Di Alessandra Daniele.
L’essere riusciti a schiodare il culo flaccido di Berlusconi dal seggio
senatoriale è uno dei pochi ricordi positivi che il 2013 lascerà nella
nostra memoria. In tasca non ci ha lasciato niente, e la nuova stagione
fiscale è appena cominciata. Sono in arrivo la TRASI, tassa sulle
entrate, non intese come finanziarie, ma come porte d’ingresso; la TREK,
tassa quinquennale che arriva dove nessun’altra era mai giunta prima; e
la cosiddetta tassa sul web, la TROLL.
Intanto il mercatone democristiano delle clientele continua via decreto: il Mille Proroghe sarà seguito dal Cento Vetrine.
Per combattere la disoccupazione, l’Articolo 18 sarà rimpiazzato da un
Comma 22: solo i disoccupati non potranno essere licenziati.
Beppe Grillo annuncia un’altra iniziativa rivoluzionaria diretta a
risolvere i problemi concreti degli italiani: la notte di capodanno
terrà un discorso parallelo a quello di Napolitano. Poi i due si
scambieranno i testi, e ognuno leggerà quello dell’altro. Alla fine
leggeranno insieme un testo dei Modà.
“I poveri non possono
aspettare” ha detto papa Francesco, e il drappello di Forconi in Piazza S
Pietro ha applaudito entusiasta.
Dopo però Bergoglio non ha
aggiunto “quindi tutti i beni che non sono strettamente indispensabili
alla Chiesa per la sua sopravvivenza verranno da noi interamente
distribuiti ai più bisognosi”. E nemmeno un più semplice “quindi
rinunciamo all’otto per mille, e alle esenzioni fiscali”.
E neanche un banale ”quindi ai prossimi che chiamo regalo una ricarica”.
Era proprio il “quindi” che mancava.
C’era invece un ”però”: “i poveri non possono aspettare. Però devono rinunciare alla violenza”.
Ci è stata venduta una scatola con scritto ”Democrazia”, e invece ci abbiamo trovato dentro un mattone, però dobbiamo rinunciare a usarlo per spaccare una centovetrina.
Anche questo è stato applaudito dai Forconi. La maggioranza di loro
abitualmente è gente tranquilla, che vede gli sconttri di piazza solo
alla tv.
E parteggia per la polizia.
Per quanto adesso siano
incazzati, comunque non si oppongono al sistema in sé, che infatti non
gli scatena contro i suoi anticorpi manganellanti, ma li blandisce per riassorbirli.
Non vogliono mica la luna, come diceva Fiordaliso prima della
menopausa, né tanto meno la Rivoluzione. Vorrebbero solo un po’ meno
tasse.
Invece ne avremo di più.
E’ il regalo di Natale del
governo Letta, un regalo riciclato, l’agenda Letta non è che l’agenda
Monti con una copertina diversa.
L’IMU non è stata affatto abolita,
s’è moltiplicata come il virus Andromeda, indistruttibile perché capace
di mutare a ogni generazione rimanendo comunque letale.
Così come la Democrazia Cristiana, oggi Renziana.
Renzi, Letta, Alfano, Salvini, l’Italia ha battuto un altro poco
invidiabile record: abbiamo i quarantenni più vecchi del mondo.
Schiodato un culo flaccido, ne arriva sempre un altro.
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30 dicembre 2013
12 ottobre 2013
Grillo e la malapolitica (Curzio Maltese)
Dal blog di Giacomo Salerno.
Per una volta a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio possiamo dire soltanto grazie. Con il loro post, ormai giustamente famoso, sul reato di clandestinità i fondatori del movimento 5 stelle hanno infatti disvelato i meccanismi della disastrosa Seconda Repubblica e della mala politica italiana molto meglio che in centinaia di comizi. Trattandosi di persone geniali, sono bastate loro due righe. «Se avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità durante le elezioni, avremmo preso percentuali da prefisso telefonico». La traduzione del Casaleggio pensiero è meravigliosamente semplice e suona così. «Noi non crediamo in nulla, non abbiamo principi, non siamo né di destra né di sinistra, come del resto abbiamo sempre detto, e non vogliamo cambiare nulla. Diciamo soltanto quello che la gente vuol sentirsi dire in quel preciso momento, per ottenere voti e consenso e poterci di conseguenza fare gli affari nostri, acquistare potere e piazzare chi vogliamo in Parlamento e ovunque. Col tempo faremo eleggere i figli in regione e le fidanzate alla Camera o alla Rai. Come prima di noi hanno fatto Bossi, Berlusconi e Di Pietro. E noi che siamo, più fessi?
Il programma non c’entra niente. Sull’immigrazione (e su molto altro) non c’è neppure una parola. S’intende che se e quando la gente cambierà idea, lo faremo anche noi, secondo convenienza. L’abbiamo appena fatto sull’indulto, che invocavamo due anni fa, e sulla legge elettorale. Quando sei sempre d’accordo con la maggioranza, nessuno in questo paese ti rimprovererà mai di essere incoerente. Neppure se voti con Berlusconi e con la Lega, come abbiamo rimproverato di aver fatto al Pd e continueremo, si capisce, a rimproverargli nei secoli dei secoli. Tanto l’Italia è in rovina e non saremo certo noi a risolverne i problemi. L’unica è risolvere i nostri. Chi non è d’accordo può accomodarsi alla porta, perché se “uno vale uno” è pur sempre vero che due, Grillo e Casaleggio, valgono più di tutti voi che non eravate e non sarete nessuno. Concedere libertà alla servitù è stato fatale ai nostri maestri Bossi e Berlusconi. Tranquilli, non ripeteremo l’errore. Non per nulla abbiamo fatto depositare il marchio del partito dagli avvocati. Viva la costituzione!» .
Grazie Beppe e Gianroberto, grazie ancora e, se volete, potete aggiungere altri grazie più nel vostro stile. Era ora che qualcuno spiegasse agli italiani i meccanismi che ci hanno condotto in un ventennio a un passo dal baratro, guidati da una classe dirigente, si fa per dire, formata da capipopolo tanto popolari quanto cinici, cialtroni, reazionari e ignoranti. Grillo e Casaleggio sono soltanto gli ultimi della lunga serie. Proprio per questo, qualche speranza esiste. In fondo se si sono ribellati al padrone i leghisti e ora perfino i cortigiani di Berlusconi, forse possono farcela anche i parlamentari grillini. Magari non Crimi, ma quelli intelligenti sì. Senza contare il luminoso esempio del Pd, che continua a far fuori un leader all’anno e ora sta volando nei sondaggi con un citofono al posto del segretario. I capi che hanno sempre ragione non hanno mai portato fortuna all’Italia. Per finire, non è il caso comunque che Grillo e Casaleggio inseriscano la pena di morte nel prossimo programma elettorale. Per i clandestini in fuga dalle guerre esiste già. In Usa negli ultimi trent’anni sono morti meno assassini di quanti innocenti siano morti questa settimana nel canale di Sicilia.
Per una volta a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio possiamo dire soltanto grazie. Con il loro post, ormai giustamente famoso, sul reato di clandestinità i fondatori del movimento 5 stelle hanno infatti disvelato i meccanismi della disastrosa Seconda Repubblica e della mala politica italiana molto meglio che in centinaia di comizi. Trattandosi di persone geniali, sono bastate loro due righe. «Se avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità durante le elezioni, avremmo preso percentuali da prefisso telefonico». La traduzione del Casaleggio pensiero è meravigliosamente semplice e suona così. «Noi non crediamo in nulla, non abbiamo principi, non siamo né di destra né di sinistra, come del resto abbiamo sempre detto, e non vogliamo cambiare nulla. Diciamo soltanto quello che la gente vuol sentirsi dire in quel preciso momento, per ottenere voti e consenso e poterci di conseguenza fare gli affari nostri, acquistare potere e piazzare chi vogliamo in Parlamento e ovunque. Col tempo faremo eleggere i figli in regione e le fidanzate alla Camera o alla Rai. Come prima di noi hanno fatto Bossi, Berlusconi e Di Pietro. E noi che siamo, più fessi?
Il programma non c’entra niente. Sull’immigrazione (e su molto altro) non c’è neppure una parola. S’intende che se e quando la gente cambierà idea, lo faremo anche noi, secondo convenienza. L’abbiamo appena fatto sull’indulto, che invocavamo due anni fa, e sulla legge elettorale. Quando sei sempre d’accordo con la maggioranza, nessuno in questo paese ti rimprovererà mai di essere incoerente. Neppure se voti con Berlusconi e con la Lega, come abbiamo rimproverato di aver fatto al Pd e continueremo, si capisce, a rimproverargli nei secoli dei secoli. Tanto l’Italia è in rovina e non saremo certo noi a risolverne i problemi. L’unica è risolvere i nostri. Chi non è d’accordo può accomodarsi alla porta, perché se “uno vale uno” è pur sempre vero che due, Grillo e Casaleggio, valgono più di tutti voi che non eravate e non sarete nessuno. Concedere libertà alla servitù è stato fatale ai nostri maestri Bossi e Berlusconi. Tranquilli, non ripeteremo l’errore. Non per nulla abbiamo fatto depositare il marchio del partito dagli avvocati. Viva la costituzione!» .
Grazie Beppe e Gianroberto, grazie ancora e, se volete, potete aggiungere altri grazie più nel vostro stile. Era ora che qualcuno spiegasse agli italiani i meccanismi che ci hanno condotto in un ventennio a un passo dal baratro, guidati da una classe dirigente, si fa per dire, formata da capipopolo tanto popolari quanto cinici, cialtroni, reazionari e ignoranti. Grillo e Casaleggio sono soltanto gli ultimi della lunga serie. Proprio per questo, qualche speranza esiste. In fondo se si sono ribellati al padrone i leghisti e ora perfino i cortigiani di Berlusconi, forse possono farcela anche i parlamentari grillini. Magari non Crimi, ma quelli intelligenti sì. Senza contare il luminoso esempio del Pd, che continua a far fuori un leader all’anno e ora sta volando nei sondaggi con un citofono al posto del segretario. I capi che hanno sempre ragione non hanno mai portato fortuna all’Italia. Per finire, non è il caso comunque che Grillo e Casaleggio inseriscano la pena di morte nel prossimo programma elettorale. Per i clandestini in fuga dalle guerre esiste già. In Usa negli ultimi trent’anni sono morti meno assassini di quanti innocenti siano morti questa settimana nel canale di Sicilia.
26 agosto 2013
La solitudine dei numeri scemi.
Di Alessandra Daniele.
Mentre USA ed Europa cercano un modo per bombardare la Siria fingendo di salvarla, in Italia si cerca un modo per salvare Berlusconi fingendo di non farlo.
Il governo Letta ha una maggioranza scomoda. In compenso, ha un’opposizione parlamentare più comoda dei materassi di Mastrota.
La Lega Nord è ormai ridotta solo all’imitazione del sudista razzista dei western, lercio, becero, e ottuso. Il tentativo di secessione leghista però non è stato nemmeno la versione farsesca di quello USA, è stato il nulla assoluto, quello che ne rimane è il desolato vuoto cranico dei Calderoli e Salvini.
Nella loro Fortezza della Solitudine, i grillini continuano ad aspettare il Giudizio Universale che scenderà sulla terra quando avranno la maggioranza assoluta, cioè mai.
I deputati M5S andrebbero pagati a cottimo, cioè solo per gli interventi parlamentari effettivamente utili: gli toccherebbe restituirlo tutto, lo stipendio, e per sempre. La rivoluzione che continuano a promettere ha la stessa consistenza della secessione leghista.
Letta però non ha nulla da temere neanche dalla piazzetta berlusconiana, coi suoi cartelli tutti stampati in serie con lo stesso font handwriting, e le sue pasionarie novantenni. Mi tocca svolgere la funzione del CICAP: l’apocalittica profezia Morettiana in merito non s’è avverata, né s’avvererà. I bottegai berlusconiani non turberanno un ordine pubblico fatto da sempre su misura per garantire i loro interessi.
Adesso sappiamo che anche la non difficile (se ne parlava da anni) profezia sulle dimissioni papaline era inesatta: Ratzinger ha dichiarato ”Dio m’ha detto di dimettermi”, quindi in realtà è stato un licenziamento.
Del neo sessantenne Moretti non mi convincono né i poteri divinatori né le abusate catchphrases: non mi sono mai illusa che il neo renziano D’Alema potesse ”dire qualcosa di sinistra”, è una frase che mi rappresenta ancora meno di ”Bow ties are cool”. ”Fuckity bye” mi rappresenta di più.
Im realtà, il governo Letta ha poco da temere anche dallo stesso Berlusconi, nonostante le sue minacce, e gli strepiti di basilischi e dracene del suo caravanserraglio, le Santanchè, le Biancofiore, pronte a difenderlo a ogni costo perché è il loro maker, e come le spose di Dracula sono legate a lui per tutta la vita, anzi la non-morte.
Pur di evitare le conseguenze dei suoi reati Berlusconi sembra disposto a utilizzare qualsiasi mezzo, compresa la ricina, avvelenare il governissimo è però l’ultima cosa che gli convenga fare.
Il governo Letta non è stato deciso in Italia.
Berlusconi può godersene la golden share solo finché lo sostiene. In caso di crisi, Napolitano non scioglierà le camere, ma assemblerà un Letta bis senza Berlusconi, sostituendolo con un pacchetto di transfughi assortiti.
E se non funzionerà, e gli italiani verrano rimandati a votare, chiunque voteranno, alla fine avranno comunque un Letta tris, magari con un altro nome, a prescindere dai numeri.
L’Italia può decidere da chi essere governata non più di quanto la Siria possa decidere se essere bombardata.
Perché – serve ripeterlo? – l’opinione degli italiani non conta più un cazzo.
E anche Berlusconi è italiano.
Mentre USA ed Europa cercano un modo per bombardare la Siria fingendo di salvarla, in Italia si cerca un modo per salvare Berlusconi fingendo di non farlo.
Il governo Letta ha una maggioranza scomoda. In compenso, ha un’opposizione parlamentare più comoda dei materassi di Mastrota.
La Lega Nord è ormai ridotta solo all’imitazione del sudista razzista dei western, lercio, becero, e ottuso. Il tentativo di secessione leghista però non è stato nemmeno la versione farsesca di quello USA, è stato il nulla assoluto, quello che ne rimane è il desolato vuoto cranico dei Calderoli e Salvini.
Nella loro Fortezza della Solitudine, i grillini continuano ad aspettare il Giudizio Universale che scenderà sulla terra quando avranno la maggioranza assoluta, cioè mai.
I deputati M5S andrebbero pagati a cottimo, cioè solo per gli interventi parlamentari effettivamente utili: gli toccherebbe restituirlo tutto, lo stipendio, e per sempre. La rivoluzione che continuano a promettere ha la stessa consistenza della secessione leghista.
Letta però non ha nulla da temere neanche dalla piazzetta berlusconiana, coi suoi cartelli tutti stampati in serie con lo stesso font handwriting, e le sue pasionarie novantenni. Mi tocca svolgere la funzione del CICAP: l’apocalittica profezia Morettiana in merito non s’è avverata, né s’avvererà. I bottegai berlusconiani non turberanno un ordine pubblico fatto da sempre su misura per garantire i loro interessi.
Adesso sappiamo che anche la non difficile (se ne parlava da anni) profezia sulle dimissioni papaline era inesatta: Ratzinger ha dichiarato ”Dio m’ha detto di dimettermi”, quindi in realtà è stato un licenziamento.
Del neo sessantenne Moretti non mi convincono né i poteri divinatori né le abusate catchphrases: non mi sono mai illusa che il neo renziano D’Alema potesse ”dire qualcosa di sinistra”, è una frase che mi rappresenta ancora meno di ”Bow ties are cool”. ”Fuckity bye” mi rappresenta di più.
Im realtà, il governo Letta ha poco da temere anche dallo stesso Berlusconi, nonostante le sue minacce, e gli strepiti di basilischi e dracene del suo caravanserraglio, le Santanchè, le Biancofiore, pronte a difenderlo a ogni costo perché è il loro maker, e come le spose di Dracula sono legate a lui per tutta la vita, anzi la non-morte.
Pur di evitare le conseguenze dei suoi reati Berlusconi sembra disposto a utilizzare qualsiasi mezzo, compresa la ricina, avvelenare il governissimo è però l’ultima cosa che gli convenga fare.
Il governo Letta non è stato deciso in Italia.
Berlusconi può godersene la golden share solo finché lo sostiene. In caso di crisi, Napolitano non scioglierà le camere, ma assemblerà un Letta bis senza Berlusconi, sostituendolo con un pacchetto di transfughi assortiti.
E se non funzionerà, e gli italiani verrano rimandati a votare, chiunque voteranno, alla fine avranno comunque un Letta tris, magari con un altro nome, a prescindere dai numeri.
L’Italia può decidere da chi essere governata non più di quanto la Siria possa decidere se essere bombardata.
Perché – serve ripeterlo? – l’opinione degli italiani non conta più un cazzo.
E anche Berlusconi è italiano.
21 aprile 2013
I giochi sono fatti...
Ho troppi anni per dire fino in fondo quello che penso. Se
non si ha la forza fisica per dar seguito coerente a ciò che si pensa, non si può che star zitti.
Auguro ai giovani di trovare la via della dignità. Io mi ritengo
sconfitta. Colpevolmente sconfitta. Non cerco scuse e domando scusa.
“I partiti sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune”. (Enrico BERLINGUER)
"Il cambiamento"
di Marco Cedolin.
Ci sono voluti quasi due mesi, dopo le elezioni di febbraio, per condurre l'Italia al punto d'incontro con il secondo golpe, promesso da Napolitano e da Monti a tutti i poteri forti internazionali alla vigilia della campagna elettorale.
“I partiti sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune”. (Enrico BERLINGUER)
"Il cambiamento"
di Marco Cedolin.
Ci sono voluti quasi due mesi, dopo le elezioni di febbraio, per condurre l'Italia al punto d'incontro con il secondo golpe, promesso da Napolitano e da Monti a tutti i poteri forti internazionali alla vigilia della campagna elettorale.
In molti si supponeva che saremmo giunti al nuovo colpo di stato, attraverso le ire dei mercati ed il progredire dello spread,
invece la strada scelta è stata di tutt'altra natura. Bersani e
Berlusconi hanno di fatto menato per il naso gli italiani che li hanno
votati, attraverso due mesi di teatrino tanto folkloristico e
disordinato, quanto mirato ad ottenere l'effetto voluto. Il primo
ostinandosi fintamente ad inseguire l'appoggio di Beppe Grillo,
pur sapendo bene che mancava qualsiasi spazio per ottenerlo. Il secondo
cavalcando l'affondamento dell'Italia (quasi le colpe del disastro
fossero di un evento tellurico) ed inseguendo Bersani, fingendo di
volerlo abbracciare stretto.
PD
e PDL hanno passato il tempo cianciando di cambiamento e chiamando i
propri elettori a manifestazioni farsa, fino ad arrivare al momento
dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.....
Giunti
al punto concordato, Bersani, pur avendo la possibilità di fare
eleggere fin dalla prima votazione un uomo del suo partito, nella
persona di Stefano Rodotà, proposto molto generosamente da Beppe Grillo,
unitamente alla promessa di quell'apertura in chiave nuovo governo a
lungo (fintamente) agognata, ha detto di NO, preferendo proporre Marini
con il gradimento di Berlusconi. Giunto alla quarta votazione, quando
Marini avrebbe avuto i voti per venire eletto, essendo scesa la soglia,
ha detto di NO anche a Marini, preferendo riesumare il cadavere politico
di Romano Prodi, uno dei pochi uomini invisi a Berlusconi e pertanto
destinabile a venire bruciato, mancando l'appoggio del PDL e del partito
di Monti.
A
questo punto i giochi erano fatti, per giustificare l'avvento del
golpe. Tutti i partiti (a parte Grillo ovviamente) in fila alla corte di
Giorgio Napolitano, per incoronarlo alla guida del secondo colpo di
stato, così come imponevano i dettami della troika e
dell'amministrazione Obama.
Basta
dissidi, basta veti incrociati, basta franchi tiratori, basta
distinguo, basta presidi a comando davanti a Montecitorio, basta
polemiche. Tutti uniti, felici e soddisfatti, nel nome del nuovo che
avanza e garantirà all'Italia un futuro prospero, sulla falsariga di
quanto sperimentato negli ultimi anni.
Molto
(ma proprio molto) presto anche la formazione del nuovo governo non
sarà più un problema. Nessuno parlerà più di elezioni, nessuno si
sentirà in difetto ad abbracciare il proprio avversario politico,
nessuno si sognerà di creare problemi. Napolitano nominerà Giuliano
Amato alla guida di un nuovo governo delle banche, sulla falsariga di
quello guidato da Monti e tutto sarà pronto per le nuove tasse, i nuovi
licenziamenti, i nuovi suicidi ed il nuovo crollo del paese.
Il
cambiamento arriva a grandi passi, attenti a non rimanere disorientati.
E Beppe Grillo? Fino all'ultima votazione il movimento 5 stelle ha
continuato a sostenere il nome (condivisibile o meno) di Stefano Rodotà,
ma a detta della vulgata si tratterebbe di un partito incoerente,
inesperto e privo di senso di responsabilità. Buona parte della colpa di
quanto accaduto verrà attribuita a lui. Voleva il cambiamento e ora che
Napolitano viene ad incarnarlo non si sente in dovere di appoggiarlo?
Vergogna!
01 aprile 2013
La saggezza ai tempi di Napolitano…
Abbiamo un governo nel pieno delle sue funzioni. Ha alle spalle una
teoria di fallimenti, le sue riforme sono state criticate ferocemente da
tutti i partiti, incluso quello del presidente del consiglio,
Berlusconi lo ha definito ancora ieri “un’esperienza tragica” e, per
finire in bellezza, si è appena esposto a una figuraccia nazionale e
internazionale senza pari. Ma il presidente della Repubblica garantisce
che può operare al meglio, e il presidente è uomo d’onore.
In nome dell’innovazione abbiamo un paio di comitati di saggi, quelli che per definizione si convocano quando non si vuol fare niente ma bisogna pur perdere tempo. I nomi che lo compongono sono un’apologia del più deprimente continuismo, condito con più di un pizzico di manuale Cencelli. Ma Grillo ha detto, anzi ha fatto dire, che va bene così e anche Grillo è uomo d’onore.
La crisi irresolubile era e irresolubile è rimasta. Il capo dello Stato ha umiliato e ridicolizzato per l’ennesima volta il Pd, il suo segretario è già un fantasma e chi lo incontra per strada cerca di svicolare per evitarsi il comprensibile imbarazzo. Ma Bersani ha detto che va benone così, e figurarsi se Bersani non è uomo d’onore.
E’ Pasqua, però sembra il 2 novembre. I negozi e i ristoranti sono vuoti come le tasche degli italiani, il numero dei poveri oltrepassa i quattro milioni, le aziende chiudono a ritmo di migliaia ogni mese, dietro l’angolo c’è una nuova alluvione di tasse e l’ennesima impennata del tasso di disoccupazione. Ma adesso abbiamo un comitato di saggi esperti in economia e persino Berlusconi e Maroni, dopo aver molto strepitato, sono soddisfattissimi. Uomini d’onore, s’intende.
La ciliegina sulla torta è un presidente della Repubblica che rappresenta ormai il solo potere politico in Italia, ma capita che sia arrivato a un pelo dalla fine del suo mandato, non disponga più dei poteri necessari per esercitare sul serio il suo ruolo ma intenda comunque tener saldo lo scettro sino all’ultimo secondo. Domani il coro solerte dei commentatori cortigiani giurerà che mani più salde delle sue per reggere il timone nella burrasca non potrebbero esserci, a va da sé che sono tutti uomini e donne di grandissimo onore.
E’ l’Italia, bellezza, e quando ti ci ritrovi ti tocca viverci. Sarà senza dubbio un grande onore.
Andrea Colombo
In nome dell’innovazione abbiamo un paio di comitati di saggi, quelli che per definizione si convocano quando non si vuol fare niente ma bisogna pur perdere tempo. I nomi che lo compongono sono un’apologia del più deprimente continuismo, condito con più di un pizzico di manuale Cencelli. Ma Grillo ha detto, anzi ha fatto dire, che va bene così e anche Grillo è uomo d’onore.
La crisi irresolubile era e irresolubile è rimasta. Il capo dello Stato ha umiliato e ridicolizzato per l’ennesima volta il Pd, il suo segretario è già un fantasma e chi lo incontra per strada cerca di svicolare per evitarsi il comprensibile imbarazzo. Ma Bersani ha detto che va benone così, e figurarsi se Bersani non è uomo d’onore.
E’ Pasqua, però sembra il 2 novembre. I negozi e i ristoranti sono vuoti come le tasche degli italiani, il numero dei poveri oltrepassa i quattro milioni, le aziende chiudono a ritmo di migliaia ogni mese, dietro l’angolo c’è una nuova alluvione di tasse e l’ennesima impennata del tasso di disoccupazione. Ma adesso abbiamo un comitato di saggi esperti in economia e persino Berlusconi e Maroni, dopo aver molto strepitato, sono soddisfattissimi. Uomini d’onore, s’intende.
La ciliegina sulla torta è un presidente della Repubblica che rappresenta ormai il solo potere politico in Italia, ma capita che sia arrivato a un pelo dalla fine del suo mandato, non disponga più dei poteri necessari per esercitare sul serio il suo ruolo ma intenda comunque tener saldo lo scettro sino all’ultimo secondo. Domani il coro solerte dei commentatori cortigiani giurerà che mani più salde delle sue per reggere il timone nella burrasca non potrebbero esserci, a va da sé che sono tutti uomini e donne di grandissimo onore.
E’ l’Italia, bellezza, e quando ti ci ritrovi ti tocca viverci. Sarà senza dubbio un grande onore.
Andrea Colombo
28 febbraio 2013
Ascoltando bella musica per addolcire il resto.
Mentre continua la solita farsa post elettorale con Bersani che fa la corte a Grillo e Grillo che gli chiude la porta in faccia (come se fossero poi così diversi ...), mentre si fa un papa prima ancora che sia morto l'altro, tiriamoci su il morale con un po' di musica immortale.
Per chi vuole invece approfondire ulteriormente la conoscenza di Grillo segnalo l'articolo
che mostra il legame tra Grillo-Casaleggio e il Nuovo Ordine Mondiale,
e l'articolo
che
svela alcuni retroscena poco noti ai più sui rapporti tra il
ricchissimo comico ed il potente Vaticano; in tale articolo viene
inoltre suggerito il nome di un possibile successore di Benedetto XVI.
Sullo stesso blog possiamo leggere dei rapporti tra il Vaticano, i gesuiti e la cosiddetta "sinistra" italiana (da Vendola a Rutelli, passando per Bertinotti e Fassino)
26 febbraio 2013
Se questo fosse un paese normale....
Un personaggio pluri-indagato che se ne fotte della moralità
e della giustizia, che sfrutta ogni cosa a suo vantaggio facendola passare per beneficienza,
che si ricopre di plastica a mo' di mummia imbalsamata col viagra per nascondere i vermi che gli infestano il corpo
putrefatto, sarebbe stato sottoposto ad un TSO urgente con relativa camicia di
forza e avrebbe avuto l’interdizione a vita anche dal pronunciare una sola
sillaba in pubblico.
Se questo fosse un paese normale….
Un partito che si definisce democratico ma non si ricorda
più perché e fa una campagna elettorale rubando le battute a Crozza e affogando
i temi sociali nello scarso grado alcolico di una birra pur di non affrontarli,
che si dibatte forsennatamente e inutilmente per sembrare diverso dagli altri
ma che annega disperatamente nella merda comune delle speculazioni finanziarie,
avrebbe ricevuto delle gran pedate nel culo e sonore pernacchie per ogni euro chiesto
per la farsa delle primarie.
Se questo fosse un paese normale…..
Un bocconiano bilderberghino con aplomb fascistoide che ha
eseguito alla perfezione ordini superiori di spezzamento reni recitando la
parte del santo con tanto di aureola, che ha schernito i suoi predecessori con
quel tocco di superiorità tipico di chi è al di sopra di stupidi giochi plebei,
salvo poi seguirne le orme anche nel riproporsi, imitandoli, anche per un nuovo
incarico che prima sembrava disdegnare così altezzosamente, sarebbe stato
rimandato nei suoi palazzi e magari rinchiuso in una segreta dei sotterranei
più profondi.
Se questo fosse un paese normale….
Un comico, miliardario ed egocentrico, che parla come uno
scaricatore di porto e che, per rifarsi una notorietà perduta, fa spettacoli
gratuiti nelle piazze e affida il suo restyling ad un’azienda privata con
legami a 360 gradi nel mondo bancario internazionale, delle Telecom, della
speculazione in equities e che progetta
a tavolino un piano di annullamento di milioni di cervelli attraverso programmi
di massificazione e massmanipolazione della Rete apertamente descritti, che ha
tanta di quella sicumera e tanta di quell’arroganza da comportarsi come un
ducetto di quartiere o come il profeta di una setta, avrebbe avuto piazze deserte
e bannamenti a gogò.
Se questo fosse un paese normale….
Un giudice, idealista come dice di essere, al di sopra delle
parti come dovrebbe essere (ma
come non è), avrebbe continuato la sua lotta alla criminalità, alla mafia,
alla corruzione, là dove dovrebbero
esistere i mezzi e la possibilità di farlo, nei tribunali, dove giustizia dovrebbe regnare e dove il
potere non dovrebbe entrare a
contaminarla proponendo invitanti prebende o alleanze politiche, invece di
proporsi come uno 007 infiltrato in un meccanismo perverso che nemmeno da giudice
riesce a intaccare.
Se questo fosse un paese normale……
Nessuno di coloro che hanno contribuito a fare della
corruzione una normalità, a mettere sul lastrico migliaia di persone molte
delle quali hanno “preferito” suicidarsi, a togliere i diritti più elementari
ottenuti a fatica dopo anni di lotte, avrebbe avuto la benché minima
possibilità di ripresentare il proprio “faccione” per chiedere di nuovo una
fiducia che sa benissimo di non meritare.
Se questo fosse un paese normale…..
Avrebbe ormai dovuto imparare che scegliere di farsi comandare e delegare
ad altri le decisioni che riguardano la propria vita non è normale……
ma questa è un’altra storia……
e questo non è un paese normale….
23 febbraio 2013
Come un gioco...
L’astensione
dal voto non raccoglie troppi consensi, soprattutto tra i giovani le
cui scelte sono alimentate dalla speranza del cambiamento. L’ho
dichiarata troppe volte la mia posizione nel merito, tuttavia credo di
comprendere chi vuole andare ai seggi ed esprimere la propria
preferenza, o forse sarebbe meglio dire la propria "insofferenza" per lo
stato di cose presenti. Il calciatore della nazionale Buffon dichiara
che voterà per Monti perché glielo dice l'istinto.
Chissà perché
l'istinto dei ricchi è sempre rivolto contro gli interessi degli altri.
Lo
vedo in prima persona, tutti i giorni, c’è una grande incertezza.
Votare Pd per paura di Berlusconi non può essere una scelta, si chiama
ricatto. Votare Pd avrebbe un senso, per chi crede ancora in questo
sistema, se il Pd esprimesse un’alternativa riformista di vago sapore di
sinistra o quantomeno progressista. Significa invece favorire un
governo con dentro il rappresentante per antonomasia delle banche e dei
grandi poteri borghesi, quel grigio e cinico Mario Monti. E poi il
programma del Pd è troppo indeterminato su tutto: non può bastare dire
un po’ di questo e un po’ di quello, senza dire che questo partito è
impregnato di quel clericalismo che non possiamo non detestare
convintamente e che non può portare a nulla di buono su parecchie
faccende. Però bisogna prendere atto che il Pd è l’unica forza politica
che ha i numeri per un governo esposto a destra ma non fascista. È
questo un modo pragmatico per dire che ci si accontenta.
Olympe de Gouges
25 gennaio 2013
Gli stupratori del terzo millennio.
Oggi i neofascisti amano ripetere che non sarebbero «né rossi né neri» e
che «non sono razzisti». Ma si tratta solo di parole ipocrite per
propagandare la loro cultura del vittimismo autoritario e nazionalista.
Se li si guarda per quello che fanno e non per quello che dicono, si
vede bene che i neofascisti non hanno dismesso né le pratiche
squadriste, né la violenza razzista e antisemita.
A Napoli, alcuni indagati nell’ambito
dell’inchiesta su CasaPound progettavano di picchiare e stuprare una
studentessa universitaria, in quanto ebrea e attivista di sinistra.
Oltre alle aggressioni, ai pestaggi, agli
attentati che hanno compiuto, i neofascisti napoletani pensavano anche
di dare fuoco a un’oreficeria di proprietà di un ebreo.
Ecco il fascismo del terzo millennio,
uguale uguale a quello del Ventennio, quello a cui Grillo vuole dare una possibilità: sessismo, razzismo, antisemitismo,
barbarie, volgarità.
Gli articoli su Repubblica e sul Corriere.
22 novembre 2012
Il prossimo leader? Goldrake!
Dopo Berlusconi, Grillo. Chi sarà il prossimo?
Individuando e analizzando le caratteristiche comuni fra i primi due, possiamo prevedere il terzo.
Avvertiamo chi preferisse non scoprirli in anticipo, che questo post contiene spoiler sui prossimi sviluppi della politica italiana.
Sia Silvio Berlusconi che Beppe Grillo:
1) Sono emersi sulla scena italiana alla fine degli anni '70, e diventati famosi negli '80. Fra le principali icone mediatiche dell'era del Riflusso, i loro inconfondibili faccioni sono impressi a fuoco fin dalla nostra infanzia nell'inconscio collettivo di almeno cinque generazioni.
2) Hanno raggiunto grande popolarità e successo economico in un' attività (erroneamente) ritenuta molto diversa (e migliore) della politica tradizionale, e lo devono ai media.
3) Sono (o sono stati) considerati outsider, fieri oppositori, in nome del bene comune, d'un mastodontico e persecutorio sistema pre-esistente.
4) Hanno una personalità megalomane, e un temperamento combattivo, che sfogano incuranti dei danni delle loro intemperanze.
5) Le loro dichiarazioni più assurde, offensive, imbarazzanti, vengono giustificate dai loro sostenitori come ''malintesi''.
6) Hanno approfittato dell'innovazione tecnologica per affermarsi, Berlusconi con l'emittenza privata, Grillo con internet.
7) Sono stati all'inizio sottovalutati dagli avversari, e poi contrastati in modo confuso, inefficace, e spesso controproducente e autolesionista.
8) Hanno profondamente segnato il costume e la cultura popolare, prodotto una folla di imitatori, lanciato una serie di slogan che sono entrati nel linguaggio quotidiano collettivo a prescindere dal loro significato originario.
In base a queste caratteristiche, possiamo prevedere chi sarà dopo Berlusconi e Grillo il prossimo leader a catalizzare il consenso della maggioranza degli italiani.
Goldrake.
1) È una fondamentale icona mediatica degli anni '80 ancora immediatamente riconoscibile.
2) È alieno alla politica tradizionale.
3) Ha avuto successo contrastando il mastodontico e persecutorio Impero Galattico di Vega in nome del bene comune, ed è perciò generalmente considerato un eroe positivo.
4) È un megarobot dal temperamento decisamente combattivo.
5) Le sue dichiarazioni più assurde vengono giustificate come errori di traduzione dal giapponese.
6) Ha approfittato delle innovazioni tecnologiche della robotica.
7) I comandanti di Vega suoi nemici sono perlopiù cialtroni incapaci, molto più interessati a complottare per fottersi a vicenda, che a sconfiggerlo. Esattamente come i leader del Centrosinistra.
8) ''Alabarda spaziale''!
Si potrebbe obiettare che Goldrake sia un personaggio inventato, un pupazzo sintetico pilotato da qualcun altro. Questo però non ha mai impedito a un politico d'avere successo.
Alessandra Daniele
Individuando e analizzando le caratteristiche comuni fra i primi due, possiamo prevedere il terzo.
Avvertiamo chi preferisse non scoprirli in anticipo, che questo post contiene spoiler sui prossimi sviluppi della politica italiana.
Sia Silvio Berlusconi che Beppe Grillo:
1) Sono emersi sulla scena italiana alla fine degli anni '70, e diventati famosi negli '80. Fra le principali icone mediatiche dell'era del Riflusso, i loro inconfondibili faccioni sono impressi a fuoco fin dalla nostra infanzia nell'inconscio collettivo di almeno cinque generazioni.
2) Hanno raggiunto grande popolarità e successo economico in un' attività (erroneamente) ritenuta molto diversa (e migliore) della politica tradizionale, e lo devono ai media.
3) Sono (o sono stati) considerati outsider, fieri oppositori, in nome del bene comune, d'un mastodontico e persecutorio sistema pre-esistente.
4) Hanno una personalità megalomane, e un temperamento combattivo, che sfogano incuranti dei danni delle loro intemperanze.
5) Le loro dichiarazioni più assurde, offensive, imbarazzanti, vengono giustificate dai loro sostenitori come ''malintesi''.
6) Hanno approfittato dell'innovazione tecnologica per affermarsi, Berlusconi con l'emittenza privata, Grillo con internet.
7) Sono stati all'inizio sottovalutati dagli avversari, e poi contrastati in modo confuso, inefficace, e spesso controproducente e autolesionista.
8) Hanno profondamente segnato il costume e la cultura popolare, prodotto una folla di imitatori, lanciato una serie di slogan che sono entrati nel linguaggio quotidiano collettivo a prescindere dal loro significato originario.
In base a queste caratteristiche, possiamo prevedere chi sarà dopo Berlusconi e Grillo il prossimo leader a catalizzare il consenso della maggioranza degli italiani.
Goldrake.
1) È una fondamentale icona mediatica degli anni '80 ancora immediatamente riconoscibile.
2) È alieno alla politica tradizionale.
3) Ha avuto successo contrastando il mastodontico e persecutorio Impero Galattico di Vega in nome del bene comune, ed è perciò generalmente considerato un eroe positivo.
4) È un megarobot dal temperamento decisamente combattivo.
5) Le sue dichiarazioni più assurde vengono giustificate come errori di traduzione dal giapponese.
6) Ha approfittato delle innovazioni tecnologiche della robotica.
7) I comandanti di Vega suoi nemici sono perlopiù cialtroni incapaci, molto più interessati a complottare per fottersi a vicenda, che a sconfiggerlo. Esattamente come i leader del Centrosinistra.
8) ''Alabarda spaziale''!
Si potrebbe obiettare che Goldrake sia un personaggio inventato, un pupazzo sintetico pilotato da qualcun altro. Questo però non ha mai impedito a un politico d'avere successo.
Alessandra Daniele
19 aprile 2012
Antipolitica? No, grazie.
Stamattina, fra letti da rifare e fornelli da pulire (e non chiedetemi com'ero messa perchè sennò vi confesso che avevo pure i bigodini in testa!), seguivo anche Agorà. Le tematiche sono state diverse, due erano l'antipolitica grilliana e il beauty contest sull’assegnazione delle frequenze televisive.
Il pensiero mi è venuto spontaneo: questi qui parlano di aria fritta mentre io mi sto arrabattando per cercare fra i volantini dei supermercati quello con le offerte più vantaggiose!
Parlano di assegnazioni delle frequenze Tv e dello spauracchio di Grillo, e non parlano (ma soprattutto non agiscono) per rimediare alla sempre più drammatica situazione di un popolo sempre più povero e sempre più incazzato con i politici trastulloni. Niente. Se la prendono con l’antipolitica del comico, quasi che la colpa del successo di Grillo sia causata dal suo appeal politico e non già allo scarso appeal della politica nostrana. Questi bellimbusti non hanno capito che se l’antipolitica cavalca la crisi è perché la politica non sta facendo quello che il popolo gli chiede: tagli ai privilegi, tagli alla spesa pubblica e abbassamento delle tasse. Non è questione di antipolitica, anzi, è voglia di politica, voglia di idee, di cambiamento vero e non volto all’aggressione della civiltà e dei diritti. Pensiamoci, ogni giorno sappiamo qualcosa di nuovo riguardo all’uso demenziale che la politica fa del suo potere, ogni giorno abbiamo la prova che noi cittadini non abbiamo nessun mezzo per partecipare alla vita pubblica come prescriverebbe la Costituzione, anzi, ne rimaniamo completamente esclusi! Ogni giorno abbiamo la prova che le formazioni politiche non intendono rinunciare a nessuno, e dico NESSUNO, dei loro privilegi. Invocano ipocritamente controlli stringenti, ma ciò che propongono è addirittura più nauseante della vecchia normativa con i suoi spaghetti al caviale, i suoi diamanti, le lauree, le fondazioni, le clientele. In compenso non ci viene concesso di sapere assolutamente niente delle idee e prospettive che i partiti intendono esprimere, non emerge la minima traccia di politica. Tutte le loro parolone non hanno niente che porti a pensare a qualcosa di concreto, sono solo convoluzioni politicanti, descritte per giunta con paraplegica incertezza. Discorsi che non hanno senso in un momento nel quale la capacità di immaginare il futuro e un futuro diverso è ridotta a zero!
Io non so davvero da che parte stia l'antipolitica e, sinceramente, me ne fotto. Voglio solo sentire parole certe sul futuro del paese, sulla sua società, parole in grado di esprimere delle speranze, parole che non sento da nessuna parte. Ho solo l'impressione molto reale che l’antipolitica la stiano facendo proprio loro: i partiti e tutti i loro apparati autoreferenziali.
L’antipolitica è frutto della carenza di politica, e ormai in questo paese c’è n’è una devastante carestia.
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