, disarmati di fronte al mondo...
Allora forse è il momento di smettere di parlarsi addosso e di concentrarsi nel fare cose diverse, senza nessun'altro scopo che il superficiale piacere di farle...per sottrarsi all'inganno, alla pressione, alla compulsione dell'esserci a tutti i costi...
.......
Quindi oggi andrò al mercato...e comprerò la pioggerellina fitta di questa grigia giornata di ottobre. Me la farò mettere in una bottiglia colorata e mi sciacquerò i pensieri per togliere qualche impurità. 
Ci sarà ressa al solito banco dove vendono giudizi saccenti e presuntuosi, taglienti ma anche patetici. Ci saranno tutti i pontificatori professionisti, quelli che amano molto sparare sentenze, che vanno tanto di moda oggi.
Mentre pochi si fermeranno là dove vendono solo un po' di umiltà, morbida morbida, senza additivi e priva di ignoranza. Ne comprerò un paio d'etti...e una manciata a parte che la devo regalare.
E poi troverò il banco del silenzio...me ne serve almeno mezzo chilo...perché questa vita certi giorni fa troppo rumore...e perché a volte si può anche tacere...
...silenzio prego...