Una domenica mattina di un giorno d'estate. Un po' troppo fresco per essere estate ma tant'è, questo abbiamo. Una domenica mattina, dicevo, giro per le vie del mio paese ancora quieto. Il sole fa l'occhiolino alle finestre ancora indecise mentre un veloce profumo di caffè rompe l'aria cristallina. Fra poco tutto si sveglierà e io penso a tutti quei sogni che durante la notte hanno popolato il sonno delle persone. Dove finiscono quelli che non ce l'hanno fatta ad essere sognati, quelli di chi non riesce a ricordarli, o quelli di chi li ha visti svanire durante il giorno? Alcuni restano, si ripropongono tenaci fino alla consunzione. Altri cercano altri sonni per perpetrarsi, perché si sentono importanti e vorrebbero restare a lungo, moltiplicarsi e magari anche realizzarsi, perché no. Poi ci sono i sogni creativi che suggeriscono realtà impensate e quelli nostalgici che abbracciano il cuore. Ci sono anche quelli cattivi, ma di solito hanno poca vita perché la realtà li supera agevolmente e perdono il loro senso. Insomma, dove finiscono tutti quando la luce del giorno li disperde? Si riuniscono in un posto dove nessuno li può vedere mentre discutono se sia ancora il caso di darsi da fare? Oppure riposano sognando a loro volta la nemica realtà? Io li immagino intorno ad un mappamondo che fanno girare e a turno lo fermano puntando il dito su una destinazione a caso. Ed è lì che si dirigeranno la notte successiva. Ma immagino anche che ci sia qualcuno che bara e gira il mappamondo in modo che la destinazione non sia così fortuita perché anche loro hanno dei desideri e preferiscono sonni innocenti, che hanno ancora fiducia in loro. Ed è così che i sogni insistono con i sonni più tenaci, che non si arrendono e credono sempre in loro, a dispetto di fallimenti e sconfitte all'ordine del giorno.
C'è una strada fatta di libertà, di sogni e fantasia, di speranze e, spesso, anche di delusioni. Una strada che comunque non lascerò mai perché è l'unica che mi porta sempre dove voglio.
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24 giugno 2018
14 gennaio 2018
Ballando il tango.
Questa notte ho sognato. Un sogno languido, di quelli che ci si sta bene dentro. Pensavo che non era un sogno e me la meritavo quella realtà. Stavo ballando il tango, uno di quelli lenti, dolci e appassionati che cullano con note suadenti. Il mio corpo non mi apparteneva, immerso nell'ovattato silenzio delle sensazioni.
Stavo ballando con mio padre. Un padre che non ricordavo ma era lui, giovane, prestante e avvolgente. Le sue braccia mi tenevano, mi guidavano e io non sbagliavo un passo. Non lo vedevo in faccia ma il suo respiro mi sussurrava sicurezza. Poi la musica è finita. C'era una porta e sapevo che se ne doveva andare. Volevo dirgli qualcosa ma non sapevo come, avevo paura di interrompere qualcosa che non avrei ritrovato. E finalmente ho visto i suoi occhi, quell'azzurro un po' sbiadito della sua vecchiaia, dispiaciuti, teneri e rassegnati. E gliel'ho detto: "Ti voglio bene papà", mentre mi svegliavo sorridendo.
Mio padre mi ha lasciato cinque anni fa a 98 anni, serenamente, senza soffrire. Siamo stati molto uniti, soprattutto negli ultimi tempi, anche se le lacune dell'età e la sua testardaggine erano spesso motivo di piccoli screzi. Credo di poter dire di essere stata la preferita di tre fratelli, ero la più piccola e forse sono stata la più coccolata, la più seguita e aiutata, ma le sue tenerezze sono sempre state scarse, forse per non intaccare la figura autorevole di un genitore un po' all'antica. Non ricordo che mi abbia mai detto che mi voleva bene, anche se me l'ha dimostrato in mille modi.
Ma nemmeno io gliel'ho mai detto.
Questa notte ce lo siamo detti.
Stavo ballando con mio padre. Un padre che non ricordavo ma era lui, giovane, prestante e avvolgente. Le sue braccia mi tenevano, mi guidavano e io non sbagliavo un passo. Non lo vedevo in faccia ma il suo respiro mi sussurrava sicurezza. Poi la musica è finita. C'era una porta e sapevo che se ne doveva andare. Volevo dirgli qualcosa ma non sapevo come, avevo paura di interrompere qualcosa che non avrei ritrovato. E finalmente ho visto i suoi occhi, quell'azzurro un po' sbiadito della sua vecchiaia, dispiaciuti, teneri e rassegnati. E gliel'ho detto: "Ti voglio bene papà", mentre mi svegliavo sorridendo.
Mio padre mi ha lasciato cinque anni fa a 98 anni, serenamente, senza soffrire. Siamo stati molto uniti, soprattutto negli ultimi tempi, anche se le lacune dell'età e la sua testardaggine erano spesso motivo di piccoli screzi. Credo di poter dire di essere stata la preferita di tre fratelli, ero la più piccola e forse sono stata la più coccolata, la più seguita e aiutata, ma le sue tenerezze sono sempre state scarse, forse per non intaccare la figura autorevole di un genitore un po' all'antica. Non ricordo che mi abbia mai detto che mi voleva bene, anche se me l'ha dimostrato in mille modi.
Ma nemmeno io gliel'ho mai detto.
Questa notte ce lo siamo detti.
03 giugno 2017
Di nuovo...
Di nuovo estate. Di nuovo quel sogno accarezzato. Il librarsi degli uccelli sminuisce il mio desiderio. Loro sì, loro sono tornati, e di nuovo se ne andranno, mentre io resterò, aggrappata ad un bisogno che di volare non avrebbe certo necessità, basterebbe mettersi in cammino con quell'impertinenza che non ritrovo più tanto spesso, così soffocata dal quieto vivere. Ma risento ancora l'odore di quell'estate, per questo il sogno continua a ripresentarsi, reale e impossibile, sollecitato e intramontabile, nonostante gli inverni che si susseguono imperterriti. Vedo ancora quella luce, quei colori. Ricordo i battiti del cuore, ansia e gioia insieme. Ricordo la speranza che tutto si avverasse a dispetto del non-senso del sentire. Ricordo la fine, ovvia e inconclusa. Sensazioni esaltanti e cieche visioni della realtà che ancora si ripercuotono contrastanti. E' ancora tempo? C'è ancora modo? Sollecito i miei pensieri nascondendomi da me stessa e avvio il rewind: forse sì, forse no, forse non dipende da me...
A te ti sento dentro come un pugno...
A te ti sento dentro come un pugno...
13 novembre 2016
Stanotte ho sognato.
Cioè, mi ricordo il sogno che ho fatto distintamente, cosa che non mi succede quasi mai, forse perché era un sogno tranquillo, pacato, di quelli che fanno sperare che continui tanta è la beatitudine. Ho sognato che ero sola tra alberi immensi, le cui cime arrivavano quasi al cielo, di fronte al mare. Ricordo la sensazione di silenzio, la pace interiore che sentivo di fronte a quel tramonto che si stava riversando sull'acqua. Non succedeva niente, rimanevo lì, ad ascoltarmi, e forse pensavo, ma non ricordo cosa pensavo. Mi sono svegliata serena, con una serenità che supera la mia comprensione e che non è stata troppo costante negli ultimi giorni. Ora penso che questo sia dovuto a due cose. La prima, un ricordo appena prima di addormentarmi: mi rannicchio nel mio letto, tra tutti i miei cuscini, e butto l'occhio sulle foto che ho sulla cassettiera. Mio padre e mia madre nel cinquantesimo anniversario di matrimonio. Una bella foto, un bel giorno felice con tante persone care.
Due lacrime silenziose e felici hanno offuscato la stanza e mi sono sentita di dire grazie a loro, per quello che mi hanno dato, per come mi hanno amato, sostenuto e aiutato, perché non credo di averglielo mai detto, persa com'ero nelle mie ribellioni, nella mia testardaggine e nei miei impulsi contraddittori.
E ho capito che non perdiamo mai quello che abbiamo vissuto.
L'altra, un piccolo pensiero che mi è venuto in mente proprio ieri sera: passiamo la vita a pensare a quello che non abbiamo e vogliamo avere, a quello che abbiamo avuto e abbiamo perso. Non ci concentriamo su quello che effettivamente abbiamo, e tra le cose più importanti e concrete ci sono i ricordi...un modo per incontrarsi...
Grazie a coloro che mi hanno coniato, mi hanno accompagnato, mi hanno voluto nei momenti di tempesta.
Dove cerco la mia pace, riesco a trovarli.
Due lacrime silenziose e felici hanno offuscato la stanza e mi sono sentita di dire grazie a loro, per quello che mi hanno dato, per come mi hanno amato, sostenuto e aiutato, perché non credo di averglielo mai detto, persa com'ero nelle mie ribellioni, nella mia testardaggine e nei miei impulsi contraddittori.
E ho capito che non perdiamo mai quello che abbiamo vissuto.
L'altra, un piccolo pensiero che mi è venuto in mente proprio ieri sera: passiamo la vita a pensare a quello che non abbiamo e vogliamo avere, a quello che abbiamo avuto e abbiamo perso. Non ci concentriamo su quello che effettivamente abbiamo, e tra le cose più importanti e concrete ci sono i ricordi...un modo per incontrarsi...
Grazie a coloro che mi hanno coniato, mi hanno accompagnato, mi hanno voluto nei momenti di tempesta.
Dove cerco la mia pace, riesco a trovarli.
06 marzo 2012
....tra sogni e realtà...
Ogni mattina, quando ancora l’alba sonnecchia, mi siedo qui, con una tazza di caffè fumante, e scorro la vita che si muove al di fuori di queste quattro mura così apparentemente protettive e impenetrabili. Ogni mattina mi guardo intorno, interagisco con entità affini e sconosciute e cerco, quasi parossisticamente, di trovare ragioni e significati a situazioni che molto spesso non ne hanno. E ogni mattina mi assale una consapevolezza: il mio respiro si perde in mezzo a milioni di altri respiri e il mio cuore, insieme a tanti altri, cede alle ingiurie di un tempo che scorre via senza lasciare scampo.
Ho tappezzato di sogni la mia vita, ci ho creduto ciecamente fino a confonderli con la realtà. Ho creduto di essere utile a qualcosa in questo mondo tanto grande da non riuscirne a misurare ampiezza e centralità, senza accorgermi che questo gigante, piano piano, faceva a pezzi le mie illusioni, le frantumava e dissolveva per disperderle nell’oblio. Ne sono consapevole… sono piccola e insignificante e la mia parola non ha cittadinanza…non viene né ascoltata né vissuta…
Eppure non mi dò per vinta, questi miei piccoli pugni continueranno a battere sul quel marmo duro di incoscienze fino a che la mia voce avrà un barlume di significato. Non mi dò per vinta perché quei sogni e quelle illusioni mi hanno aiutato, giorno dopo giorno, delusione dopo delusione, ad affrontare gli scogli della vita, senza arrendermi all’evidenza del vissuto.
Sono i sogni semplici di chi vuole vivere, e non faticare per sopravvivere soltanto, in un contesto in cui la qualità della vita e il rispetto per l’ambiente abbiano la priorità. Sono i sogni di chi vuole rispetto per gli altri e per sé stesso, di chi pensa che crescere non significhi solo arricchirsi di denaro ma anche di cultura e sentimenti.
Certo, mi rendo conto che non è poco, nonostante la semplicità, la retorica e la banalità. Eppure scommetto che sono gli stessi di altri miliardi di persone. Piccoli e semplici sogni che vanno tutti a confluire in uno solo, unico e grande, forse troppo grande per piccole persone come me:
abolire questo “Sistema”.
Questo illogico e mistificante “Sistema” sta perseguendo l’esatto contrario: indigenza, ansie, umiliazioni, patologie sociali e mentali sono all’ordine del giorno. E non mi si dica che in tutto questo il “Sistema” non c’entra nulla, questo “Sistema” vuoto, dispotico e privo di principi ha come unico vero motore l’avidità e la fame di ricchezze. Un “Sistema” in cui la fanno da padrone le multinazionali, i grandi istituti bancari e finanziari del pianeta, i grandi colossi industriali dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni, della difesa e dei mass media… Un “Sistema” che parla per bocca dei grandi finanzieri e tecnocrati che altra prospettiva non hanno se non estendere i propri portafogli.
E dunque, come posso io, misera e piccola sognatrice disillusa insieme ad altri miseri e piccoli sognatori disillusi, pensare di combattere tutto questo?
Sembra impossibile o lo è veramente? Il mio amico Paolo direbbe che sì, è impossibile, sono utopie e tali resteranno, anzi, lo diventeranno sempre di più perché l’ingranaggio malefico si ciba del progresso e il progresso è inarrestabile, è un cancro che non si potrà debellare che con la morte del corpo che lo ospita. Forse ha ragione, ma nel dubbio io continuo a mordere la vita perché altrimenti mi deluderei, perderei quel po’ di stima che ho di me stessa. Continuerò a battere i pugni e a gridare con quanta voce ho in corpo fino a che ci sarà modo di farlo, un modo qualsiasi, anche questo.
Ricordo queste parole, attribuite a Robert Kennedy, parole che risuonavano spesso nelle nostre epiche battaglie giovanili del ’68:
"Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione".
E questo è un video di uno dei suoi più bei discorsi…anche lui era un sognatore….
Viva la nostra voce…Vivano ancora una volta i nostri sogni…
22 febbraio 2012
L'acchiappasogni.
La mia amica Maria Agnese ha postato su facebook un foto dell'acchiappasogni e mi ha fatto ritornare in mente le leggende indiane legate a questo delizioso oggetto, un pò come le fiabe che mia madre mi raccontava per farmi addormentare.
Io ho un acchiappasogni che mi è stato regalato tanti anni fa da una persona che ora non c'è più e che mi voleva un gran bene. E' vero che il mio pragmatismo mi impedisce di credere a qualsiasi cosa che non sia ancorata alla realtà e spiegabile razionalmente, ma ho una particolare simpatia per la cultura dei nativi americani, per il loro modo di vedere il mondo e la natura che ci circonda (dovrei parlare al passato perchè ormai di loro resta ben poco, ma voglio ancora credere che la loro saggezza resti come testimonianza di una filosofia di vita che, se ci appartenesse, avremmo solo da guadagnarci).
Secondo gli antropologi il dream catcher fu costruito per la prima volta presso la tribù Ojibwa, o Chippewa e, con il tempo, si diffuse a tutta la popolazione Algonchina.
Molte sono le leggende che narrano la nascita di questo "magico talismano", ma quella che più mi affascina è quella che narra di una bambina "Nuvola Fresca", che un giorno, terrorizzata da incubi ricorrenti, in cui un uccello più nero della notte la divorava, rivelò alla madre "Ultimo Sospiro della Sera" le sue paure e le chiese aiuto.
La madre allora inventò una rete tonda per pescare i sogni nel lago della notte e le diede il potere di riconoscere i sogni buoni e quelli cattivi. Al centro del circolo intrecciato mise un sasso e intorno ad esso una goccia d'argento (il tempo lunare), un turchese (a significare desiderio) e un dente di animale forte (simbolo di protezione).
All'estremo inferiore della rete legò delle piume di uccelli.
Fatto ciò, "Ultimo Sospiro della Sera" appese l'oggetto sul lettino di "Nuvola Fresca"..."i sogni buoni resteranno dentro, i cattivi andranno via..." E così fu....
Molte sono le leggende che narrano la nascita di questo "magico talismano", ma quella che più mi affascina è quella che narra di una bambina "Nuvola Fresca", che un giorno, terrorizzata da incubi ricorrenti, in cui un uccello più nero della notte la divorava, rivelò alla madre "Ultimo Sospiro della Sera" le sue paure e le chiese aiuto.
La madre allora inventò una rete tonda per pescare i sogni nel lago della notte e le diede il potere di riconoscere i sogni buoni e quelli cattivi. Al centro del circolo intrecciato mise un sasso e intorno ad esso una goccia d'argento (il tempo lunare), un turchese (a significare desiderio) e un dente di animale forte (simbolo di protezione).
All'estremo inferiore della rete legò delle piume di uccelli.
Fatto ciò, "Ultimo Sospiro della Sera" appese l'oggetto sul lettino di "Nuvola Fresca"..."i sogni buoni resteranno dentro, i cattivi andranno via..." E così fu....
E dunque io mi tengo il mio acchiappasogni appeso sopra il letto, nonostante sia convinta che i sogni non abbiano nessuna attinenza con la realtà e che un semplice oggetto, pur se magistralmente e artisticamente elaborato, non abbia il potere di cambiare alcunchè.....però mi piace pensarlo lì, sopra i miei sogni....
La poesia dell'acchiappasogni.
Appeso alla finestra
l'acchiappasogni attende
di afferrare un sogno per me, possibilmente grande
l'acchiappasogni attende
di afferrare un sogno per me, possibilmente grande
Calmo, immobile, attende nella notte
di acchiappare un sogno che viaggia nell'aria
di acchiappare un sogno che viaggia nell'aria
Di pelle è la rete, leggere le piume
ed immensa è la magia che emana
ed immensa è la magia che emana
Mi porterà un amore, una storia lieta o una canzone?
Oppure degli incubi
dove tutto va per il verso sbagliato
Oppure degli incubi
dove tutto va per il verso sbagliato
Il tempo ora è giunto per me di dormire
e attendo un sogno, che sia bello e fortunato
e attendo un sogno, che sia bello e fortunato
Acchiappasogni, acchiappasogni
prudenza, ti prego
il mio cuore ora è calmo, la mia mente rilassata
prudenza, ti prego
il mio cuore ora è calmo, la mia mente rilassata
Va' nella notte e trova ciò che vuoi
acchiappami un sogno,
che sia importante e tranquillo
acchiappami un sogno,
che sia importante e tranquillo
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