18 marzo 2013

Al mio papà.



Te ne sei andato, discretamente e umilmente come hai sempre vissuto. Te ne sei andato arrendendoti, come poche volte hai fatto nella tua vita, senza clamori e senza disturbare. Ho vissuto con te gli ultimi anni per alleviare la tua solitudine e per renderti meno ostico questo mondo con cui non riuscivi più a stare al passo, nonostante il tuo secolo di esperienza e la tenacia con cui lo hai sempre affrontato e criticato. Spero di esserci riuscita, anche se la tua cronica asserzione di autonomia ti impediva di lasciarti andare completamente alla protezione che ti offrivo.  

Ho imparato tanto da te, anche se spesso ti ho contestato per l’autorità eccessiva e per le pretese di obbedienza assoluta che hai messo nell’educarci e che ancora pretendevi da figli, nipoti e pronipoti. Ho imparato l’amore per la natura, a cui tu ancora dedicavi le poche forze che ti erano rimaste. Mi hai trasmesso il senso di indipendenza e giustizia, la capacità di affrontare gli ostacoli in maniera costruttiva, cercando soluzioni e percorrendo strade alternative. Mi hai insegnato l’umiltà, sinonimo non di inferiorità ma di voglia di conoscere ciò che risulta oscuro, bisogno di chiarezza nella consapevolezza dei propri limiti.

E infine ho ereditato l’onestà che in te era un tratto peculiare. Eri onesto fino al midollo, onesto al punto da subire piuttosto che venir meno ai tuoi princìpi.

E di tutto questo ti ringrazio, un’eredità simile è da tenere ben stretta. Ora che non ci sei più riprenderò in mano la mia vita con ancora maggiore consapevolezza e responsabilità.

Mi dispiace solo che tu non abbia potuto assistere, come auspicavi, alla demolizione di quei personaggi della politica che ogni tanto ti facevano bestemmiare, ma tranquillo, ci stiamo lavorando…….

Ciao papà.

15 marzo 2013

L'opinione delle vittime dei preti pedofili

Abbiamo esitato a lungo prima di decidere se reagire o meno all'euforia mediatica che si è sviluppata intorno all'elezione di un nuovo papa. I media si aspettano una nostra opinione, chi simpatizza per la nostra organizzazione si aspetta una nostra reazione, spesso anche gli amici ritengono che abbiamo qualcosa da dire in proposito. Nonostante ciò abbiamo aspettato, ma oggi abbiamo deciso di rompere il silenzio. La ragione? Abbiamo la nostra opinione su questa follia e desideriamo condividerla con gli amici e farla conoscere anche agli altri. 
In queste ultime due settimane molti giornalisti che ci hanno fatto domande del tipo: "Chi vorreste come prossimo papa?"; "Cosa vi aspettate dal prossimo papa?" "Pensate che il prossimo papa possa ristabilire la fiducia dei Survivors (le vittime sopravvissute alla pedofilia clericale, ndr)?"; "Vorreste avere un incontro con il nuovo papa per parlargli di quello che vi è successo?"
 
La risposta che abbiamo dato è stata sempre le stessa, ma non è mai stata pubblicata: «Non ci interessa chi sarà il nuovo papa, in quanto non ci aspettiamo nulla di buono da alcuno dei rappresentanti di quella organizzazione».
 

Quello che raccomandiamo ai Survivors è di non rivolgersi alla Chiesa per sanare le proprie ferite, infatti con ogni probabilità subirebbero ulteriori abusi, venendo strumentalizzati finirebbero per aiutare la Chiesa cattolica in generale e molti dei suoi rappresentanti in particolare a porre rimedio alla loro crescente perdita di credibilità.
Il papa emerito, i cardinali, i vescovi hanno sempre saputo degli abusi. Non potremmo dar loro alcuna nuova informazione. Lo hanno sempre saputo, e hanno sempre ignorato il terrore e gli orrori inflitti alle vittime. E non uno solo di loro che abbia volontariamente cercato il modo di fare ammenda. Abbiamo deciso ora di emettere questo comunicato dopo aver assistito con crescente rabbia al fatto che i media, i politici e la gente comune assistano di ora in ora al teatrino dei riti e delle pratiche della chiesa di Roma, e che il loro entusiasmo stia aiutando le acrobazie della comunicazione vaticana per impedire che si approfondiscano i temi legati alla pedofilia che peraltro coinvolgono anche molti dei cardinali riuniti a Conclave.

E, allo stesso tempo, i media, i politici e la gente comune ignorano e dimenticano le centinaia di migliaia di bambini nel mondo le cui vite sono state distrutte dai preti cattolici con la piena consapevolezza di quelli che ora si accingono all'elezione del nuovo papa. La prova? Nessuna azione diplomatica o legale è stata intrapresa da alcun governo o organizzazione mondiale per chiamare i responsabili degli abusi o i loro difensori a renderne conto. Non vogliamo cercare un confronto con il Vaticano poiché sappiamo per esperienza diretta nei colloqui con i suoi rappresentanti che non c'è da parte loro alcuna volontà di risolvere la questione con i Survivors in modo corretto e umano. Al contrario di quanto vanno predicando.
 
Survivors voice Europe
Cronache laiche

14 marzo 2013

Nuovo Papa. Ecco perchè per noi sarà sempre una “fumata nera”.

Media e tv impazziscono per l’elezione del nuovo Papa. Una piazza San Pietro gremita ha accolto con tripudio la “fumata bianca” che ha annunciato l’elezione del nuovo Papa. Tra folla in delirio prima ancora di sapere l’identità del nuovo pontefice, e lodi sperticate alla Chiesa, ecco perchè per noi non c’è molto per cui festeggiare. 

Il nuovo Papa è stato eletto, ma non è molto importante la sua identità. Noi non avevamo preferenze del resto, un Papa vale l’altro, soprattutto quando i suoi predecessori sono stati un personaggio capace di concedere i funerali cattolici al dittatore Pinochet e non a un malato di sclerosi multipla come Welby, e un personaggio che nascondendosi dietro la Santità si è comportato da politico, contribuendo a picconare un sistema politico che veniva visto in modo negativo tanto dal “capitalismo”, quanto dalla “Chiesa”. 
Se poi si ripercorre brevemente la storia dell’Uomo e della Chiesa, ci balenano in mente solo nomi di altri Papi che definire, “discutibili” ci pare persino poco. 
Questa è solo la nostra opinione, quindi mettiamo avanti le mani e respingiamo al mittente ogni accusa di “faziosità” e “anticlericalismo”. Noi non stimiamo il Papa, non stimiamo la Chiesa cattolica, e questa è la nostra opinione. 
Siamo però dell’idea che chiunque debba essere libero di pensare quello che vuole e di credere nella religione che vuole, a patto però di non conculcare le libertà degli altri. Non sempre però le principali religioni di questo povero mondo, religione cattolica in primis, hanno dato sfoggio di questa tolleranza.
Sinceramente abbiamo provato una profonda tristezza nel vedere migliaia di fedeli in attesa esultare in modo folle quando dal camino di piazza San Pietro è uscito fuori il fumo bianco dell’ “Habemus Papam”. Ci rendiamo perfettamente conto di apparire antipatici, nel senso che la gioia sincera di migliaia di persone per bene non può essere considerato negativo di per sè, tuttavia ci riempie di tristezza perchè abbiamo constatato decine di migliaia di persone esultare senza nemmeno sapere quale sarà il futuro Papa.  
Certo, siamo a conoscenza del valore simbolico della figura del Papa, ci rendiamo conto dell’importanza simbolica per la Fede dell’elezione di un Pontefice, tuttavia siamo nel 2013, e crediamo di non offendere nessuno nell’esprimere la nostra opinione, ovvero che ci piacerebbe vedere decine di migliaia di persone darsi da fare materialmente per difendere i propri ideali religiosi, e non invece dare una cieca  approvazione alla Chiesa Cattolica, struttura questa tanto umana e ben poco divina. 
Detto questo se il futuro pontefice ci smentirà mostrandosi seriamente come un difensore senza macchia degli oppressi, ben venga. Temiamo che debba però cominciare proprio dalla Chiesa, la stessa che lo ha eletto, la stessa Chiesa che è contraria ai preservativi, all’aborto, al divorzio. Sarebbe come, passateci il paragone, affidare a un uomo proveniente dal XVI secolo il ministero dell’Innovazione in un governo del XXI secolo. 
Con la crisi economica e di valori, evidentemente, torna la voglia dell’uomo della Provvidenza, e anche le persone più insospettabili credono in fondo in fondo che un nuovo Pontefice potrebbe rappresentare una svolta. Ignorano, o forse non possono capire, che il cambiamento in positivo nella società può venire proprio da parte degli esseri umani, e che il Papa è niente altro che un uomo come loro, solo leggermente più potente e ricco. 
Se questo Papa sarà il Papa del rinnovamento, allora che cominci pagando l’Imu, assicurando alla giustizia i preti pedofili, dimostrando la tolleranza anche nei fatti di tutti i giorni e aprendosi ai diritti civili (aborto, omosessuali, divorzio). Se no sarà un Papa come gli altri…

Tribuno del popolo 

Certo che il suo passato non promette molto bene...
http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41305&typeb=0

http://in-formarsi.blogspot.it/2013/03/i-gesuiti-sono-gli-effettivi.html 

http://coscienzeinrete.net/politica/item/1170-habemus-papam-i-gesuiti-al-potere

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=55121&typeb=0

http://www.uaar.it/ateismo/opere/horacio-verbitsky-isola-del-silenzio.html 



Poichè sono una donna.

Splendide parole che ho trovato in rete, che mi dedico e che dedico a tutte le donne, perché molte, come me, ci si riconosceranno.


“Poiché sono donna, nessuno, più di me,
conosce il silenzio del tempo che muta,
le parole del conforto, il dolore dell’abbandono.
So della caducità della vita e dell’illusione dell’apparenza,
ma intuisco più di altri l’eternità
di un gesto compiuto nella bellezza.
Poiché sono donna,
porto su di me il peso dei reietti,
e di tutti coloro che in ogni epoca furono emarginati.
Sul mio viso si scorgono ancora
le sofferenze delle donne che mi hanno preceduto.
Nel mio grembo, la pienezza di tutte coloro che hanno procreato.
Poiché sono donna, so cos’è il dono.
E ho imparato, nel tempo, a vivere nella sua dimensione.
Raramente sono stata ascoltata, più spesso osservata
con brama, con sospetto, con disprezzo,
con risoluta indifferenza.
La mia voce dice di voci mai considerate.
La mia penna di menti che, per loro natura e per la propria diversità,
non sono state comprese.
Poiché sono donna sogno,
e sognando sperimento l’esistere di differenti creazioni.
Nella mia complessità nutro in silenzio
il seme del caos da cui proveniamo
e che non potrò mai, poiché sono una donna,
fingere di non aver avvertito”.

Giorgia Vezzoli

13 marzo 2013

Evasione istituzionalizzata.

C'è in realtà molto poco da stupirsi riguardo alla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani mentre facevano da scorta armata alla petroliera privata Enrica Lexie. I due fucilieri della Marina Militare non rientreranno in India dopo il permesso di un mese accordato dalla Corte Suprema indiana e lo faranno con la benedizione delle Istituzioni.
"La giurisdizione è italiana", ha affermato il ministro non eletto degli Esteri, Giulio Terzi, con un tweet in cui spiega che il Paese è disponibile "a trovare soluzioni con l'India in sede internazionale" ma che, intanto, "i nostri marò restano in Italia".
E così facendo, di concerto con i Ministeri della Difesa e della Giustizia e in coordinamento con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha dimostrato per l'ennesima volta l'assunto secondo cui, di fronte alla divisa, la giurisprudenza venga ridotta a mero zerbino sotto cui nascondere lo sporco.

La vicenda dei due marò, che il 15 febbraio del 2012 scambiarono il peschereccio St. Antony per una barca di pirati ferendo a morte Ajesh Binki e Valentine Jelastine, aveva da subito animato il dibattito politico italiano, impegnandolo in tortuose disquisizioni sulla potestà delle acque, sui limiti delle giurisdizioni e altre amenità diplomatiche in cui, purtroppo, c'era ben poco di sensato - in merito Matteo Miavaldi ha redatto un'ottima ricostruzione su Giap e ChinaFiles.com.

E così come è iniziata - a tarallucci e vino - così probabilmente finirà la vicenda dei due fucilieri della Marina: scavalcata la legittimità del Paese in cui si è consumato il delitto, l'Italia infligge lo stesso torto che altre divise protette hanno inferto a vittime di “casa nostra”, a Nicola Calipari, ai venti morti del Cermis. Non ci infatti ancora dato sapere se i due marò continueranno a godere dello status di “eroi” o se verranno regolarmente processati nei tribunali nostrani.

La Farnesina, nella nota diffusa ieri alla stampa, ha motivato il suo no con “il principio dell’immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982? dopo aver assecondato per mesi le autorità indiane - già a Natale infatti la Suprema Corte aveva concesso una licenza di 15 giorni ai due militari, che è stata rigorosamente rispettata con il loro ritorno a Kichi il 4 gennaio.

E lo ha fatto pur sapendo che quei soldati, impiegati di fatto come mercenari per proteggere un'imbarcazione privata, non possono e non potranno mai essere riconosciuti in missione militare coperta dall’immunità. Se questa non è una presa in giro, di sicuro è una figuraccia diplomatica non da poco. Certamente per l'imperizia giuridica su cui è stata impiantata.

Certo era - e questo è il vergognoso messaggio che ha lasciato trapelare ieri Giulio Terzi - che i “nostri ragazzi” non potevano rimanere bloccati nell'hotel di lusso in cui la Corte Suprema indiana li aveva confinati. Bisognava liberare i due “eroi”: lo chiedeva sbraitando la destra e lo voleva l’esercito, che in Latorre e Girone vede solo due dei suoi uomini prigionieri per colpa di un governo che li aveva mandati in missione senza la sufficiente copertura legale, indispensabile all'impunità che contraddistingue la divisa.

Quindi, in barba agli accordi diplomatici e alle trattative portate avanti da un anno a questa parte, l'evasione avallata dal dicastero degli Esteri deve essere sembrata la via più auspicabile o, perlomeno, quella più facilmente percorribile. D'altronde, si sa, le nostre sono promesse da marinaio e la bassissima credibilità internazionale italiana ce lo ricorda ogni santo giorno di austerity che trascorriamo. A conti fatti, non c'è poi quindi questo abisso tra il maestro di sci Frattini e l'ex console Terzi di Sant'Agata.

Rimane da capire come reagirà il Governo indiano alla sonora pernacchia arrivata Roma. Esclusa la possibilità di accordi confidenziali in grado di salvare capra e cavoli - difficile che l'India accetti con nonchalance di essere ridicolizzata dal nostro stivale - dall'Onu una fonte diplomatica indiana dell'ANSA fa sapere come “i due dovranno affrontare il processo in India, secondo le leggi indiane”.

Per ora il dato certo che emerge da questa svolta, oltre al già citato assecondare le velleità della destra patriottarda, è che la politica uscente ha avuto un ruolo fondamentale nella scelta dei tempi: l’insediamento delle Camere previsto per venerdì ha certamente fatto riflettere sull’opportunità che a prendere una decisione del genere fosse il governo in carica e, così facendo, Terzi e l'ammiraglio Di Paola hanno di fatto tolto le castagne dal fuoco al governo (quale?) che verrà.

In attesa dei prossimi sviluppi, riportiamo la sentenza che lo scorso 18 gennaio il tribunale di Kollam nella regione del Kerala, incaricato inizialmente delle indagini, ha emesso nei confronti dei due fucilieri della Marina. “La Corte suprema ha detto che lo Stato del Kerala non ha giurisdizione per procedere contro i due marò italiani ed il governo centrale di New Delhi, dovrà consultarsi col presidente della Corte suprema e formare una Corte speciale. Ma soprattutto, cosa che è evidentemente sfuggita a Terzi e al suo staff, chiarisce: “La Corte ha inoltre deciso che la questione della giurisdizione dovrà essere considerata dalla Corte speciale, che deciderà se i marò verranno processati in India o in Italia”.

Una Corte Speciale che non ha nulla a che fare con quelle di fascista memoria ma che invece è pratica d'uso comune in India per dirimere casi particolarmente complessi o di interesse nazionale; negli ultimi anni si è ricorso alla formazione di diverse Corti speciali per affrontare casi di terrorismo, corruzione, crimini contro le donne. In India sono viste come garanzia di autorevolezza e terzietà in un Paese dove la fiducia nelle altre istituzioni nazionali è ai minimi storici. Le autorità indiane ci stavano tendendo la mano, ma quando si tratta di divise i panni sporchi si devono sempre lavare in casa.


Fonte

12 marzo 2013

''Dove s'accampano gli eserciti crescono sterpi e rovi; al seguito di grandi guerre ci sono anni di carestia''. (Lao Tzu)

Follia Ue: l'Esercito Comune contro i Disperati.
Intanto in Polonia si reclutano i gorilla.
Il Coinvolgimento del Gruppo Visegrad e gli incontri particolari di Hollande e Merkel


Eurogendfor - Visgrad Group
Bruxelles, Varsavia - La situazione di crisi ha messo in luce, anche in questi giorni, importanti segnali d'allarme. Le popolazioni, esasperate dal debito pubblico e dalla mancanza di lavoro, protestano quotidianamente contro l'ignobile sistema che li costringe alla miseria. Gli imperi centrali, sia politici che finanziari, insistono sull'esigenza immediata di sedare ogni possibile iniziativa di rivolta. Per questo motivo i principali esponenti delle nazioni centroeuropee, proprio in questi giorni, hanno discusso in merito alla necessità di instaurare un esercito sovranazionale, che controlli efficacemente le popolazioni in protesta, che combatta aspramente i sentimenti ostili a questa bieca società. Evidentemente le forze dell'ordine nazionali non sono più in grado di combattere con decisione le manifestazioni di dissenso – malgrado la presenza dei dittatoriali eurogendfor: la polizia speciale Ue con poteri praticamente illimitati, alle dipendenze della stessa Nato e con sede a Vicenza - avendo più volte palesato loro stessi lo scontento generale che avrebbero dovuto contrastare.
 
 L'esasperazione dei popoli europei contro l'eurocasta 
 
Ormai quando il giovane universitario ed il poliziotto si trovano uno di fronte all'altro, si corre troppo spesso il rischio che i due rintraccino nelle proprie coscienze un sentimento comune di esasperazione, essendo nati e cresciuti nella stessa nazione e condividendo più d'una preoccupazione. Come ben sappiamo, però, gli strateghi della tensione del mondo capitalistico internazionale, fomentano lo scontro da decenni e vogliono che le due categorie continuino a darsele di santa ragione. Proprio per questo motivo occorre delegare una nuova forza militare per la gestione dei disordini interni ai paesi, magari delle nuove facce, con usi costumi e lingue diverse, ricreando lo scenario di guerra tipico dei tempi andati. Il quesito a questo punto è d'obbligo: dove reperire queste massicce quantità di persone disposte a scagliarsi contro i poveri paesi del sud europeo? Semplice! In Polonia!
 
 Follia Ue – Pronto il Battaglione Speciale del Gruppo Visegrad 
 
Centinaia di soldati polacchi sono già pronti per essere schierati negli scenari di crisi. Appena due giorni fa il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno incontrato i membri del gruppo Visegrad, composto da Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e, per l'appunto, Polonia. Sulla falsa riga dell'esempio americano ed europeo, anche i paesi di tradizione slava si sono dati da fare per mettere su in quattro e quattr'otto una loro congrega internazionale d'interessi politici ed economici. Così dopo aver ricevuto i complimenti dei due leader d'oltralpe per aver affrontato al meglio la crisi, a differenza nostra, i membri del V4 hanno proposto l'intervento di un ''battaglione speciale del gruppo Visegrad''.
 
 Tremila mercenari pronti ad essere sguinzagliati entro il 2016 
 
Circa tremila soldati, entro il 2016 sulle strade europee, tutti addestrati a manganellare disperati in rovina, vittime della bank-usura. Il quotidiano slovacco ''Pravda'' rivela i particolari del piano, chiaramente sconcertanti: ''La Polonia fornirebbe la maggior parte della forza militare dell’unità, fino a 1.600 soldati, mentre la Repubblica Ceca contribuirebbe principalmente con medici e strutture logistiche, l’Ungheria con ingegneri militari e la Slovacchia con esperti sulle armi di distruzione di massa''. Purtroppo, nella storia passata, abbiamo vissuto più volte momenti come questo e, se qualcosa abbiamo imparato, è proprio che l'ultilizzo di mezzi coercitivi come questo non possono essere tollerati. Pertanto intendiamo  manifestare la nostra indignazione, tenendo ben a mente i principi sui quali si fonda la civiltà.  
Lao Tzu, filosofo cinese del quinto secolo avanti Cristo, disse: ''Dove s'accampano gli eserciti crescono sterpi e rovi; al seguito di grandi guerre ci sono anni di carestia''. 
Questa frase, oggi, sembra attuale più che mai.

I silenzi della stampa.


Del rinvio a giudizio di boss e politici per la trattativa Stato-mafia se ne sa poco. 

Notizia frettolosa nei tg, con l'immancabile intervista a Mancino. 

Questa notizia non deve interessare. 

Non ho scritto "non interessa", ma "non deve".

Ieri Repubblica ci ha informato che la Cassazione ha bloccato la distruzione delle intercettazioni Mancino-Napolitano, accogliendo il ricorso di Ciancimino jr.
 

La notizia è online, però, sui soliti pochi organi di informazione.

Buona lettura e per fortuna che c'è la rete.

Lo Stato processa se stesso, diventa realtà ciò che Sciascia giudicava impossibile

 di Salvatore Borsellino

Pidiellini disobbedienti.



Questa, sinceramente non me l’aspettavo: ieri un plotone di parlamentari del PDL, disobbedendo al presidente ipocrita, ha invaso i corridoi del Tribunale di Milano, improvvisando comizi contro la magistratura e  accusando i giudici, indistintamente, di voler eliminare il loro “caro leader”.
So che certa gente può esser capace di tutto, ma questo non me la potevo immaginare: ribaltare la logica dello Stato di diritto (o almeno quella che la maggioranza di noi ritiene tale) è una cosa degna di menti ottenebrate, che può scaturire solo da un’idea di onnipotenza.
Cos’è? Uno scandalo di lesa maestà? Processare un leader politico per reati comuni minerebbe i fondamenti della democrazia? È eversione portare avanti un normale processo contro un imputato con corredo di vincoli procedurali e persino (non sia mai!!) un’irrispettosa visita fiscale?
Io qui di eversivo ci vedo solo la condotta di personaggi senza arte né parte, se non quella dell’inchino, di una massa di ignoranti portavoti, di “amiche” del potente di turno, di scambisti della tessera e del credo politico che farneticano di “attacco alla democrazia” per processi che stanno svelando i mille intrighi e le mille corruzioni che hanno mantenuto in piedi un sistema di potere che ha reso ridicoli i suoi sostenitori prezzolati e l’intero parlamento della repubblica, grazie anche ad un’opposizione inesistente, incapace di esprimere un’idea diversa, invischiata, anch’essa, fino al collo nel fango che strangola il paese.
Eversivo è chi fa cadere l’anatema non su chi viola le leggi della Repubblica, qualsiasi sia il suo stato sociale, bensì su chi pretende di applicare al potente le stesse “banali” regole che valgono per tutti gli altri, chi contesta l’esercizio della giurisdizione per il solo fatto di essere diretta contro un esponente politico.
Se una manifestazione come questa fosse stata fatta da semplici cittadini, in difesa di un altro semplice cittadino, che sarebbe successo? Come minimo ci sarebbero stati poliziotti in tenuta anti-sommossa! E un semplice cittadino avrebbe usufruito così facilmente di quei sedicenti “legittimi  impedimenti “ dei quali sono piene le cronache giudiziarie degli ultimi vent’anni di processi di quest’imputato eccellente?
Questo vergognoso ribaltamento, questo negare il diritto-dovere della giurisdizione di applicare le sue regole anche ai ricchi e potenti, incarna, in pieno, quella distanza siderale che si è creata tra la società civile e la casta politica. Un vero e proprio muro alla cui costruzione hanno contribuito tutti i partiti, con l’uso del potere per “piazzare” i propri uomini, per gestire il denaro pubblico, per accumulare privilegi e soldi, il tutto accompagnato dalla certezza dell’essere intoccabili, al di sopra della legge, al di sopra dei doveri che la costituzione ed il ruolo che ricoprono gli imporrebbe.
Per i seguaci della partitocrazia le sentenze sono giuste o sbagliate non in base alla correttezza e aderenza ai fatti del procedimento su cui si basano, non in base alla onestà e competenza dei giudici, bensì a seconda che pervengano o meno al risultato da loro auspicato.
E l’emergenza democratica c’è, certo che c’è! 
È nel predicare la superiorità del potere politico alla legge!

11 marzo 2013

In attesa della morte.

Un paese alla deriva non si osserva considerando solo la povertà dilagante, la disoccupazione o i debiti personali. Il disagio sociale si guarda anche da come vivono i vecchi negli ospizi lagher, tra l’altro abusivi. Siamo sempre più americani, loro nascondono e ignorano i senza tetto sparsi per strada, vivacchiano come intossicati cronici dalla cultura capitalista, la malattia imperante con l’aggiunta di un egoismo predominante, per non dire vincente. 
Una casa per anziani abusiva è stata scoperta e chiusa dai carabinieri della compagnia di Mondragone (Caserta) a Castel Volturno, priva di riscaldamento e condizioni igenico-sanitarie da brividi, alcuni di essi affetti da problemi psichici. Questo ospizio ospitava 18 poveri vecchietti, messi ai margini da un sistema passivo e ingordo. Certo, siamo tutti profumati e abbiamo i guanti bianchi, non possiamo soffrire anche per la mamma e per il nonno. 
Questa triste storia non è la sola: l’anno scorso, in Liguria, precisamente a Sanremo, quel posto dove una volta l’anno si radunano cantanti e si esibisce il lusso, venne scoperta una casa di riposo lager, appartenente alla Fondazione Borea, dove gli anziani ricoverati venivano maltrattati e vessati in ogni modo. 
Nel napoletano, notizia di pochi giorni fa, sono stati messi sotto sequestro tre ospizi lagher, 150 degenti abbandonati a se stessi o picchiati. Due ospiti con problemi psichici trovati morti. Sofferenti, smagriti, soli e abbandonati, in attesa della morte. Questa è l’Italia difficile da guardare perché è la faccia stessa dell’ipocrisia che ostentiamo, di quel perbenismo di facciata dove le preghiere per un dio inventato, servono a colmare sensi di colpa strazianti. Anziani seviziati e picchiati, altri trovati in stato confusionale nelle metropoli della vergogna, alcuni che rimangono a casa per anni, perchè non hanno nessuno, ma con nipoti al seguito almeno una volta al mese, giusto il giorno della pensione come premio alla loro assenza. Il paese che tratta la sua storia e le sue origini in questo modo è cancerogeno. In passato sono stati sequestrati reparti di psichiatria, strutture fatiscenti dove si lasciavano morire gli anziani, alcuni anche assiderati, e quelli più chiassosi piazzati negli scantinati bui. In attesa spasmodica della morte, come soluzione di ogni guaio, lasciandosi andare in quel mondo migliore, in quel mondo “dove nessun viaggiatore ritorna” per dirla alla Shakespeare, mentre ci affasciniamo al desueto e avvezziamo i nostri figli al grigiore della tv, ai giochi della playstation, con panini del mc donald tra le mani. Privare i propri figli dei nonni è un reato che non osiamo condannare per una cultura smodatamente egocentrica. 
Per finire e non assillare le menti impegnate, voglio raccontarvi una storia. Tanti anni fa, un parroco della zona mi propose di scrivere una commedia teatrale, qualcosa di simpatico da proporre all’ospizio comunale della mia città. All’inizio rimasi perplesso, sia perché difficilmente quel prete osava parlarmi da tempo per via del mio colore politico, sia perché non avevo mai scritto testi teatrali, sia perché mi disse che avrei dovuto preparare tutto in un mese, in modo che per il 31 dicembre del 98 tutto fosse pronto. A dirla tutta, accettai per non avere sensi di colpa, in fondo avrei solo scritto e passato il copione, nessuno esigeva la mia presenza e, poi, avrei potuto festeggiare altrove tranquillamente, con la coscienza a posto e orgoglioso del contributo. Consegnai il lavoro in tempo ad un certo Franco, un meccanico di periferia, con lui c’erano altri soggetti scapigliati e anticonformisti, non proprio belli, non proprio attori, ma con l’energia e l’ardore di adoperarsi anima e corpo per regalare un giorno di sorriso agli anziani. Per più di un mese, dopo aver finito le mie otto ore di lavoro, passavo all’ospizio a vedere le prove e mi fermavo a parlare con gli anziani. Senza allungare oltremodo, voglio dire che quello è stato il capodanno più bello che io ricordi. Restando con essi, ho ascoltato mille storie, un po’ come se avessi letto mille libri, a loro bastava li ascoltassi un po’, non mi hanno mai chiesto nulla, tranne qualcuno a cui ho regalato sigarette e qualche bicchiere di rosso, di nascosto. Non li passavo solo a loro, ma a quel vecchio che rimarrà di me. Non ho fatto molto, forse niente, forse solo un’azione per ripulirmi la coscienza, ma tutto questo ha cambiato la mia vita in meglio.

Antonio Recanatini

La primavera è alle porte e la natura non perde tempo!






Grazie a Luciano De Simone

Ultim'ora!


Comunque il cavaliere al San Raffaele sta preparando la certificazione di morte e resurrezione per il 30 marzo.
Io ve l'ho detto.....

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=3821725799894&set=a.1072827239148.10949.1780197694&type=1&theater

M5S: dopo il fascismo buono, l'art.18 aberrante.

Ci sono delle cose che io non posso tollerare, è il vergognoso attacco della Lombardi all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è uno di quelli:
http://www.giornalettismo.com/archives/819295/roberta-lombardi-larticolo-18-unaberrazione/
Visto che io sono sempre abituato a verificare quello che viene pubblicato, perchè sono un pò malfidato, ho deciso di andarmi a leggere sul forum del M5s Roma la dichiarazione della Lombardi sull’articolo 18, per capire se erano state distorte oppure no:
http://www.roma5stelle.com/forum/405-i-nostri-candidati-alle-politiche-2013-presentati/69506-roberta-lombardi?limit=6&start=66

e sono rimasto ancora più sconcertato, perchè quelle cose la le ha dette davvero.
Per me che sono un operaio metalmeccanico, che lavora in fabbrica da 19 anni, tra l’altro anche Rappresentante sindacale (RSU), tra l’altro iscritto anche alla Fiom-Cgil dal 2001, leggere una simile dichiarazione, mi ha lasciato a bocca aperta!
La Lombardi è indifendibile!
Dopo il “fascismo buono”, adesso anche l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 Maggio 1970), che sarebbe un’aberrazione: mi stupisco che non abbia detto che andrebbe abolito!
SI DOVREBBE DIMETTERE IMMEDIATAMENTE!

Chiedo al Pd, a Sel, a Rifondazione Comunista, alle associazioni  ai sindacati, a tutti i mezzi d’informazione di prendere una posizione chiara e netta sulle dichiarazioni della capogruppo alla Camera del M5S Roberta Lombardi, perchè sono vergognose, ed io mi sento profondamente indignato da una simile dichiarazione.

P.S. mio: la Lombardi ha già parlato troppo, ora può tacere per il resto della sua vita.

Quale, fra l'immagine e la parola scritta, è il mezzo più efficace e immediato di comunicazione?

Quando si parla del potere dell'immagine, sia in positivo che in negativo, spesso ci si riferisce ai più moderni mezzi di comunicazione, come la televisione, il cinema, il web. Ma le informazioni che riceviamo attraverso le immagini non sono solo quelle degli spot pubblicitari, dei servizi al telegiornale o degli effetti speciali al cinema. Il potere visivo è così forte perché noi percepiamo in massima parte la realtà come immagine.
Il senso della vista nell'uomo è sicuramente il più sviluppato e quello grazie al quale, fin dall'infanzia, assimiliamo la quasi totalità delle informazioni che provengono dal mondo che ci circonda.
Il bambino apprende, innanzitutto, per imitazione: osserva ciò che fa il genitore e tenta di farlo a sua volta. Non è un caso, inoltre, che i libri per l'infanzia siano caratterizzati dalla presenza di numerose immagini. Il bambino è affascinato dalle figure e dai colori: nella sua mente i disegni dei libri cominciano a "muoversi" e a "parlare", insomma inizia quel processo immaginativo di creazione che lo accompagnerà ogni volta che si troverà fra le mani un libro avvincente. Tuttavia il "salto" dal libro con le figure al libro di sole parole è difficile per molti bambini e determinerà il loro futuro di lettori.
Qui entra in scena l'altro fondamentale mezzo di comunicazione, ovvero la parola scritta. Non bisogna sottovalutare il suo potere, anzi è necessario dire che attraverso la scrittura si possono trasmettere messaggi che le immagini rischiano di banalizzare o semplificare in modo eccessivo.
La parola scritta, in fondo, è alla base di un universale sistema d'apprendimento: nonostante l'utilizzo di nuovi media per approfondire o per rendere più accattivanti alcune tematiche affrontate sui banchi di scuola, qualsiasi metodo di studio è pressoché incentrato sull'analisi di testi scritti. Inoltre, che senso avrebbe proporre ai giovani lo studio della letteratura se non la si considerasse di importanza fondamentale per lo sviluppo della società? Non si può negare infatti che intellettuali e scrittori di ogni tempo abbiano espresso o influenzato il pensiero della collettività. Per fare un esempio estremo si puo' citare l'effetto che ebbe il Werther di Goethe su numerosi rampolli della borghesia ottocentesca, a tal punto colpiti dalla drammatica vicenda del protagonista, da essere spinti loro stessi al suicidio. Se questo non è potere della scrittura!
Dunque la questione rimane aperta: quale fra l'immagine e la parola scritta, è il mezzo più efficace e immediato di comunicazione?
Se consideriamo l'immediatezza, allora la risposta è sicuramente l'immagine. Perché un'informazione che arriva attraverso un'immagine è già pronta, non ha bisogno di ulteriori elaborazioni della nostra mente e colpisce direttamente la nostra sfera emotiva. L'immagine quindi è facile, "alla portata di tutti", e quindi largamente utilizzata per influenzare le masse. Tra pubblicità, moda e propaganda, viviamo in un mondo fatto di immagini: si pensi ai manifesti affissi ad ogni angolo della città, ai volantini distribuiti per strada, alle foto appariscenti ai lati di ogni pagina web, agli innumerevoli video promozionali su ogni canale della televisione.
Se invece ci occupiamo dell'efficacia, l'immagine non sempre riesce ad esprimere con pienezza i concetti che vorrebbe trasmettere. Si rischia una comunicazione superficiale, che si limita all'apparenza e all'impatto emotivo. Il messaggio di fondo potrebbe rimanere incompreso, o peggio, male interpretato.
Consideriamo allora il valore della parola scritta. La descrizione di un paesaggio suggestivo, la narrazione di rocambolesche avventure, ma anche un articolo di giornale dal tono tagliente o un discorso appassionato, coinvolgono una parte di noi che rimane nascosta quando ci affidiamo solo alla vista. Questa parte non è altro che l'immaginazione, la fantasia, la capacità mentale di creare le nostre immagini. Si tratta di un processo di elaborazione di dati che puo' consistere nella creazione di una vera e propria "realtà virtuale" (per esempio, nel caso si stia leggendo un romanzo avvincente) oppure, più semplicemente, nella costruzione di schemi mentali per assimilare informazioni complesse e "disporle" nella nostra mente in una forma a noi più congeniale. Con l'uso dell'immaginazione, ognuno di noi rende proprie e arricchisce le informazioni provenienti dall'esterno, acquistando dunque una conoscenza più profonda.
Concludendo, sebbene l'immagine sia un valido strumento per semplificare concetti complessi, trasmettere informazioni in modo immediato o anche suscitare particolari emozioni, la parola scritta ha un potere maggiore: aprire la mente. E' la parola scritta, infatti, che ci permette - come si dice in gergo - di pensare con la nostra testa.



PS. Teniamo a mente le parole di Umberto Eco:

... È la stessa ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità.




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