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09 settembre 2026

La cura


Capita a tutti di guardare la realtà attorno a noi, con le sue complessità e le sue contraddizioni, e avvertire una sottile stanchezza. La rassegnazione è una tentazione comoda: ci suggerisce che le cose stanno così, che le singole persone non possono fare molto e che la scelta più saggia sia ritirarsi nel proprio spazio protetto. Ma esiste un’alternativa al cinismo che non richiede di chiudere gli occhi o di fingere che vada tutto bene. Questa alternativa si chiama cura.

Nei giorni scorsi i miei vicini di casa, sapendo che non ho la macchina, che vivo sola e che non sono più tanto giovane, si sono offerti spontaneamente di aiutarmi per qualsiasi necessità o eventualità avessi bisogno. Un'attenzione semplice, una parola detta con naturalezza. Eppure, in una società che raccontiamo spesso come individualista e distaccata, quella mano tesa senza che l'avessi nemmeno chiesta mi ha colpita e confortata.

Ci chiediamo talvolta se la solidarietà sia diventata una merce rara. La verità è che quando siamo presi dalla corsa quotidiana o dalle nostre preoccupazioni tendiamo a chiuderci nelle nostre case, a guardare solo al nostro piccolo perimetro. Ma basta che qualcuno alzi lo sguardo oltre la soglia per ricordarci che non siamo soli. Quel gesto dei miei vicini è stato una forma limpida di cura verso l'altro: un modo silenzioso per dire "Ti vedo, so che sei qui, e puoi contare su di noi".

Rassegnarsi significa guardare le crepe attorno a noi e dire: "Oramai non c'è più niente da fare". Avere cura, invece, significa fare come quei vicini: sollevare lo sguardo, cogliere le esigenze di chi ci vive accanto e scegliere di esserci.

La cura è l'antidoto naturale all'impotenza. Quando decidiamo di prenderci cura di un legame, di una persona o della nostra comunità, smettiamo di essere spettatori passivi e diventiamo custodi di ciò che ha valore. I gesti di vicinanza e la gentilezza discreta non fanno rumore quanto l'indifferenza o la solitudine, ed è per questo che a volte ci sembrano rari, ma continuano a essere la rete invisibile e fortissima che tiene insieme le nostre vite.

Sperare che il domani sia migliore non è una fiducia cieca, ma la conseguenza diretta del nostro prenderci cura del presente. Il futuro non si costruisce con le grandi proclamazioni, ma con la continuità di queste attenzioni quotidiane e prossime.

Sapere che la realtà non è perfetta non deve essere la scusa per arrenderci, ma la premessa per desiderare di abitarla meglio. Finché ci sarà qualcuno disposto ad allungare la mano, a preoccuparsi dell'altro e a creare vicinanza, non ci sarà mai spazio per la vera rassegnazione.

23 febbraio 2013

Come un gioco...

L’astensione dal voto non raccoglie troppi consensi, soprattutto tra i giovani le cui scelte sono alimentate dalla speranza del cambiamento. L’ho dichiarata troppe volte la mia posizione nel merito, tuttavia credo di comprendere chi vuole andare ai seggi ed esprimere la propria preferenza, o forse sarebbe meglio dire la propria "insofferenza" per lo stato di cose presenti. Il calciatore della nazionale Buffon dichiara che voterà per Monti perché glielo dice l'istinto. 
 
Chissà perché l'istinto dei ricchi è sempre rivolto contro gli interessi degli altri.

Lo vedo in prima persona, tutti i giorni, c’è una grande incertezza. Votare Pd per paura di Berlusconi non può essere una scelta, si chiama ricatto. Votare Pd avrebbe un senso, per chi crede ancora in questo sistema, se il Pd esprimesse un’alternativa riformista di vago sapore di sinistra o quantomeno progressista. Significa invece favorire un governo con dentro il rappresentante per antonomasia delle banche e dei grandi poteri borghesi, quel grigio e cinico Mario Monti. E poi il programma del Pd è troppo indeterminato su tutto: non può bastare dire un po’ di questo e un po’ di quello, senza dire che questo partito è impregnato di quel clericalismo che non possiamo non detestare convintamente e che non può portare a nulla di buono su parecchie faccende. Però bisogna prendere atto che il Pd è l’unica forza politica che ha i numeri per un governo esposto a destra ma non fascista. È questo un modo pragmatico per dire che ci si accontenta.

Si andrà comunque a una situazione, come ho scritto alla noia, che non esprimerà un vincitore netto e ciò favorirà il solito gioco dei grandi poteri. Resta Grillo come chance di riserva, con tutte le incognite, tantissime, del suo movimento. Una signora poco fa, dandomi spunto per questo spot elettorale, mi ha detto: “Almeno faranno un po’ di casino, con il voto a Grillo esprimo il mio disgusto, la mia rabbia, la protesta”. Proprio così ha detto, e sul momento francamente non ho voluto fare discorsi troppo lunghi e inutili e quindi, pur non assentendo, non le ho opposto nulla. Conoscendo un po’ le mie posizioni sul voto, la signora si è un po’ stupita del mio silenzio, e mi ha salutato quasi rinfrancata. Anche nel caso descritto, però, più che la speranza è la rassegnazione che vota Grillo. E allora prendiamola come un gioco, perché in definitiva di questo si tratta.