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01 aprile 2013

La montagna ha partorito Monti e 10 saggi topolini

di Marco Cedolin.
A distanza di oltre un mese dalle elezioni, siamo tornati esattamente al punto di partenza, con la netta sensazione di avere girato intorno qualche settimana, come un cane che si morde la coda.
Se l'inattesa dimensione del successo di Beppe Grillo era stata in grado di mettere in crisi il progetto primigenio (già venduto in Europa e negli Usa), consistente in una riedizione del governo dell'usuraio di Goldman Sachs  sostenuto dal PD di Bersani (o viceversa, gli addendi possono venire invertiti a piacimento), Napolitano, senza scomporsi più di tanto, ha dimostrato chiaramente che quando si agisce al di fuori di ogni regola e di ogni parvenza democratica, tutto ciò che è uscito dalla porta può rapidamente rientrare dalla finestra.....



Bersani ha recitato senza sbavature il ruolo dell'utile idiota, impegnato ad adescare i grillini, nel tentativo di farli cadere in fallo ed eliminare sul nascere il movimento di Grillo. Rifiutando al tempo stesso qualsiasi alleanza con gli "impresentabili" del PDL, insieme ai quali governa da quasi un anno e mezzo nel nome di Monti.
Berlusconi con altrettanta destrezza si è finto paladino dei cittadini, preoccupato per l'IMU, la pressione fiscale ed il disatro economico che si sta impadronendo delle famiglie italiane, grazie alle riforme da lui stesso votate nel nome di Monti durante l'anno appena trascorso. E proprio per salvare gli italiani si è manifestato disponibile a governare insieme al PD, ricevendo da Bersani quella stessa sfilza di No che Mr. Legacoop aveva collezionato da Grillo.
Mario Monti saggiamente è rimasto in silenzio, dal momento che Napolitano gli aveva suggerito di saltare un turno.
Beppe Grillo è riuscito a resistere a settimane di stalking feroce, portato avanti da Bersani, da Repubblica, dalla confraternita degli intellettuali e dalla congrega dei cantautori e solo dopo il millesimo No indirizzato all'ipotesi di un governo insieme al PD, sembra che i molestatori abbiano iniziato a recepire il messaggio.

Nonostante su queste basi non potesse esistere alcun margine di manovra, Bersani ha comunque portato avanti per una settimana il mandato esplorativo concesso da Napolitano, relazionandosi con le associazioni dei consumatori e con quelle ambientaliste, con i sindacalisti, gli opinionisti, gli economisti, gli attivisti, i ciclisti, gli automobilisti, i rappresentanti della società civile e, si sussurra, anche qualche elemento di quella incivile. Alla fine della maratona è tornato dal presidente per riferire che nonostante tutti questi dialoghi ogni cosa era rimasta esattamente come prima. Grillo non avrebbe mai appoggiato un suo governo, lui non avrebbe mai appoggiato un governo di Grillo, Berlusconi ci sarebbe stato, ma lui non voleva il PDL perché impresentabile, Monti avrebbe appoggiato chiunque ma solo sulla base di un'ampia maggioranza. Insomma un vicolo cieco e nulla più.

Napolitano, preso atto della situazione, ha realizzato che se la montagna non va a Maometto, Maometto può sempre andare alla montagna, per tenere fede alla promessa fatta all'Europa e agli USA.
Se alla luce dei risultati delle urne diventa impossibile costituire un nuovo governo, non è necessario rompersi il capo per cercare la quadratura del cerchio, dal momento che un governo esiste già e poco importa se non è uscito dalle urne, bensì dal golpe creato da lui stesso nel 2011.
Lunga vita dunque al governo di Mario Monti, gradito tanto ad Obama, quanto alla UE, alla BCE ed al FMI, un governo prolifico di riforme e ricco di saggezza. E proprio per far si che la saggezza non venga a mancare, ad affiancare il banchiere di Goldman Sachs e questo nuovo parlamento così poco incline al dialogo, arriveranno anche dieci "saggi" con il compito precipuo di suggerire le riforme, nel caso a qualcuno venisse in mente d'interpretare un po' troppo liberamente la lettera di Draghi e Trichet.
Tutto è bene quel che finisce bene.

07 marzo 2013

Colonialismo elettorale.

http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm
Il papa che tuonava tanto contro il relativismo, si è rivelato poi il più relativista di tutti, spiegandoci che la misura del giusto e dell'ingiusto siamo noi stessi, le nostre forze e le nostre capacità. Un trionfo del soggettivismo. Davanti al papa non più missionario, ma "dimissionario", il popolo cattolico non ha fatto una piega. Per la coscienza cattolica il criterio del giusto e dell'ingiusto è il fatto compiuto, perciò le basta che il tutto sia ornato con qualche slogan, come "umiltà" o "responsabilità". La cosiddetta "fede religiosa" si rivela dunque conformismo puro.
Ma il conformismo può assumere varie facce, compresa quella dell'apparente polemica anti-sistema. Nel mese di febbraio, un po' prima delle elezioni, è circolata marginalmente la notizia dell'incontro avvenuto a Roma nell'aprile 2008, fra Beppe Grillo e l'ambasciatore statunitense Ronald Spogli. Si è potuto anche venire a conoscenza della favorevole relazione dell'ambasciatore riguardo all'incontro, una relazione inviata all'allora segretario di Stato, Condoleeza Rice. La notizia era stata probabilmente diffusa per determinare un piccolo disturbo alla campagna elettorale di Grillo; ma, ora che il Movimento 5 Stelle è diventato il primo partito italiano, con il 25% dei suffragi, la cosa assume un peso diverso.
Un movimento di opinione che arrivi a rappresentare il 25% degli elettori in nome di un voto di protesta contro la corruzione del sistema politico, costituisce obiettivamente un ossimoro, una contraddizione in termini. Infatti soltanto un sistema elettorale assolutamente sano, e del tutto trasparente, potrebbe offrire tanto spazio ad un voto di opinione. Avremmo quindi il paradosso di una classe politica corrotta, che però garantirebbe un meccanismo elettorale pienamente leale ed affidabile, che consentirebbe addirittura all'ultimo venuto di diventare il primo partito. Invece pare che il sistema elettorale sia davvero corrotto, tanto che persino la normativa ufficiale si è strutturata in modo da favorire il voto di scambio, creando quell'efficacissimo strumento di etero-direzione del voto che è la tessera elettorale, grazie alla quale è impossibile sfuggire ai controlli del proprio capo-elettore.
Il voto controllato non è soltanto un affare di mafia, poiché nelle ultime elezioni regionali lombarde si è riscontrato che il network CL/Compagnia delle Opere è ancora in grado di esercitare un controllo capillare nei piccoli centri della provincia; e ciò, ovviamente, in base al ricatto occupazionale, tanto più drammatico ed efficace in un momento di depressione economica.
Che l'exploit del M5S sia stato favorito da un'infiltrazione di voto controllato, è un'ipotesi che potrà essere facilmente verificata o smentita nei prossimi mesi. L'obiezione, scontata, ad un'ipotesi del genere potrebbe essere che l'infiltrazione costituisce un fenomeno che coinvolge pressoché tutti i movimenti che abbiano un minimo di articolazione organizzativa; perciò è realistico ritenere che non esista neppure un solo movimento di opposizione che non veda ricoperti alcuni dei suoi posti-chiave da personaggi che lavorano per ben altri potentati.
D'altra parte il M5S rappresenta una novità assoluta, senza l'ostacolo di alcuna tradizione organizzativa, un contenitore ancora in gran parte vuoto, che potrebbe essere riempito improvvisamente con contenuti del tutto sorprendenti, soprattutto per chi lo abbia votato. Il primo risultato della vittoria elettorale del M5S è di aver determinato una situazione di stallo parlamentare che per mesi non potrà essere sbloccata con nuove elezioni, data la contemporaneità del semestre bianco del presidente Giorgio Napolitano.
Ci si potrebbe anche domandare quale potesse essere il pericolo costituito da un personaggio come Bersani, in stato di assoluta sudditanza verso la NATO ed il FMI. In realtà la quieta mediocrità di Bersani avrebbe costituito un problema per la guerra psicologica coloniale, che ha il bisogno assoluto di coltivare un'anomalia italiana, una estenuante conflittualità interna, che distragga l'opinione pubblica dagli effetti crescenti del processo di colonizzazione finanziaria e militare.
Persino un advisor del Consiglio Atlantico, come Monti, è caduto vittima di queste esigenze della psicoguerra, poiché in una situazione di stallo parlamentare come quella attuale, una continuità del governo Monti avrebbe potuto rappresentare, almeno per un anno, un ostacolo ad una piena anormalità istituzionale. Ora che Monti è stato costretto a bruciare la propria immagine di tecnico super partes in un'assurda campagna elettorale, la continuità del suo governo risulta improponibile.
Era facilmente prevedibile che, dopo essersi sorbiti anni di burlesconismo, gli Italiani avrebbero dovuto affrontare un duro calvario di espiazione ("siete voi che lo avevate votato"). Un elemento tipico del colonialismo è infatti la retorica dell'esotismo politico: un Paese strano e bizzarro, capriccioso e "individualista", e chi più ne ha più ne metta. Da un lato c'erano le interviste di Grillo ai corrispondenti stranieri, mentre quelli italiani venivano allontanati con disprezzo. Corrispondenti svedesi, tedeschi, inglesi che interloquivano con Grillo con quel misto di commiserazione e compiacimento tipico delle razze superiori. Dall'altra parte i corrispondenti italiani che sfoderavano con orgoglio la sudditanza dei colonizzati: "I colleghi stranieri ci chiedono di spiegare cosa sta accadendo con le elezioni in Italia, ma noi non riusciamo a spiegare... loro non capiscono (sic!)...". Naturalmente la stampa estera ricomincia con l'eterno ritornello: l'Italia è ingovernabile, l'instabilità mette a rischio l'euro, un euro in crisi si ripercuoterebbe sull'economia USA, il rischio di un collasso del sistema solare diventerebbe concreto, ed anche Alfa Centauri potrebbe avere dei problemi. Potenza di Scilipoti !
L'effetto distrazione-autodenigrazione sta funzionando. La vicenda del governatore della Regione Sicilia, Crocetta, che si è visto respingere dalla base USA di Sigonella la sua lettera di revoca delle autorizzazioni ambientali per il nuovo impianto radar, infatti è passata quasi inosservata.
Crocetta ha dovuto far finta di considerare una propria vittoria le generiche dichiarazioni del console statunitense circa un blocco dei lavori alla base di Sigonella; e, del resto, da governatore regionale, Crocetta non avrebbe avuto comunque strumenti per reagire. Non si può neanche imputare ai 5 Stelle siciliani il fatto di aver impostato la questione di Sigonella in termini puramente ambientali, dato che un governo regionale non possiede altri appigli giuridici; anzi, va riconosciuto che almeno il problema è stato sollevato. Ciò che invece lascia perplessi é che il M5S non abbia espresso reazioni a livello nazionale, come se tutti i guai dell'Italia derivassero solo dai partiti. Oggi anche Crocetta ha ritrovato le prime pagine dei quotidiani per la sua decisione di abolire le province. Quindi si torna a temi meno rischiosi, e tutti interni, come la riduzione dei costi della politica.
Ormai risulta chiaro che Sigonella è sotto sovranità statunitense, e meno questo dato arriva alla pubblica opinione, meglio è. Il problema della crescente de-italianizzazione del territorio italiano risulta palese nel caso della base NATO di Bagnoli, che avrebbe dovuto essere dismessa una volta che gli USA avevano ottenuto un nuovo territorio in Campania, sul Lago Patria, nel Comune di Giugliano. Si ha però l'impressione che gli USA dicano di voler dismettere una base soltanto per ottenere ancora altri territori; ma poi le vecchie basi si guardano bene dal cederle.
Mentre si parlava della chiusura della base NATO, a Bagnoli è invece andata a fuoco la contigua Città della Scienza, a causa di un misterioso attacco dal mare. Ma guarda la coincidenza, a Bagnoli doveva chiudere la NATO, e invece è bruciata Città della Scienza. Meno male che c'è la camorra, così c'è a disposizione un colpevole che consente indirettamente di scaricare la colpa anche sull'inciviltà di un'intera città. Ancora una volta funziona l'effetto distrazione-autodenigrazione.
Di coincidenze fortunate, la NATO ne incassa parecchie. Nel porto di Taranto, la probabile chiusura dell'Ilva lascerà più spazio alla base dei sommergibili USA. Chissà perché questa magistratura così inflessibile con l'Ilva, poi è andata di corsa a calarsi le brache davanti alla multinazionale ThyssenKrupp. 


Comidad

26 febbraio 2013

Se questo fosse un paese normale....



Se questo fosse un paese normale….

Un personaggio pluri-indagato che se ne fotte della moralità e della giustizia, che sfrutta ogni cosa a suo vantaggio facendola passare per beneficienza, che si ricopre di plastica a mo' di mummia imbalsamata col viagra per nascondere i vermi che gli infestano il corpo putrefatto, sarebbe stato sottoposto ad un TSO urgente con relativa camicia di forza e avrebbe avuto l’interdizione a vita anche dal pronunciare una sola sillaba in pubblico.


Se questo fosse un paese normale….

Un partito che si definisce democratico ma non si ricorda più perché e fa una campagna elettorale rubando le battute a Crozza e affogando i temi sociali nello scarso grado alcolico di una birra pur di non affrontarli, che si dibatte forsennatamente e inutilmente per sembrare diverso dagli altri ma che annega disperatamente nella merda comune delle speculazioni finanziarie, avrebbe ricevuto delle gran pedate nel culo e sonore pernacchie per ogni euro chiesto per la farsa delle primarie.


Se questo fosse un paese normale…..

Un bocconiano bilderberghino con aplomb fascistoide che ha eseguito alla perfezione ordini superiori di spezzamento reni recitando la parte del santo con tanto di aureola, che ha schernito i suoi predecessori con quel tocco di superiorità tipico di chi è al di sopra di stupidi giochi plebei, salvo poi seguirne le orme anche nel riproporsi, imitandoli, anche per un nuovo incarico che prima sembrava disdegnare così altezzosamente, sarebbe stato rimandato nei suoi palazzi e magari rinchiuso in una segreta dei sotterranei più profondi.


Se questo fosse un paese normale….

Un comico, miliardario ed egocentrico, che parla come uno scaricatore di porto e che, per rifarsi una notorietà perduta, fa spettacoli gratuiti nelle piazze e affida il suo restyling ad un’azienda privata con legami a 360 gradi nel mondo bancario internazionale, delle Telecom, della speculazione in equities  e che progetta a tavolino un piano di annullamento di milioni di cervelli attraverso programmi di massificazione e massmanipolazione della Rete apertamente descritti, che ha tanta di quella sicumera e tanta di quell’arroganza da comportarsi come un ducetto di quartiere o come il profeta di una setta, avrebbe avuto piazze deserte e bannamenti a gogò.


Se questo fosse un paese normale….

Un giudice, idealista come dice di essere, al di sopra delle parti come dovrebbe essere (ma come non è), avrebbe continuato la sua lotta alla criminalità, alla mafia, alla corruzione, là dove dovrebbero esistere i mezzi e la possibilità di farlo, nei tribunali, dove giustizia dovrebbe regnare e dove il potere non dovrebbe entrare a contaminarla proponendo invitanti prebende o alleanze politiche, invece di proporsi come uno 007 infiltrato in un meccanismo perverso che nemmeno da giudice riesce a intaccare.


Se questo fosse un paese normale……

Nessuno di coloro che hanno contribuito a fare della corruzione una normalità, a mettere sul lastrico migliaia di persone molte delle quali hanno “preferito” suicidarsi, a togliere i diritti più elementari ottenuti a fatica dopo anni di lotte, avrebbe avuto la benché minima possibilità di ripresentare il proprio “faccione” per chiedere di nuovo una fiducia che sa benissimo di non meritare.


Se questo fosse un paese normale…..

Avrebbe ormai dovuto imparare che scegliere di farsi comandare e delegare ad altri le decisioni che riguardano la propria vita non è normale……

ma questa è un’altra storia……
e questo non è un paese normale….

23 febbraio 2013

Come un gioco...

L’astensione dal voto non raccoglie troppi consensi, soprattutto tra i giovani le cui scelte sono alimentate dalla speranza del cambiamento. L’ho dichiarata troppe volte la mia posizione nel merito, tuttavia credo di comprendere chi vuole andare ai seggi ed esprimere la propria preferenza, o forse sarebbe meglio dire la propria "insofferenza" per lo stato di cose presenti. Il calciatore della nazionale Buffon dichiara che voterà per Monti perché glielo dice l'istinto. 
 
Chissà perché l'istinto dei ricchi è sempre rivolto contro gli interessi degli altri.

Lo vedo in prima persona, tutti i giorni, c’è una grande incertezza. Votare Pd per paura di Berlusconi non può essere una scelta, si chiama ricatto. Votare Pd avrebbe un senso, per chi crede ancora in questo sistema, se il Pd esprimesse un’alternativa riformista di vago sapore di sinistra o quantomeno progressista. Significa invece favorire un governo con dentro il rappresentante per antonomasia delle banche e dei grandi poteri borghesi, quel grigio e cinico Mario Monti. E poi il programma del Pd è troppo indeterminato su tutto: non può bastare dire un po’ di questo e un po’ di quello, senza dire che questo partito è impregnato di quel clericalismo che non possiamo non detestare convintamente e che non può portare a nulla di buono su parecchie faccende. Però bisogna prendere atto che il Pd è l’unica forza politica che ha i numeri per un governo esposto a destra ma non fascista. È questo un modo pragmatico per dire che ci si accontenta.

Si andrà comunque a una situazione, come ho scritto alla noia, che non esprimerà un vincitore netto e ciò favorirà il solito gioco dei grandi poteri. Resta Grillo come chance di riserva, con tutte le incognite, tantissime, del suo movimento. Una signora poco fa, dandomi spunto per questo spot elettorale, mi ha detto: “Almeno faranno un po’ di casino, con il voto a Grillo esprimo il mio disgusto, la mia rabbia, la protesta”. Proprio così ha detto, e sul momento francamente non ho voluto fare discorsi troppo lunghi e inutili e quindi, pur non assentendo, non le ho opposto nulla. Conoscendo un po’ le mie posizioni sul voto, la signora si è un po’ stupita del mio silenzio, e mi ha salutato quasi rinfrancata. Anche nel caso descritto, però, più che la speranza è la rassegnazione che vota Grillo. E allora prendiamola come un gioco, perché in definitiva di questo si tratta.

01 dicembre 2012

Correva l'anno 2020....

Fu nell'anno 2020 che la maggioranza della gente si accorse di cosa è veramente la moneta e per mesi dopo che la "scoperta" ebbe riempito le pagine dei giornali, i canali televisivi, i siti internet e le discussioni nei bar divenne un ritornello: "... ma come mai non ce ne eravamo accorti prima...!"

Il cambiamento arrivò con il collasso finale dell'eurozona nel 2019, un evento che era stato previsto da un numero crescente di esperti ormai da anni ma che ugualmente colse la maggioranza di sorpresa. Una delle sorprese fu che il crac vero si verificò non in Grecia o Spagna, ma in Italia, quello che era una volta il settima paese industriale al mondo ed era stato lentamente strangolato nella camicia di forza dell'austerità senza nemmeno avere le bolle del consumo e immobiliari dei suoi vicini mediterranei. In Italia dopo otto anni di recessione continua il caos politico era degenerato con un governo paralizzato da alcuni anni perchè i vecchi partiti non venivano rimpiazzati dai nuovi movimenti che non volevano partecipare a governi compromessi, migliaia di aziende che chiudevano nel nord, diverse regioni come il Veneto che chiedevano la secessione e dimostrazioni sempre più violente a cui partecipavano persino artigiani e piccoli imprenditori.

Alla fine la capitolazione arrivò l'11 settembre del 2018 con la dichiarazione del nuovo governo che le pensioni sarebbero state pagate nella "nuova valuta nazionale italiana" e anche incrementate del 10% (per compensare i tagli dei governi Monti I, Monti II e Monti III) e le tasse erano pagabili d'ora in poi solo nella nuova Lira. Il nuovo governo dichiarò anche una Vacanza Fiscale di un anno, in cui l'IVA e l'Irpef venivano dimezzate in modo secco durante la "Transizione Nazionale" alla nuova valuta, per rilanciare immediatamente l'economia ormai in stato comatoso dopo otto anni di depressione e austerità.

Le fosche previsioni che si sarebbe scatenata un iperinflazione non si avverarono, la gente essendo ora pagata (in lire) tornò a lavorare andando a raccogliere l'immondizia che si era accumulata in molte città e le i cocci e rottami delle devastazioni delle dimostrazioni degli ultimi mesi e rimettendo in sesto le altre infrastrutture che si erano degradate negli anni dell'austerità e Depressione dei governi Monti-Troika, durante i quali le maggiori imprese avevano ridotti gli investimenti anche di semplice manutenzione

La cosa però che sorprese tutti fu la decisione del Ministero delle Finanze su come effettuare la transizione alla Lira - perchè ricominciare a stampare di nuovo tutte le banconote in Lire ? I cellulari erano da anni in grado di ricevere addebiti e accrediti e fare pagamenti per carta di credito. Perchè non emettere una "Carta Digitale in Lire" (CDL) che poteva essere caricata di Lire ad un Bancomat e poi usata per pagare qualunque negozio o ufficio tramite cellulare ?

Non appena il governo ebbe emesso il Decreto per la Transizione (alla Lira) i lavoratori addetti alla ricostruzione (assunti per rimuovere la spazzatura accumulatasi e i danni delle dimostrazioni) avevano ricevuto i loro stipendi inserendo le loro carte digitali in Lire nei bancomat, dove le Lire apparivano grazie al fatto che al ministero delle Finanze digitivano i numeri necessari nei loro computer collegati. Non appena le "Carta Digitale in Lire" ebbero raggiunto tutta la popolazione i negozi tornavano a riempirsi e persino i teatri principali a Rome e Milano che avevano cancellato buona parte della stagione 2016 riaprivano. Anche lo scontro politico che era diventato sempre più acuto si era calmato ora che ci si rendeva conto che l'Italia non era senza soldi, era solo rimasta senza euro !

L'altro effetto però fu che l'assenza di banconote e il fatto che tutto era digitale cambiava la percezione del denaro, che non era più una cosa fisica e come tutte le cose fisiche era in qualche modo associato con una quantità data, con un numero finito di banconote nelle casseforti da qualche parte.

Il modo in cui si era passati alla Lira aveva d'improvviso chiarito a tutti da dove arrivava il denaro, da un computer presso il Ministero delle Finanze che aveva istantaneamente accreditato milioni di bancomat di miliardi di nuove Lire. Non erano soldi che il governo aveva prima incassato con i bonifici e assegni che si erano versati all'Agenzia delle Entrate. Erano numeri digitati in uno schermo di computer al Ministero, collegato in modo elettronico tramite i bancomat alle nuove "Carte Digitali in Lire" (CDL) che tutti i cittadini avevano ora. Il modo in cui il governo creava queste lire digitali era simile a quello in cui l'Enel o Hera immettevano elettricità nella rete elettrica nazionale per far girare poi gli impianti elettrici, l'illuminazione, le TV e il resto.

Riguardo alle banche quando erogavano ora un mutuo o prestito auto si vedeva apparire nel proprio cellulare l'ammontare in lire a destra, ad esempio 100mila lire, ma anche a sinistra -100mila lire del debito creatosi e il saldo netto in lire rimaneva zero, indicando che la banca non aveva creato vero denaro.

In questo modo diventava chiaro che solo quando il governo spendeva accreditando di un ammontare le "Carte Digitali in Lire" (CDL) si creavano lire, cioè in pratica solo quando il governo spendeva per qualche cosa aumentava la moneta in circolazione. Questo era diventato tanto più chiaro in quanto, per risollevare dalla Depressione creata da cinque anni di Austerità dei governi Monti I, Monti II e Monti III, nell'anno della transizione alla Lira si erano sospesi metà dei pagamenti dell'Irpef e metà dell'IVA, per cui il governo aveva incassato solo metà delle tasse che strappavano i famigerati Monti-Befera. E nonostante questo però, il governo era stato in grado di accreditare a tutti un ammontare di nuove lire superiori a quello degli euro che sostituivano

Il governo lanciò un piano di infrastrutture per 60 miliardi (di euro equivalenti) dalla fibra ottica, ai parcheggi, alla rete ferroviaria, alle autostrade, alla pulizia delle coste, ai rigassificatori. La combinazione della spesa per infrastrutture e la riduzione massiccia delle tasse fece scendere la disoccupazione dal 22% al 5% ed esplodere il PIL che passò dai -3% annuali a cui ci si era abitati sotto i governi Monti-Troika UE ad un +8% superando India, Cina e Brasile e ritornando ad un ritmo di crescita che l'Italia aveva conosciuto per l'ultima volta nel 1965 (e di cui avevano memoria ormai solo gli anziani a cui nessuno credeva quando lo raccontavano).

Avendo imposto una moratoria di un anno su metà della tassazione tutti gli italiani volenti o nolenti erano stati costretti a notare che il governo non aveva avuto pur incassano molte meno tasse il minimo problema a finanziare le spese (come ci si era sempre sentiti predicare per generazioni falsamente: " se non si fa la finanziaria, si aumenta l'Iva e la benzina non si saranno i soldi per i lampioni, le volanti di polizia e il riscaldamento degli ospizi...!"). Passato l'anno di moratoria (in cui le tasse erano state ridotte da 700 a 400 miliardi, in euro equivalenti) dovendo ripristinarne una parte per evitare ovviamente l'inflazione si aprì un nuovo dibattito sul senso economico delle tasse. Ora era chiaro a tutti che il governo non aveva bisogno di raccogliere PRIMA le tasse per poi avere dei soldi da spendere, era diventato evidente invece che il governo PRIMA spendeva e metteva in circolazione la moneta, con cui SUCCESSIVAMENTE i residenti potevano pagare delle tasse. Era insomma ora chiaro che le tasse sono solo un modo per ridurre la quantità di moneta (immessa nell'economia dal governo quando spende) in circolazione, in modo che una volta ottenuta la piena occupazione delle risorse poi non si generasse inflazione.

Va da sè a questo punto che non aveva quindi alcun senso per lo stato di indebitarsi nuovamente vendendo a residenti o investitori esteri BTP che gli costavano un 4-5% l'anno e nel corso di 20 anni facevano raddoppiare il debito iniziale. Lo stato era libero dalla schiavitù del "debito pubblico", quello strano debito che come si diceva "è dovuto a noi stessi" cioè che lo stato deve ai cittadini per poter spendere a loro favore e che poi per ripagare lo costringe a tassarli sempre di più in un circolo vizioso in cui l'unica cosa certa è l'accumulo all'infinito di interessi su interessi. In questo modo invece ora lo stato italiano poteva risparmiare quasi 80 miliardi (di euro equivalenti) l'anno riducendo quindi anche le tasse ovviamente dello stesso ammontare

Da questo punto di vista delle tasse, dato che si voleva che l'economia producesse reddito e occupazione, era ora più chiaro che non aveva molto senso tassare la produzione annuale di reddito con imposte come l'irap, irpef e sul valore aggiunto (iva). Era piuttosto logico tassare alcuni consumi finali di lusso o nocivi per l'ambiente e la proprietà terriera ed immobiliare il cui valore non rifletteva alcun input di lavoro, ma un dato geologico. Cioè il valore del patrimonio immobiliare e terriero oltre ad esser stato gonfiato negli anni precedenti alla crisi dal credito bancario dipendeva in generale dalla bellezza naturale dei luoghi e dalla posizione (distanza dal mare...) e poi dal contesto economico produttivo creato dal lavoro dell'ingegno applicato. Una tassazione della rendita immobiliare riduceva le differenze sociali dovute all'accumulo per eredità e alla fortuna (o connivenza) nella distribuzione delle aree fabbricabili e inoltre riducendo la convenienza dell'investimento immobiliare come speculazione sull'incremento di valore toglieva l'incentivo delle banche a finanziarlo e faceva scendere i prezzi della case con beneficio per le nuove generazioni.

Tutta questa rivoluzione in Italia generata dalla transizione alla nuova Lira digitale ovviamente creava sensazione all'estero, mettendo in difficoltà economisti ed esperti che dovevano spiegare ora il nuovo "miracolo economico" italiano, sostenuto da una serie di ampi deficit pubblici e drastiche riduzioni di tasse. Questo costituiva la ricetta esattamente contraria a quella praticata dai famigerati governi Monti I, Monti II e Monti III che avevano avuto il plauso entusiasta della "comunità finanziaria" di Londra, New York e Francoforte.

I fondi, banche e investitori esteri per un decennio avevano tenuto ostaggio l'Eurozona attraverso un artificiale "crisi del debito pubblico" in cui spingevano sempre su il costo del debito greco, portoghese, irlandese, spagnolo e italiano, rifiutavano di concedere ristrutturazione del debito quando le nazioni non riuscivano a pagare, imponevano governi come il famigerato Rajoy in Spagna e Monti in Italia che spremevano la popolazione e chiedevano di svendere i beni pubblici di quei paesi per essere ripagati.

Di fronte alla nuova Lira i "padroni dei bonds" andarono al Ministero delle Finanze a Roma minacciando che non avrebbero più comprato bonds italiani e questo avrebbe provocato un crac del debito italiano sui mercati globali. Ma al Ministero a Roma risposero: " quali bonds ? quali BTP ? Noi non vendiamo più bonds, perchè mai lo stato italiano deve indebitarsi con voi ?" E i padroni dei bonds: "Ma noi VOGLIAMO COMPRARE I VOSTRI BONDS! ABBIAMO BISOGNO DI METTERE IN QUALCHE INVESTIMENTO FINANZIARIO SICURO I NOSTRI MILIARDI, vogliamo un investimento che paghi ogni anno sempre un interesse garantito dallo stato .. Noi abbiamo bisogno che voi emettiate ora dei bonds in Lire !" E al governo italiano risposero: "se volete investire dei soldi in Italia mettete su un attività, un business, una fabbrica, una centrale, un servizio di qualche genere, un villaggio turistico...ha qualche rischio rispetto ad un bonds, ma può rendere ora che le tasse sono più basse e l'economia gira... Ma non venite in Italia a pretendere che vi si vendano invece dei BTP. Qui in Italia ne abbiamo avuto abbastanza del tenervi al sicuro il vostro denaro e pagarvi anche per questo servizio che vi offrivamo..."



In inglese
Tradotto

30 novembre 2012

Balbettano, incespicano e poi la dicono chiaramente: il problema sono i vecchi. Colpa loro se la sanità non è più sostenibile.

Un certo Thomas Robert Malthus, sconcertato da quanta gente nascesse nell’Inghilterra del XVIII secolo, considerò che le bocche si moltiplicano geometricamente mentre il cibo solo aritmeticamente, e ne dedusse la necessità di far in modo che i poveri non si riproducessero. A lui si ispira forse il saggio Monti, coadiuvato dal fido Balduzzi, quando dice che i vecchietti sopravvivono sempre di più mentre i soldi per loro al massimo restano gli stessi.  Ne consegue che i vecchietti poveri è meglio che non sopravvivano? Beh, l’idea di affidare la sostenibilità del Ssn a soggetti privati, va, ontologicamente, in quella direzione.
Se ne sono lette, in questi due giorni, di sciocchezze. E se ne sono sentite a proposito dell’uscita di Monti sulla sanità non più sostenibile. La gran parte dei commentatori indignati, però, si è mossa nel solco di Monti stesso: ragionamenti economici, di sostenibilità, di assicurazioni, tasse e qualunque altra diavoleria si possa inventare per pagare le cure. Vabbé, buttiamola pure sull’economia sanitaria (tema palloso e complesso quanto non mai), ma attenzione che così ci mettiamo da soli la trave nell’occhio.
Il Servizio sanitario nazionale non può essere considerato, come fa Monti e come hanno fatto molti commentatori, una voce di spesa, come l’indennità ai consiglieri regionali (tanto per dirne una). Perché è innanzitutto un enorme sforzo di solidarietà collettiva, poi una grande e virtuosa istituzione pubblica, quindi un volano per la crescita scientifica del paese. E potrei continuare per molte righe prima di mettere la voce “spesa”. Se non altro perché noi tutti provvediamo a coprire questo magnifico sforzo con le nostre tasse.
Quindi, mi sarebbe piaciuto, in questi giorni, leggere dell’eccellenza della nostra sanità, del fatto che costa meno di quella dei grandi paesi europei cui ci piace confrontarci, del fatto che è universale nella più ampia delle accezioni. Ma anche dell’esercito di ladroni che se ne approfittano coperti e coccolati da funzionari pubblici, da emeriti professori, da politici e economisti di rango. E, invece, mi ha fatto orrore leggere solo e soltanto di come si fa a ridurne i costi.
Perché se accettiamo di ragionare di sanità solo in termini di costi finiamo col dare ragione al povero Balduzzi. mandato ancora una volta davanti ai microfoni a rassicurare. Ci dice che Monti non pensa a privatizzare, che gli piacciono i nostri ospedali, che bisogna far lavorare meglio i fondi integrativi. Che di soldi non ce n’è e bisogna comunque darli ai partiti, che sostengono il governo e pazienza se poi li danno a Lusi o a Batman. Poi però, voce dal sen fuggita, aggiunge che il problema è l’invecchiamento.
Già, i vecchietti che si tengono in piedi a suon di pillolette, che devono mettersi le protesi e poi finisce che stuoli di loschi figuri ci rubano pure su quelle protesi. Che affollano i pronto soccorso perché i parenti non sanno dove metterli e perché loro stessi sono così impauriti da rinunciare all’autonomia di starsene a casa loro in santa pace. Che stanno male e stanno ancora peggio perché si sentono un peso. Che pregano Dio di venirseli a prendere, non perché qui ci stiano male, ma perché così ci si sente se tutti ti guardano come a un incubo. E a una spesa.
Che vergogna, professori. Incolpare l’invecchiamento delle vostre incapacità. Della vostra paura a toccare i privilegi che, quelli sì e non i vecchietti, devastano la nostra sanità. Non starò qui a negare che l’invecchiamento della popolazione aumenta i costi della sanità, ma a me sembra una buona notizia. Mi significa che le cose funzionano bene e si riescono a tenere in pista le persone fino a tarda età, e mi significa che tutti (anche lei professor Monti) possiamo dare una mano a quelli che hanno fatto questo paese. Lo facciamo con la fiscalità generale e, questo, lo facciamo volentieri..........mentre l’auto blu di Schifani ci fa schifo!

Daniela Minerva

27 ottobre 2012

Monti in prigione? Daniel Estulin e “L’ultima parola”.



Venerdì 26 ottobre ore 23:25 Rai 2. A un orario non esattamente divulgativo è andato in onda “L’ultima parola”, il talk show condotto da Gianluigi Paragone . Consiglio a chi, come me, a quell’ora è già crollato dal sonno, di rivedere la puntata su Rai Replay, perché ieri sera c’è stato un ospite importante: Daniel Estulin, autore del celebre libro “Il club Bilderberg”, che racconta la vera storia del più potente e segreto organo decisionale del mondo. Estulin parla di Mario Monti con una crudezza inusitata per un programma sul servizio pubblico. Qui propongo lo spezzone, caricato da Claudio Messora nel suo canale you tube che lo vede protagonista.
Un consiglio spassionato: leggete il libro!