Visualizzazione post con etichetta dimissioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dimissioni. Mostra tutti i post

30 aprile 2026

Cosa succederebbe se tutti si dimettessero dal proprio lavoro?

 

Domani è il 1° Maggio, festa dei lavoratori e proprio oggi ho ripreso in mano un libriccino di facile lettura: "Saluteremo il signor padrone" di Stefano Valerio.
Una favola sociale, come la definisce l'autore, una prospettiva utopica che si concretizza quando venti milioni di lavoratrici e lavoratori, nello stesso momento, comunicano la fine del loro rapporto di lavoro inviando lettere di dimissioni, interrompendo la produzione e l’erogazione di ogni servizio o quasi e ponendo fine in tal modo a quell’Italia fondata sul lavoro e sullo sfruttamento.
E già qui siamo nell'utopistico.
A Roma, i ministri esterrefatti pianificano soluzioni e colpi di Stato e tra le organizzazioni politiche già si parla di rivoluzione.
Per ripristinare l'ordine viene chiamato un ingegnere dall’Inghilterra per ideare macchine e robot capaci di aumentare enormemente la produttività. Ma i suoi obiettivi si rivelano via via più ambiziosi e non vanno esattamente nella direzione voluta dagli industriali e politici committenti...
E se l’Italia diventasse una Repubblica fondata non più sul lavoro, ma sul reddito garantito?
Tra fantapolitica e inconscio collettivo, distopia e utopia, un caleidoscopio di vite, eventi e reazioni a catena che cattura, affascina e instilla nuovi, allettanti interrogativi, mentre l’impossibile, forse, diventa possibile…
 

 

21 marzo 2015

L'amorale cultura tipica dell’Italia non poteva essere descritta meglio.

"Ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi padre." 
Lupi ha fatto quello che avrebbero regolarmente fatto una gran parte di quelli che urlano per le sue dimissioni. Non è forse così? Ditemi se un padre non approfitterebbe delle circostanze, delle conoscenze, per mettere a posto un figlio, di questi tempi  poi....
Goebbels diceva che una menzogna ripetuta mille volte diventa una verità. La stessa cosa vale per i comportamenti: le raccomandazioni, i favoritismi, i clientelismi, la corruzione, che in teoria non dovrebbero essere tollerati, soprattutto nelle persone che hanno in mano un potere, ma che, ripetuti all'infinito, sono diventati parte della nostra cultura, un modus vivendi indispensabile se si vuole ottenere qualcosa.
Ed è proprio questa cultura a dominare, è la forma di governo più antica del mondo. Ed è proprio grazie a questo che il paese è caduto nelle mani di consorterie di incompetenti che lo hanno fisicamente distrutto, massacrandone il territorio con opere pubbliche spesso insensate, annientandolo culturalmente, conquistando tutti i posti di comando, da dove agiscono unicamente in vista del beneficio personale, emarginando sistematicamente sia i capaci che gli onesti e prima di tutti gli onesti capaci.
 

Che cos’altro si può dire o fare? Emigrare, eclissarsi, staccarsi, forse anche tacere, se non ci fosse il tempo vuoto dell’attesa, riempito da una speranza che non vuole morire e che però intanto si è fatta acida come una zitella incattivita. 

Forse rassegnarsi a questo stato di cose è la cosa piu` saggia, ed è quello che la ragione suggerisce. 
Ma il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce, e il cuore grida ancora.

17 gennaio 2013

Ingabbiare le vittime è più semplice che controllare i carnefici.



Ci risiamo. Altre due fresche notizie di stampa:



Poi sul Corriere della sera ho letto un discreto editoriale di Alesina e Giavazzi sulla questione femminile che si interroga sulle riforme necessarie e sul cambio di mentalità altrettanto necessario se non prioritario.

Ecco, quello che mi aspetterei è che le parole di quell’articolo, che non sono tanto diverse  da quelle che le donne ripetono da sempre, fossero riprese da qualcuno, che ci fosse un impegno serio in questa direzione, che si smettesse di parlare e di cercare la colpa dove non c’è per trovare una soluzione vera e definitiva…..

….e invece…..

Invece c’è l’affermazione di un dotto procuratore di Bergamo che, da saggio padre di famiglia, ha suggerito alle donne della sua provincia di starsene a casa la sera, perché nel buio si nascondono i mostri e perché lo Stato nulla può.

Come dire: invece che controllare i carnefici ingabbiamo le vittime.

Che ci sia un filo non troppo sottile che lega il procuratore di Bergamo al parroco ligure che accusava le donne, vittime di maltrattamenti stupri e femminicidi, di esserselo cercate è evidente. Come altrettanto evidente è il fatto che questo signore non è molto informato perché, in quanto a violenza, il luogo meno sicuro per una donna italiana è la casa.

Con quelle parole ha semplicemente confermato, se ancora ce n’era bisogno, che le istituzioni hanno abdicato e che la legge della foresta si è impadronita del paese. Se lo Stato non è in grado di mettere i suoi cittadini su un piano di eguaglianza (e non parlo di eguaglianza economica) indipendentemente da sesso, età, etnia e credenza ideologica o religiosa vuol dire che ha abdicato e che deve rassegnare le dimissioni.

Altrimenti che ci sta a fare...?

Riporto un commento di L'ANTIFASCISTA: "Eh no, caro Procuratore, sono i cazzi che non dovrebbero uscire mai da soli, ma sempre accompagnati da un portatore sano di intelligenza ..."

09 dicembre 2012

Cambiare tutto per non cambiare niente


Monti si dimetterà (forse) dopo che sarà approvata la legge di stabilità. Non simpatizzo per lui come non simpatizzo per gli altri, per nessuno di loro, quindi non gioisco e non sono nemmeno preoccupata, almeno non più di quanto lo fossi prima, mi fa solo schifo pensare che il nano possa tornare in circolazione. Per quel che mi riguarda penso che cambierà poco, chiunque lo sostituirà avrà comunque delle regole da seguire: quelle dei veri padroni dell'Italia, che non sono gli Italiani ma la Troika.

09 novembre 2011

La caccia è aperta!


Va bene, la maggioranza non c’è più. Berlusconi è all’angolo, sfiduciato dall’Europa, zimbello del mondo intero, abbandonato da molti di quelli che si dicevano suoi fedeli. 
In un paese normale non sarebbe passato un minuto, le dimissioni sarebbero state l’unica alternativa. 
Lui no, lui scrive sul suo foglietto: “Una soluzione”, e la trova: promette le dimissioni! 
E se teniamo conto di quante promesse ha mantenuto, direi che le possibilità sono vicine a zero! 
Fra quindici giorni, fra un mese, dopo l’approvazione della legge di stabilità (la finanziaria che ha cambiato nome così da sembrare fresca e diversa). E lo ha promesso davanti a Napolitano. Scommettiamo che mentre lo prometteva incrociava le dita? Come sempre mentiva sapendo di mentire, perché lui la soluzione l’ha trovata e si chiama corruzione, il metodo che, da sempre, lo ha seguito nel suo iter imprenditoriale e politico. 
In questo lasso di tempo provvederà a recuperare i “traditori” ed eventualmente a solleticare anche qualcun altro, così da avere un parterre un po’ meno risicato. 
Lo ha già fatto l’anno scorso ed è stato uno spettacolo indegno: parlamentari che senza vergogna firmavano mozioni di sfiducia il giorno prima di votare a favore del governo, personaggi impresentabili diventati protagonisti della scena politica, arbitri della situazione. Gli stessi, peraltro, che anche oggi si preparano ad abbandonare la barca che sta affondando salvo ripensamenti dell’ultima ora nel caso la situazione cambiasse nuovamente. 
Lo ha fatto senza un minimo di vergogna,  alla luce del sole, come se fosse la cosa più naturale del mondo, del suo mondo, dove la dignità e l’onestà hanno un prezzo negoziabilissimo. 
Perché non dovrebbe farlo anche ora? 
Quella parola sul suo foglietto è molto significativa, ecco la soluzione: 
da oggi la caccia è aperta!