Non al referendum, che è l'argomento del giorno, anzi dei mesi, e pare non esista altro, ma ad un Trattato di messa al bando degli ordigni nucleari per il 2017.
All'Onu 123 Paesi per un Trattato di messa al bando delle armi nucleari, l'Italia vota no.
L'Italia, ufficialmente paese non-nucleare, ospita 59 basi militari americane. È il primo avamposto statunitense in Europa per numero di bombe nucleari schierate, e il quinto al mondo per numero di installazioni militari. Sono 70 in tutto, ed è un arsenale custodito in sole due basi: 50 ad Aviano in provincia di Pordenone, 20 a Ghedi in provincia di Brescia. Con l'intensificarsi della crisi tra Occidente e Oriente l'Italia rischia molto, perché da avamposto dell'impegno statunitense per la difesa dell'Europa l'impatto sta lentamente diventando militare. L'opera di ammodernamento delle strutture militari in Italia attualmente in corso, porterà ad avere bombe nucleari teleguidate con una migliore precisione e aumenterà la tentazione di usarle, perfino di usarle per primi.
http://nena-news.it/nuove-bombe-nucleari-per-litalia/
E dice no, per non deludere l'ipocrita America che, dopo aver varato un potenziamento nucleare da 1000 miliardi di dollari, dichiara di voler "realizzare la visione di un mondo senza armi nucleari". Grazie Italia prona.
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29 ottobre 2016
15 aprile 2016
Aborto, tortura, eutanasia: l'Italia viola i diritti umani.
“A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza”: queste le parole del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, che già lo scorso anno si era espresso sul caso italiano. Il Comitato ha infatti
verificato che non sono rispettati sia il diritto alla salute delle
donne, che quello dei medici non obiettori di coscienza alla dignità
lavorativa.
La ministra della salute Lorenzin ha risposto piccata che si tratta di dati ormai vecchi e ha assicurato che in Italia “non c’è alcuna violazione del diritto alla salute”, ma il Ministero della Salute sottostima drasticamente il numero di aborti clandestini, che sarebbero circa 50mila all’anno, e non tra i 12 e i 15mila, come sostengono le ultime stime ufficiali, risalenti al 2012.
L’obiezione di coscienza tra i ginecologi italiani è al 70%, con punte del 93% in Molise e nella provincia autonoma di Bolzano, seguite a stretta distanza dal 90% della Basilicata, e dall’88% della Sicilia. Dati allarmanti, raccolti dallo Stesso Ministero della salute nella relazione sull’attuazione della legge 194 presentata a fine ottobre 2015, e che si riferiscono al 2013-2014.
Il taglio della relazione cerca di indorare la pillola e affermare che la situazione è sotto controllo, ma i numeri parlano da soli.
Il diritto delle donne a poter praticare un aborto sicuro e legale è stato ulteriormente minato dal decreto depenalizzazioni approvato in gennaio dal Consiglio dei Ministri. L’aborto clandestino non è più reato, ma la sanzione economica è passata dai 51 euro simbolici di prima, che permettevano alla donna sia di denunciare che di andare in ospedale alla prima complicazione, a una cifra che varia dai 5mila ai 10mila euro. È evidente che precarie, disoccupate, migranti non potranno mai permettersi queste cifre, e che si guarderanno bene dall’andare in ospedale in caso di necessità, e che saranno quindi costrette a subire una situazione di rischio aumentato esponenzialmente.
Ma questa non è certo la prima volta che l’Italia si fa bacchettare dal Consiglio d’Europa e dalla sua Corte europea per i diritti umani: alcuni giorni fa la Corte ha stabilito che il blitz della polizia alla scuola Diaz, durante il G8 del 2001, deve essere qualificato come tortura, e ha condannato l’Italia sia per questo che per l’assenza di una legge che punisca il reato di tortura.
È ancora di questi giorni la sentenza del Tar della Lombardia che ha condannato la Regione a risarcire Beppino Englaro con 142mila euro, a causa dell’otruzionismo che ha “impedito al ricorrente di dare seguito alla volontà della figlia di non continuare a vivere in quello stato di incoscienza permanente”, incompatibile col “suo stile di vita e i convincimenti profondi riferibili alla persona, correlati ai fondamentali diritti di autodeterminazione e di rifiutare le cure”, come si legge nel pronunciamento del Tar.
Tante situazioni diverse, un unico filo conduttore: i diritti civili e umani fondamentali, alla salute, all’autodeterminazione, a non subire tortura, che l’Italia non garantisce ai suoi cittadini.
La ministra della salute Lorenzin ha risposto piccata che si tratta di dati ormai vecchi e ha assicurato che in Italia “non c’è alcuna violazione del diritto alla salute”, ma il Ministero della Salute sottostima drasticamente il numero di aborti clandestini, che sarebbero circa 50mila all’anno, e non tra i 12 e i 15mila, come sostengono le ultime stime ufficiali, risalenti al 2012.
L’obiezione di coscienza tra i ginecologi italiani è al 70%, con punte del 93% in Molise e nella provincia autonoma di Bolzano, seguite a stretta distanza dal 90% della Basilicata, e dall’88% della Sicilia. Dati allarmanti, raccolti dallo Stesso Ministero della salute nella relazione sull’attuazione della legge 194 presentata a fine ottobre 2015, e che si riferiscono al 2013-2014.
Il taglio della relazione cerca di indorare la pillola e affermare che la situazione è sotto controllo, ma i numeri parlano da soli.
Il diritto delle donne a poter praticare un aborto sicuro e legale è stato ulteriormente minato dal decreto depenalizzazioni approvato in gennaio dal Consiglio dei Ministri. L’aborto clandestino non è più reato, ma la sanzione economica è passata dai 51 euro simbolici di prima, che permettevano alla donna sia di denunciare che di andare in ospedale alla prima complicazione, a una cifra che varia dai 5mila ai 10mila euro. È evidente che precarie, disoccupate, migranti non potranno mai permettersi queste cifre, e che si guarderanno bene dall’andare in ospedale in caso di necessità, e che saranno quindi costrette a subire una situazione di rischio aumentato esponenzialmente.
Ma questa non è certo la prima volta che l’Italia si fa bacchettare dal Consiglio d’Europa e dalla sua Corte europea per i diritti umani: alcuni giorni fa la Corte ha stabilito che il blitz della polizia alla scuola Diaz, durante il G8 del 2001, deve essere qualificato come tortura, e ha condannato l’Italia sia per questo che per l’assenza di una legge che punisca il reato di tortura.
È ancora di questi giorni la sentenza del Tar della Lombardia che ha condannato la Regione a risarcire Beppino Englaro con 142mila euro, a causa dell’otruzionismo che ha “impedito al ricorrente di dare seguito alla volontà della figlia di non continuare a vivere in quello stato di incoscienza permanente”, incompatibile col “suo stile di vita e i convincimenti profondi riferibili alla persona, correlati ai fondamentali diritti di autodeterminazione e di rifiutare le cure”, come si legge nel pronunciamento del Tar.
Tante situazioni diverse, un unico filo conduttore: i diritti civili e umani fondamentali, alla salute, all’autodeterminazione, a non subire tortura, che l’Italia non garantisce ai suoi cittadini.
16 febbraio 2015
Invariant
Articolo pubblicato da Alessandra Daniele su Carmilla on line
Ve lo ricordate il capodanno del 2000? Era così atteso. È arrivato. Ed è passato. Da quindici anni.
C’è una una sola delle legittime speranze che avevamo per il 2000 che non sia stata delusa?
Non parlo di macchine volanti e colonie marziane, ma almeno di opportunità di lavoro migliori, diritti civili non condizionati dal Vaticano, un governo che non sia un monocolore democristiano che scardina e svuota la Costituzione nottetempo come un topo d’appartamento, una politica estera che non sembri una versione steampunk del colonialismo giolittiano-fascista, con le sue guerre per la Tripolitania.
Che cazzo di fine ha fatto il futuro?
Mi torna in mente il racconto “You See But You Do Not Observe” (1995) di Robert J. Sawyer, che descrive il nostro mondo come un sub-universo senza vita, un binario morto dimensionale nel quale una riscrittura del passato ha cancellato il futuro.
Niente di quello che sarebbe dovuto succedere è successo, e non solo, sono state deluse anche le aspettative più modeste.
Non credevo che saremmo stati pronti ad accogliere visitatori alieni, ma nemmeno ad annegare migranti umani pur di respingerli.
Non m’aspettavo che dal web sorgesse un’intelligenza artificiale sovrumana, ma nemmeno il twitter di Gasparri.
C’è da chiedersi se questi ultimi trent’anni siano passati davvero.
L’Ucraina dimostra come anche la celebrata fine della Guerra Fredda sia stata solo un’illusione.
Persino Philip K. Dick, col suo pessimismo profetico, se potesse vederci adesso ci direbbe “ancora così state?”
Siamo (apparentemente) da quindici anni nel terzo millennio, e la cosa più moderna che abbiamo era già stata immaginata nel 1943:
«Tirai fuori il mio comunicatore portatile, e glielo porsi. Lo osservò con crescente meraviglia, e fu deliziato quando gli mostrai il proiettore, lo stereo, e i biauricolari incorporati. Non propriamente semplice, comunque esattamente il tipo di evoluzione nel campo dell’elettronica che uno scienziato dell’epoca avrebbe associato al futuro.» Dal racconto breve di John R. Pierce ”Invariant” del 1943.
Lo scienziato in questione non sa d’essere in realtà rinchiuso in un museo, perché ha reso il suo cervello invariabile, cioè indistruttibile, ma anche incapace di registrare nuove memorie.
Incapace di ricordare il futuro.
A noi è andata anche peggio, siamo invariabili senza nemmeno essere indistruttibili. Sepolti vivi in un museo, e tenuti buoni con dei giocattoli mentre ci decomponiamo.
Dovremo incazzarci per questo, non per i lavavetri ai semafori.
Ma forse non siamo più abbastanza vivi per farlo.
Ve lo ricordate il capodanno del 2000? Era così atteso. È arrivato. Ed è passato. Da quindici anni.
C’è una una sola delle legittime speranze che avevamo per il 2000 che non sia stata delusa?
Non parlo di macchine volanti e colonie marziane, ma almeno di opportunità di lavoro migliori, diritti civili non condizionati dal Vaticano, un governo che non sia un monocolore democristiano che scardina e svuota la Costituzione nottetempo come un topo d’appartamento, una politica estera che non sembri una versione steampunk del colonialismo giolittiano-fascista, con le sue guerre per la Tripolitania.
Che cazzo di fine ha fatto il futuro?
Mi torna in mente il racconto “You See But You Do Not Observe” (1995) di Robert J. Sawyer, che descrive il nostro mondo come un sub-universo senza vita, un binario morto dimensionale nel quale una riscrittura del passato ha cancellato il futuro.
Niente di quello che sarebbe dovuto succedere è successo, e non solo, sono state deluse anche le aspettative più modeste.
Non credevo che saremmo stati pronti ad accogliere visitatori alieni, ma nemmeno ad annegare migranti umani pur di respingerli.
Non m’aspettavo che dal web sorgesse un’intelligenza artificiale sovrumana, ma nemmeno il twitter di Gasparri.
C’è da chiedersi se questi ultimi trent’anni siano passati davvero.
L’Ucraina dimostra come anche la celebrata fine della Guerra Fredda sia stata solo un’illusione.
Persino Philip K. Dick, col suo pessimismo profetico, se potesse vederci adesso ci direbbe “ancora così state?”
Siamo (apparentemente) da quindici anni nel terzo millennio, e la cosa più moderna che abbiamo era già stata immaginata nel 1943:
«Tirai fuori il mio comunicatore portatile, e glielo porsi. Lo osservò con crescente meraviglia, e fu deliziato quando gli mostrai il proiettore, lo stereo, e i biauricolari incorporati. Non propriamente semplice, comunque esattamente il tipo di evoluzione nel campo dell’elettronica che uno scienziato dell’epoca avrebbe associato al futuro.» Dal racconto breve di John R. Pierce ”Invariant” del 1943.
Lo scienziato in questione non sa d’essere in realtà rinchiuso in un museo, perché ha reso il suo cervello invariabile, cioè indistruttibile, ma anche incapace di registrare nuove memorie.
Incapace di ricordare il futuro.
A noi è andata anche peggio, siamo invariabili senza nemmeno essere indistruttibili. Sepolti vivi in un museo, e tenuti buoni con dei giocattoli mentre ci decomponiamo.
Dovremo incazzarci per questo, non per i lavavetri ai semafori.
Ma forse non siamo più abbastanza vivi per farlo.
30 settembre 2013
Italia senza limiti.
- Buongiorno! – Esordisce garrula la voce al telefono – Vorrei proporle l’offerta IllimItalia.
- No, grazie, non cambio gestore.
- Ma quest’offerta non riguarda solo la telefonia. Se lei sceglie di collocare la sua impresa in Italia, potrà inquinare l’ambiente, devastare il territorio, abbattere i monumenti, frodare il fisco, truccare il bilancio, corrompere i funzionari, truffare i clienti, sfruttare gli operai, intossicarli, ricattarli, e licenziarli in massa. Illimitatamente! Se poi decidesse di entrare in politica, potrà riempire il parlamento di suoi dipendenti, rovesciare i governi, e cambiare tutte le leggi nell'interesse suo, e delle sue aziende.
- Io non ho aziende.
- Neanche una?
- No.
- Capitali da investire o riciclare?
- Nemmeno.
- Allora mi permetta di proporle l’offerta Quiri-Line. Se il presidente Napolitano non riuscirà a reinstallare Letta, gli servirà un’altra app che esegua gli ordini della BCE. Tutto quello che lei dovrà fare come premier è sfoggiare il suo savoir faire sobrio ma elegante, e le sue conoscenze altolocate…
- Non ne ho.
- Oh, ma allora lei è un poveraccio, un caso umano – sospira – Posso offrirle l’opzione Papa e Più Papa: una telefonata di Bergoglio, più cento sms di Ratzinger, che preferisce scrivere, più una suoneria di Wojtyla che canta il Pulcino Pio in otto lingue.
- Wojtyla è morto molto prima che uscisse il Pulcino Pio.
- Era un profeta – risponde la voce, in tono ispirato.
- Ma io non sono un caso umano. Sono uno che lavora.
Un attimo di silenzio.
- Allora mi dispiace. A lei non abbiamo niente da offrire.
Alessandra Daniele su Carmilla on line
- No, grazie, non cambio gestore.
- Ma quest’offerta non riguarda solo la telefonia. Se lei sceglie di collocare la sua impresa in Italia, potrà inquinare l’ambiente, devastare il territorio, abbattere i monumenti, frodare il fisco, truccare il bilancio, corrompere i funzionari, truffare i clienti, sfruttare gli operai, intossicarli, ricattarli, e licenziarli in massa. Illimitatamente! Se poi decidesse di entrare in politica, potrà riempire il parlamento di suoi dipendenti, rovesciare i governi, e cambiare tutte le leggi nell'interesse suo, e delle sue aziende.
- Io non ho aziende.
- Neanche una?
- No.
- Capitali da investire o riciclare?
- Nemmeno.
- Allora mi permetta di proporle l’offerta Quiri-Line. Se il presidente Napolitano non riuscirà a reinstallare Letta, gli servirà un’altra app che esegua gli ordini della BCE. Tutto quello che lei dovrà fare come premier è sfoggiare il suo savoir faire sobrio ma elegante, e le sue conoscenze altolocate…
- Non ne ho.
- Oh, ma allora lei è un poveraccio, un caso umano – sospira – Posso offrirle l’opzione Papa e Più Papa: una telefonata di Bergoglio, più cento sms di Ratzinger, che preferisce scrivere, più una suoneria di Wojtyla che canta il Pulcino Pio in otto lingue.
- Wojtyla è morto molto prima che uscisse il Pulcino Pio.
- Era un profeta – risponde la voce, in tono ispirato.
- Ma io non sono un caso umano. Sono uno che lavora.
Un attimo di silenzio.
- Allora mi dispiace. A lei non abbiamo niente da offrire.
Alessandra Daniele su Carmilla on line
12 agosto 2013
Salvo Berlusconi.
di Alessandra Daniele
”La crisi sta finendo, e un anno se ne va”, prima dichiarazione ottimistica del governo in cerca di un alibi per mollare qualsiasi altra preoccupazione, e dedicarsi, con tutto il resto del parlamento e delle istituzioni, all’ imprescindibile compito per le vacanze: la ricerca d’un modo per salvare il culo flaccido d’un noto pregiudicato che ha frodato 280 milioni di euro al fisco, e creato un fondo nero col quale, presumibilmente, comprarsi puttane e senatori. Salvarlo dall’orribile tortura di dover passare qualche mese ai domiciliari a palazzo Grazioli, o in una delle sue ville con vulcano, rinunciando a ricevere giornalmente altri noti pregiudicati per trattare altri acquisti di puttane e senatori. Salvarlo da una breve quanto tardiva interdizione dai pubblici uffici, cioè dall’occasione unica di continuare comunque a occuparsi di pubblici uffici, in più atteggiandosi a Nelson Mandela Padano, a Dalai Lama buddaniere, vittima della crudele dittatura maoista del governo di larghe intese del quale è azionista di maggioranza. Salvarlo da un affidamento ai servizi sociali che trasformerebbe in una tournée elettorale, regalando dentiere alle vecchiette, e assumendo cocainomani, invece della solita cocaina, per inscenare quella filantropia da satrapo ruffiano che ha sempre millantato. Salvarlo per salvare il governo, che sta salvando gli italiani uno alla volta, cominciando da Berlusconi. Salviamolo noi. Diamo al presidente Napolitano l’idea che sta cercando. Amnistia? No, Amnesia. Che ogni notizia, ogni immagine, e ogni informazione riguardante Silvio Berlusconi vengano cancellate completamente e definitivamente da ogni archivio, pubblico e privato, da ogni documento, cartaceo ed elettronico, e da ogni memoria, sintetica e organica. Smagnetizziamo, smemoriamo, sparaflashiamo l’intero paese, l’intero pianeta se necessario. Diamo a quest’uomo tanto a lungo perseguitato, ma ancora così giovane di spirito, la possibilità di ricominciare tutto da capo, da zero, armato solo della sua lucidità, della sua cultura e della sua onestà. Diamo agli italiani la possibilità d’occuparsi finalmente d’altro. Di tutti i loro problemi, salvo Berlusconi.
http://www.carmillaonline.com/2013/08/12/salvo-berlusconi/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=salvo-berlusconi
”La crisi sta finendo, e un anno se ne va”, prima dichiarazione ottimistica del governo in cerca di un alibi per mollare qualsiasi altra preoccupazione, e dedicarsi, con tutto il resto del parlamento e delle istituzioni, all’ imprescindibile compito per le vacanze: la ricerca d’un modo per salvare il culo flaccido d’un noto pregiudicato che ha frodato 280 milioni di euro al fisco, e creato un fondo nero col quale, presumibilmente, comprarsi puttane e senatori. Salvarlo dall’orribile tortura di dover passare qualche mese ai domiciliari a palazzo Grazioli, o in una delle sue ville con vulcano, rinunciando a ricevere giornalmente altri noti pregiudicati per trattare altri acquisti di puttane e senatori. Salvarlo da una breve quanto tardiva interdizione dai pubblici uffici, cioè dall’occasione unica di continuare comunque a occuparsi di pubblici uffici, in più atteggiandosi a Nelson Mandela Padano, a Dalai Lama buddaniere, vittima della crudele dittatura maoista del governo di larghe intese del quale è azionista di maggioranza. Salvarlo da un affidamento ai servizi sociali che trasformerebbe in una tournée elettorale, regalando dentiere alle vecchiette, e assumendo cocainomani, invece della solita cocaina, per inscenare quella filantropia da satrapo ruffiano che ha sempre millantato. Salvarlo per salvare il governo, che sta salvando gli italiani uno alla volta, cominciando da Berlusconi. Salviamolo noi. Diamo al presidente Napolitano l’idea che sta cercando. Amnistia? No, Amnesia. Che ogni notizia, ogni immagine, e ogni informazione riguardante Silvio Berlusconi vengano cancellate completamente e definitivamente da ogni archivio, pubblico e privato, da ogni documento, cartaceo ed elettronico, e da ogni memoria, sintetica e organica. Smagnetizziamo, smemoriamo, sparaflashiamo l’intero paese, l’intero pianeta se necessario. Diamo a quest’uomo tanto a lungo perseguitato, ma ancora così giovane di spirito, la possibilità di ricominciare tutto da capo, da zero, armato solo della sua lucidità, della sua cultura e della sua onestà. Diamo agli italiani la possibilità d’occuparsi finalmente d’altro. Di tutti i loro problemi, salvo Berlusconi.
http://www.carmillaonline.com/2013/08/12/salvo-berlusconi/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=salvo-berlusconi
26 febbraio 2013
Se questo fosse un paese normale....
Un personaggio pluri-indagato che se ne fotte della moralità
e della giustizia, che sfrutta ogni cosa a suo vantaggio facendola passare per beneficienza,
che si ricopre di plastica a mo' di mummia imbalsamata col viagra per nascondere i vermi che gli infestano il corpo
putrefatto, sarebbe stato sottoposto ad un TSO urgente con relativa camicia di
forza e avrebbe avuto l’interdizione a vita anche dal pronunciare una sola
sillaba in pubblico.
Se questo fosse un paese normale….
Un partito che si definisce democratico ma non si ricorda
più perché e fa una campagna elettorale rubando le battute a Crozza e affogando
i temi sociali nello scarso grado alcolico di una birra pur di non affrontarli,
che si dibatte forsennatamente e inutilmente per sembrare diverso dagli altri
ma che annega disperatamente nella merda comune delle speculazioni finanziarie,
avrebbe ricevuto delle gran pedate nel culo e sonore pernacchie per ogni euro chiesto
per la farsa delle primarie.
Se questo fosse un paese normale…..
Un bocconiano bilderberghino con aplomb fascistoide che ha
eseguito alla perfezione ordini superiori di spezzamento reni recitando la
parte del santo con tanto di aureola, che ha schernito i suoi predecessori con
quel tocco di superiorità tipico di chi è al di sopra di stupidi giochi plebei,
salvo poi seguirne le orme anche nel riproporsi, imitandoli, anche per un nuovo
incarico che prima sembrava disdegnare così altezzosamente, sarebbe stato
rimandato nei suoi palazzi e magari rinchiuso in una segreta dei sotterranei
più profondi.
Se questo fosse un paese normale….
Un comico, miliardario ed egocentrico, che parla come uno
scaricatore di porto e che, per rifarsi una notorietà perduta, fa spettacoli
gratuiti nelle piazze e affida il suo restyling ad un’azienda privata con
legami a 360 gradi nel mondo bancario internazionale, delle Telecom, della
speculazione in equities e che progetta
a tavolino un piano di annullamento di milioni di cervelli attraverso programmi
di massificazione e massmanipolazione della Rete apertamente descritti, che ha
tanta di quella sicumera e tanta di quell’arroganza da comportarsi come un
ducetto di quartiere o come il profeta di una setta, avrebbe avuto piazze deserte
e bannamenti a gogò.
Se questo fosse un paese normale….
Un giudice, idealista come dice di essere, al di sopra delle
parti come dovrebbe essere (ma
come non è), avrebbe continuato la sua lotta alla criminalità, alla mafia,
alla corruzione, là dove dovrebbero
esistere i mezzi e la possibilità di farlo, nei tribunali, dove giustizia dovrebbe regnare e dove il
potere non dovrebbe entrare a
contaminarla proponendo invitanti prebende o alleanze politiche, invece di
proporsi come uno 007 infiltrato in un meccanismo perverso che nemmeno da giudice
riesce a intaccare.
Se questo fosse un paese normale……
Nessuno di coloro che hanno contribuito a fare della
corruzione una normalità, a mettere sul lastrico migliaia di persone molte
delle quali hanno “preferito” suicidarsi, a togliere i diritti più elementari
ottenuti a fatica dopo anni di lotte, avrebbe avuto la benché minima
possibilità di ripresentare il proprio “faccione” per chiedere di nuovo una
fiducia che sa benissimo di non meritare.
Se questo fosse un paese normale…..
Avrebbe ormai dovuto imparare che scegliere di farsi comandare e delegare
ad altri le decisioni che riguardano la propria vita non è normale……
ma questa è un’altra storia……
e questo non è un paese normale….
25 luglio 2012
A A A. Cercasi rivoluzionario disperatamente.
Eh sì, perché di questo ha bisogno l’Italia, e anche l’Europa intera, il mondo intero! Attenzione, non sto parlando di guerriglieri o bombaroli: servirebbe un leader (o una leader, perché no?), o anche più di uno che è meglio, rivoluzionario nel pensiero e soprattutto nell’azione politica ed economica. Qualcuno capace di dare un calcio a tutto quanto e ricominciare dalle fondamenta. Sì, perché mi sa che i problemi ormai siano un po’ troppi e di non facile soluzione per sperare di metterci una pezza.
Vogliamo ricordarne qualcuno? Vogliamo parlare di partiti che stanno cercando disperatamente di rimanere a galla arrampicandosi sullo specchio dell’ennesimo cambiamento di legge elettorale su cui nemmeno riescono a mettersi d’accordo? Vogliamo parlare di una sinistra che ormai non sa più che definizione darsi? Moderna, liberale, cattolica, radicale, liberista, e i cui componenti farlocchi hanno da tempo trovato il modo di uniformarsi comodamente al resto della truppa accampandosi nel miglior albergo nazionale che serve lauti stipendi e regali privilegi a colazione, pranzo e cena? Vogliamo parlare di un miliardario imbalsamato che vuole riprovare a mandare tutti a puttane perché dice di amare questo paese? O di uno speculatore svizzero-canadese che vuole smobilitare la più grande fabbrica italiana e ha come obiettivo il ritorno allo schiavismo? Vogliamo parlare di quella legge di cui tv e giornali benevoli non parlano per non spaventarci che prevede che in vent’anni si debba abbattere il debito fino al 60% del Pil? O delle politiche recessive a go go? O della corruzione?
Visto quanti argomenti ci sono anche solo nel nostro orto?
E quante ricette vengono proposte? Tante!!! Ognuno ha la sua, certa, assolutamente necessaria! Tutte improntate al cambiamento, ovviamente! Perché è questo che serve! Lo stesso cambiamento che viene proposto da sempre e che altro non ha prodotto che la situazione che stiamo vivendo: un paese tenuto nell’ignoranza, in ostaggio, ricattato, imbavagliato, dove non si decide per se stessi nemmeno in procinto di morte. Dove si muore su quel niente di lavoro che c’è e per quello che non c’è più. Dove le case vengono tolte per debiti di poche migliaia di euro. Dove la sovranità nazionale non si sa nemmeno cosa sia perché sono gli Usa, la Nato, il Vaticano, le Banche, le Mafie a decidere. Dove non esiste nemmeno la parvenza della libera informazione, dove vige censura e omertà. Dove vivere fa paura perché c’è il più alto tasso di criminalità d’Europa.
Un paese insomma dove c’è tanto da cambiare e dove c’è sempre il profeta di turno che promette il miracolo, ma dove manca ciò che servirebbe veramente: qualcuno capace di ribaltare davvero tutto quanto! In grado di dire con chiarezza che cosa ci aspetta e come si potrebbe provare a uscire dal tunnel, invece di prolungare l’agonia di un Paese cancellando i diritti, prosciugando i risparmi delle famiglie, azzerando lo stato sociale, cedendo la sovranità nazionale e svendendo a pezzi il patrimonio pubblico. Senza peraltro lasciar intravedere neppure una speranza di sviluppo e di ripartenza.
Basterebbe arrivasse un esempio concreto, qualcuno che avesse il coraggio di gridare che “il re è nudo” e desse un calcio alla prima tessera; con la speranza di far venire giù tutto il percorso del domino. E che naturalmente riuscisse ad avere un seguito popolare sufficiente a imprimere la svolta in modo democratico e possibilmente pacifico, anche se le rivoluzioni non sempre sono del tutto incruente.
Il problema è che all’orizzonte si vedono solo mezze figure: senza idee, senza sogni, senza coraggio.
E per trovare un leader, purtroppo, non si può mettere un annuncio sul giornale, organizzare un reality o pubblicare un appello su internet.
11 gennaio 2012
Ridiamo, siamo Italiani!
Nelle recensioni viene presentato così: “Ripescando nella memoria del primo affresco natalizio vanziniano, il cinepanettone si rivolge all'attualità del Bel Paese”.
Parlo, naturalmente di “Vacanze di Natale a Cortina”.
In effetti è proprio così, l’attualità c’è tutta: fra storie di corna e imprenditori che rincorrono belle donne, gaffe e furberie, lo spaccato è assolutamente realistico.
Ma non voglio giudicare questo filone cinematografico che tanto successo sembra avere (o aver avuto?) e non voglio nemmeno criticare qui l’immagine volgare e un tantinello naif che i film stessi danno di un’Italia furbetta e fracassona, però una domanda me la faccio:
c’è davvero da ridere della parodia di una realtà che in questi giorni spicca sule prime pagine dei giornali per illegalità e cattivo gusto?
Mi sembra che questo attualismo ridanciano e deresponsabilizzante favorisca un atteggiamento di condiscendenza, quasi di ammiccamento, verso i comportamenti e le caratteristiche peggiori della nostra italianità. E così non ci si scandalizza più di fronte a niente, si sorride delle battute pesanti dei nostri politici, si seguono con curiosità i gossip sulle escort, l’illegalità dilagante non suscita sdegno, non c’è indignazione davanti al fenomeno dell’evasione fiscale, dei Suv e degli attici che mal si addicono ai bassi redditi dichiarati.
Ridere dei problemi a volte fa bene, ci aiuta a tirare avanti, a sdrammatizzare. Ma poi i conti con la realtà vanno fatti e bisogna ritrovare la capacità di condannare azioni e comportamenti illegali, o che, semplicemente, si fanno beffa di chi vive onestamente, di chi lavora e studia, di chi le vacanze a Cortina se le sogna, di chi vorrebbe mostrare il bello della nostra Italia, fatta di intelligenza e cultura, lavoro, solidarietà, coscienza sociale, cultura politica, identità storica, senso comune.
Ridere dei problemi a volte fa bene, il rischio è che, pur di ridere della realtà, la si esorcizzi a tal punto da cadere nell’indifferenza.
Parlo, naturalmente di “Vacanze di Natale a Cortina”.
In effetti è proprio così, l’attualità c’è tutta: fra storie di corna e imprenditori che rincorrono belle donne, gaffe e furberie, lo spaccato è assolutamente realistico.
Ma non voglio giudicare questo filone cinematografico che tanto successo sembra avere (o aver avuto?) e non voglio nemmeno criticare qui l’immagine volgare e un tantinello naif che i film stessi danno di un’Italia furbetta e fracassona, però una domanda me la faccio:
c’è davvero da ridere della parodia di una realtà che in questi giorni spicca sule prime pagine dei giornali per illegalità e cattivo gusto?
Mi sembra che questo attualismo ridanciano e deresponsabilizzante favorisca un atteggiamento di condiscendenza, quasi di ammiccamento, verso i comportamenti e le caratteristiche peggiori della nostra italianità. E così non ci si scandalizza più di fronte a niente, si sorride delle battute pesanti dei nostri politici, si seguono con curiosità i gossip sulle escort, l’illegalità dilagante non suscita sdegno, non c’è indignazione davanti al fenomeno dell’evasione fiscale, dei Suv e degli attici che mal si addicono ai bassi redditi dichiarati.
Ridere dei problemi a volte fa bene, ci aiuta a tirare avanti, a sdrammatizzare. Ma poi i conti con la realtà vanno fatti e bisogna ritrovare la capacità di condannare azioni e comportamenti illegali, o che, semplicemente, si fanno beffa di chi vive onestamente, di chi lavora e studia, di chi le vacanze a Cortina se le sogna, di chi vorrebbe mostrare il bello della nostra Italia, fatta di intelligenza e cultura, lavoro, solidarietà, coscienza sociale, cultura politica, identità storica, senso comune.
Ridere dei problemi a volte fa bene, il rischio è che, pur di ridere della realtà, la si esorcizzi a tal punto da cadere nell’indifferenza.
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